“Twilight” di Catherine Hardwicke


“Vedi, Bella? Ecco come mi muovo, salto di albero in albero…. Bella…? Dove sei…?”

Bentornati su EyeWaste. Segnate questa data sul calendario, siamo entrati nel…

twilight month

Durante questo mese avremo tutti a che fare con il fenomeno cinematografico dato da questa saga, conosciuta per caso tramite un’amica. Mi spiegò più o meno la premessa del primo libro. E diciamo che all’epoca pensai che qualcosa di interessante poteva uscirci. Poi lei andò avanti a leggere e continuò a raccontarmi, il mio interesse scendeva e scendeva…  fin quando pensai che era solo un piccolo fenomeno, un po’ come le “Cronache del Mondo Emerso”. Dopo aver visto delle ragazze piuttosto giovani che tenevano tra le mani questi libri dalla mole di pagine non indifferente pensai “Almeno leggono”. Poi vidi delle ragazze adulte che ne parlavano appassionate “Almeno legg… un momento, ma loro le conosco, già leggono di loro, qualcosa non va” andai avanti e beh… il resto è storia e alla fine mi ha portato qui. Torniamo alle origini.

La saga di Twilight comincia nel 2003 con un sogno di Stephenie Meyer che comprendeva un vampiro e una donna, o almeno così vuole la leggenda, e cominciò a scrivere quello che è poi diventato il capitolo 13 del libro, chiamando quel manoscritto “Forks”. Quando continuò a scrivere di questa storia, scrivendo epiloghi su epiloghi, Quando ebbe finito fu convinta dalla sorella a pubblicare il libro e il resto ormai lo conosciamo. Inizialmente fu un fenomeno di nicchia, ma la storia d’amore tra una ragazza e un vampiro attirò pubblico di tutte le età. Andiamo, ora, avanti di un anno.

Nel 2004 la Paramount era interessata a fare di Twilight un film, ma per problemi di sceneggiatura che si allontanava dal libro originale il progetto fu abbandonato. Così rimase fino al 2007, quando la Summit divenne uno studio cinematografico vero e proprio e si interessò al progetto, comprò i diritti di Twilight e affidò il compito di regista a Catherine Hardwicke, già nota per “Lords of Dogtown” e “Thirteen”, e la sceneggiatura fu affidata a Melissa Rosenberg, sceneggiatrice della serie TV “Dexter”. Le due lavorarono talmente bene che… beh, ne è uscito questo e quanto segue. Perciò preparate i biglietti d’amore, incidete cuori su paletti e dite ai vostri genitori

TWILIGHT

L'inizio dell'incubo

Il film si apre con un cervo che corre via inseguito da qualcuno a piedi, il cervo viene preso e… cambio di scena! Cominciamo bene, insomma, se questi sono i cambi di scena.

L’attenzione si sposta sulla protagonista assoluta della saga, Bella Swan (Kristen Stewart in un tripudio di twisted acting dei più beceri), che prepara i bagagli per vivere con il padre, Charlie, a Forks, stato di Washington, sotto una coltre quasi perenne di nuvole, pioggia ed umidità, il posto più allegro del mondo, insomma. Non appena arriva incontra un amico di infanzia, Jacob, e suo padre Billy, due nativi americani che vivono in una riserva e la cui importanza non si vede in questo film. E aggiungerei anche purtroppo, visto che ho già la sensazione di una carie che comincia a farsi strada verso il nervo.

Bella arriva al suo primo giorno nella nuova scuola, qui incontra i massimi esponenti dei generi di personaggi terziari: Mike, pioniere della parlata “cioè”, Eric, rompiballe per vocazione, e Jessica, stereotipo della cheerleader  di liceo. Personalmente posso dire che dopo questa scena ho avuto l’oscuro presagio della dilatazione temporale che avrebbe fatto diventare questo film lunghissimo.

E mentre spero in cuor mio di aver sbagliato film e di vedere una commediola per teenager e per la generazione MTV spuntano i ragazzi Cullen durante la pausa pranzo, uno alla volta come fosse una sfilata di Roberto Cavalli fatta da modelli anemici e in fondo alla fila, in un crescendo di Pop Rock spunta Edward Cullen (Robert Pattinson) e SUBITO gli occhi di Bella si girano verso di lui per non staccarsi più. Sinceramente? questo dice praticamente tutto, neanche 10 minuti e già la storia è sputtanata per metà. Potrei anche capire che era talmente nota questa trama che era inutile allungarla ulteriormente, ma sarebbe stato carino mostrare di volerci lavorare su o almeno far finta di farlo. Tra l’altro perchè ogni volta che l’inquadratura si sposta su Edward Cullen parte un giro di chitarra elettrica? Più che altro perché solo quello?

Prima lezione di biologia e Bella siede accanto a Edward. Lui non fa altro che guardarla e lei non fa altro che ansimare. Che grande ora e soprattutto Bella non farà altro per tutto il film, la figlia naturale di Darth Vader. Subito dopo Cullen vorrebbe cambiare corso perché chiaramente non ce la fa a stare accanto a lei per qualche motivo. Per quanto sembri stupida Bella sembra accorgersene e la cosa non le va giù. Questo film sta chiamando più battute sessiste di uno sketch del bagaglino.

Il giorno dopo, giorno di bel tempo, lei è dispiaciuta che Edward non sia venuto a scuola. E mentre lei si danna l’anima per… per non so quale motivo un operaio viene assalito da un gruppo di persone e… torniamo a Bella prima ancora di capirci qualcosa. Catherine Hardwicke, a quanto pare, è caduta nello stesso errore di tanti che adattano libri allo schermo: dare per scontati i particolari. Ormai sono sicuro al 100% che quelli che hanno assalito l’operaio sono vampiri, ma, come ho detto prima, sarebbe stato carino mostrarceli invece di vedere il massimo della pigrizia nella regia. “Tanto si sa che sono vampiri, non mettiamoci particolari in più”.  Ma, ovviamente, questa non è la colpa maggiore della regista.

Mentre Bella sta a pensare come è la scuola senza Edward, suo padre dice che ha ricevuto la segnalazione che un sorvegliante è stato assalito da un animale. Ok, siamo a 16 minuti ormai e abbiamo un gruppo di ragazzi strani di cui uno che non sopporta la vicinanza con Bella e un tizio assalito da persone, ma che viene  dichiarato come assalito da animali, il tutto altalenando tra la scuola e gli amici di Bella. Ehm, trama? Vogliamo deciderci su cosa concentrarci? Non è bello porre lo stesso interesse in più particolari, centellinarlo con calma sarebbe stato più carino.

Finalmente Edward torna in aula e scambia due parole con Bella, è decisamente più composto. Ma continua non staccarle gli occhi di dosso. Oltre l’ansimare e le smorfie ora Bella comincia anche a mordersi sul labbro, rischiando di andare in overacting visti i suoi standard. Se, come me, lo state guardando abituatevici, andrà avanti così fino ai titoli di coda, ma rimarrà irritante comunque per l’ora e 40 che rimane, quindi si premia la costanza.

La nostra teenager asmatica nota il cambio di colore degli occhi di Cullen e lui va via, senza staccare gli occhi di dosso da Bella. Sinceramente fossi in lei avrei i brividi. Nel parcheggio un furgone sbanda e sta per investire Bella, quando in una frazione di secondo Edward si mette tra lei e il furgone bloccandolo letteralmente con una mano, ammaccandogli la fiancata di brutto. Poi lui si alza e se ne va. Nonostante tutti gli altri abbiano visto la scena e abbiano aspettato prima di avvicinarsi a Bella nessuno ha visto nulla nella più totale incredulitù del pubblico. Bella viene curata dal Dr. Cullen in persona, biondo e pallido come il figlio. Edward, il dottore e una sorella di Edward discutono fin quando non spunta Bella. E in questo momento il cervello di Edward dovrebbe pensare “Eh, sembra che non fa niente e comunque rompe le palle”. Bella cerca di capire come lui abbia fatto ad arrivare così in fretta e a essere così forte, Edward fa lo gnorri, ma Bella vuole arrivare in fondo alla cosa facendo irritare il nostro vampiro. Bel modo di mantenere segreti, ragazzo, complimenti.

Mike invita al ballo Bella, ma lei ormai ha occhi solo per Cullen che resta sfocato sullo sfondo ogni volta che c’è pausa pranzo. Gita scolastica, Edward e Bella discutono ancora dell’incidente e Edward continua a fare il misterioso, perché visto come ha funzionato così bene meglio mantenere questa strategia.  E nel bel mezzo di questa manovra di insabbiamento degna di Ustica dice “E se io non fossi un eroe, ma un cattivo?”. Ma quanto sei geniale, caro ragazzo.

Tutti i personaggi terziari prendono bella e vanno alla spiaggia, vicina alla riserva di Jacob, che a quanto pare è zona offlimits per i Cullen. E tanto per tenere segreta la cosa Jacob le narra la leggenda che la sua tribù, i Quileute, discende dai lupi e che i Cullen erano un clan rivale che, sorpresi nella caccia, non sono finiti in guerra solo tramite un patto di segretezza e non aggressione o invasione. Possibile che in questa serie ci siano solo degli idioti? Il mondo non finirà per mano di vampiri o licantropi, ma per mano di imbecilli e queste due razze di soprannaturali si contendono il trono degli idioti.

E nonostante Quileute e Cullen siano delle teste gloriose nemmeno Bella è uno scienziato e, ovviamente, lei è curiosa, ma Jacob dice che è solo una leggenda dopo essere sceso nei dettagli poco prima. Anche il rullo parlante di “Bob aggiustatutto” è più intelligente. E purtroppo non è ancora finita.

Altro assalto da parte dei tre tizi di prima. E mentre il pescatore butta letteralmente il sangue accrescendo il nostro interesse quest’ultimo viene stroncato è ora di product placement e idiozie. Su Google (?) Bella trova un libro delle leggende dei Quileute (??) e trova anche una libreria molto fornita che lo vende a  (????). Sentite io alzo le mani di fronte a tanta idiozia, praticamente qualsiasi segreto di questo film è un dannato segreto di pulcinella, ci metti un cavolo a conoscerlo perchè chi dovrebbe tenerlo segreto non chiude la bocca o non si tiene i segreti per sè se pure una dannata 17enne riesce a trovare qualsiasi informazione.

Dopo essere andata a fare shopping con le amiche che comprano i vestiti per il ballo, Bella va alla libreria. Segreti soprannaturali di una  tribù rivenduti a 10 dollari e 99. Nemmeno su Amazon costa così poco.

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Tornando a casa dei tizi aggrediscono Bella  e in un vicolo all’oscuro della sera appare… un momento, ma non era giorno? Che ha fatto, ha pensato per 5 ore prima di comprare il libro? Dal nulla appare sulla sua bella volvo Edward Cullen. E ora dovrebbero venire i brividi a Bella se fosse una ragazza normale. ‘Sto tizio ti segue sempre, non ti molla gli occhi di dosso, ti origlia e sa esattamente dove sei. Non è un vampiro, è uno stramaledetto stalker! Edward li impaurisce mostrando i denti e i 6 tizi invece scappano. Dopodichè prima che Edward finisca in una frenesia bestiale Bella lo distrae e ci guadagna una cena, ma a tavola mangia solo Bella. “La mia dieta è speciale…” (“io non bevo mai… vino”)(e mi scuso con Bela Lugosi e Tod Browning per aver citato  il loro “Dracula”). E finalmente lui comincia a parlare, con la tranquillità di un serial killer che sta per ammazzare la sua prossima vittima, tremando e ansimando. E questa dovrebbe essere la storia d’amore del 21esimo secolo? Più va avanti e più Edward si espone, Bella non fa una piega mentre io chiedo che qualcuno arrivi e lo abbatta per farlo smettere di soffrire. Edward continua a parlare come fosse uno stalker con una scelta di dialoghi pessima.

“Mi hai sempre interessato”
“Non riesco a stare lontano da te”

E altre frasi del genere. E Bella, invece di chiamare il 911 ci rimane come una pera cotta.

Tornando a casa i due incontrano delle macchine della polizia assieme a quella del Dr. Cullen, altro morto (il pescatore di prima), altro animale. E il padre di Bella brancola nel buio, dandogli lo spray al peperoncino. Uscendo dalla stazione di polizia Bella mette insieme gli indizi che Edward ha inutilmente tentato di nasconderle perché è troppo cretino o di imboccarle perché è troppo cretina, in una serie di espressioni seconda solo a quelle che fa Bill Cosby. E Google, il libro e segreti non tenuti fanno capire tutto a Bella, che intanto ha anche un bel “sogno bagnato” con Edward protagonista. E con grande sorpresa di tutti scopre che Edward è un vampiro. Chi se lo aspettava?

Bella va nel bosco seguita da Edward e lì c’è l’esposizione del film. Bella gli dice che è un vampiro. Edward porta Bella in spalla in cima alla montagna, per mostrarsi alla luce del sole, per far vedere come sono diversi. E ora ci si dovrebbe chiedere “bruciano?” “Sono degli zombie?” “sono invisibili?” “si mettono a ballare il funky?”. Molto… molto… molto peggio ragazzi… Edward dice che lui è un collettore solare ricoperto di glitter. E contemporaneamente da qualche parte, mentre per la prima volta è stata trasmessa questa scena Bram Stoker si è risvegliato dal suo sonno eterno solo per bruciarsi vivo. Questa non è una creazione creativa, questo è prendere secoli di leggende e racconti sui vampiri, mutilarli, frullarli, dargli fuoco, divorarli, consumargli l’anima, vomitarli e spararci sopra un Cannone Ionico a Orbita Bassa.

La maledizione dei vampiri: brillare al sole. Non ce la faccio… che razza di immagine aveva in mente Stephenie Meyer quando ha deciso di sfruttare questa come maledizione? Forse aveva in mente di metterci tutti i vampiri classici che gli ridevano in faccia?

Edward, sfondando alberi e sollevando macigni, le mostra che effettivamente un Vampiro non è una ricamatrice, ma qualcosa di un tantino più pericoloso. A Bella non importa. Cullen dice che non è il solo e che la sua famiglia si controlla, ma lui non ce la fa più. E ora le contraddizioni, “ti odio perchè ti desideravo”, “non so se riesco a controllarmi visto il tuo odore”, “so che puoi farlo, non ti leggo nella mente” e tante altre baggianate esattamente a 53 minuti dall’inizio.

  • Buco di trama: come mai a lui fa effetto solo Bella e non nessun’altra ragazza umana che ha mai incontrato? Insomma se l’odore che sente è per via del sangue di lei o si lava poco oppure la vede solo in quei giorni lì.Ma comunque resta la domanda.

Va in scena il montaggio dell’amore. Ed ecco le domande della ragazza con storie simili alla Frenesia, all’Abbraccio e a tante altre care cose copiate dal gioco di ruolo “Vampiri: la Masquerade”. E ora Cullen si comporta da adolescente, mi piace molto che tanti momenti struggenti siano distrutti da idiozia collettiva, la stessa idiozia che ha portato a questo momento.

Mentre lei viene accompagnata a casa Jacob e Edward si scambiano brutti sguardi, ma solo alla vita mondana tra umani e Vampiri con Bella ospite dei Cullen mi fanno decidere di fare un fast forward. Dopo un altro montaggio di scene d’amore, finalmente ci ricordiamo che i vampiri sono anche dei succhiasangue e cominciano le indagini sui cadaveri. Osservate da lontano da James, uno dei cattivi e dai suoi due amichetti, Laurent e la sua ragazza, Victoria.

Ovviamente la trama romantica deve divorare più interesse della trama d’azione, e al ristor… ASPETTATE UN MINUTO!

Non ci credo, Anche Stephenie Meyer ha fatto la sua apparizione nel film? E se pure non la conosciamo bene o non l’abbiamo capito la commessa del diner la chiama per nome, facendola restare in scena abbastanza a lungo così che i fan possano riconoscerla…  Voi dite che dico palle o che sono paranoico? Ecco una foto dell’autrice stessa. Anche il vestito è praticamente identico.

Ricapitoliamo.. abbiamo un film basato su un libro dove l’autrice del libro su cui è basato il film è presente. Alzi la mano chi ha pensato a un errore di ricorsione. Ok, arrivati a esattamente un’ora, nove minuti e quindi secondi di film è ormai chiaro che Bella Swan è in realtà la delusione di Stephenie Meyer di tornare giovane, perciò Signore e Signori, da ora in poi mi riferirò a lei chiamandola Stephenie Swan.

Charlie e Stephenie fanno un discorso sui ragazzi e… andiamo oltre. Edward entra dalla finestra della camera di Stephenie e le dice che  non erano sogni, ma lui era davvero entrato nella sua finestra e che la guardava mentre dormiva. Non ce la faccio… posso passare almeno cinque minuti senza sbattermi tutte e due le mani sulla faccia?

Edward passa la notte con lei e il mattino dopo torniamo al terzetto assassino. OK, scusatemi. Non ce la faccio a passare più di 2 minuti senza pensare “Cosa ha davvero importanza in questo film? La storia tra Stephenie e Edward oppure i vampiri assassini?”

Mentre il padre di Stephenie pulisce il fucile lei gli dice che Edward vorrebbe incontrarlo. Hmmm un ragazzo incontra il padre della fidanzata per la prima volta quando lui ha un fucile in mano… forse mi divertirò. Ma purtroppo ogni speranza è delusa. Vi ho detto che Stephenie, intanto, continua ad ansimare?

Partita a baseball tra vampiri sotto la pioggia per coprire i suoni della mazza che colpisce la palla fortissimo. Le trame coincidono quando si fanno avanti i vampiri assassini e direi che era pure ora. Laurent sembra amichevole, ma James sta lì catatonico a fissarli tutti finché non sente l’odore di Bella e… beh, ora tornano a parlare, ma con i denti digrignati. Non ce la faccio a capirli ‘sti 3 imbecilli. Pare che deve succedere qualcosa e invece non succede nulla, visto che Laurent si tira via gli altri suoi due amici. Stephenie viene portata via da Edward. E siccome abbiamo perso molto tempo prima ora non c’è molto tempo per spiegare che James è ossessionato dalla caccia e che vuole divorare Bella dopo aver ammazzato Edwad, quindi il piano è semplice: deve essere fatto fuori alla vecchia maniera mentre Stephenie deve andare a Vancouver o chissà dove fingendo di essere infuriata con suo padre, che nemmeno la ferma. Non solo gli adolescenti e i soprannaturali sono imbecilli. I ragazzi Cullen portano via Bella, Laurent mette in guardia Stephenie e gli altri approfittandone per uscire dal film finché ancora può farlo.

  • Buco di trama: se lo conosceva così bene e se è vero che si era rotto com’è che se lo porta appresso? Soprattutto… Laurent sembra il più “ragionevole” dei tre, però non si è opposto a far fuori il sorvegliante e il pescatore, mentre ora una ragazzina gli fa specie. Come mai?

Più o meno tutti si impegnano a salvare Stephenie. Sapete quale è il problema? Sullo schermo ci sono solo Edward e Stephenie finora, davvero, un’ora e mezza di loro due più occasionalmente qualcun altro. Anzi, per essere preciso… un’ora e mezza di Stephenie più altri. È per questo che non si riesxe a seguire il resto.

James e Victoria prendono la madre di Stephenie e ricattano la ragazza: la vita di Stephenie per quella della madre, scambio nella vecchia scuola di ballo di Stephenie. Lei va da sola, sapendo che l’amore la salverà da tre vampiri assetati di sangue,  e cade in una trappola di James. Lei cerca di difendersi ma fa la fine che fa una ragazza in mano a un vampiro con la forza di Spiderman. Dal nulla spunta di nuovo Edward a salvare Stephenie e FINALMENTE c’è un po’ di azione. I due combattono, James morde Stephenie, combattono ancora, Stephenie è in preda a un rantolo mentre Edward cerca di uccidere a morsi James, ma arrivano gli altri Cullen a salvarla. E mentre gli altri fanno a pezzi James Stephenie sta per morire avvelenata (potere  “Quietus” da “Vampiri: la masquerade”, sempre perchè l’autrice si difende dalle accuse di copia selvaggia), ma Edward le succhia via il veleno salvandola e creando una bugia credibile mentre lei è in ospedale. Edward le dice che deve andare via perchè lui ha paura di farle del male, ma prima Stephenie deve andare al ballo con Edward. Mentre Edward è via appare Jacob dal nulla che dice che deve rompere con Edward e che Jacob e la tribù la terranno d’occhio. Lento finale e Stephenie che vuole stare con Edward per sempre, anche come vampira, ma Edward non vuole farlo convincendola ad aspettare. E mentre come voce narrante Stephenie dice che non si arrenderà e che avrà quello che vuole, il nostro film finisce con Victoria da una finestra lontana si scioglie i capelli e va via dopo aver osservato a lungo i due ballare. Senza, purtroppo, farli fuori subito.

QUESTO FILM FA SCHIFO!

Non si riesce a capire se la concentrazione deve essere rivolta solo a Bella (nemmeno a Bella ed Edward, solo Bella) oppure anche agli altri, i vampiri assassini sono stati inseriti in maniera quasi forzata. Laurent ha l’unico scopo di mettere in guardia i Cullen, James per mordere Stephenie e Victoria per far pensare a un seguito. L’unico personaggio che si vede sullo schermo è solo la delusione di Stephenie Meyer nei panni di Bella Swan, mentre tutti gli altri personaggi sono monodimensionali e per la miseria se la protagonista è irritante, la rwfia è approssimativa con Pattinson  che non fa altro che girare il capo a tre quarti e guardare in macchina, la Stewart che inspira, scuote la testa, si morde il labbro e guarda altrove in maniera quasi compulsiva e il resto che è semplicemente underacting, ma quasi ero contento quando sullo schermo appariva Eric il rompipalle, almeno c’era un po’ di movimento, di certo megli di quei minuti interminabili di montaggi a caso.

Restate sintonizzati, ho appena iniziato il mese di Twilight e devo comprare più alcoolici.

Come sempre grazie per l’attenzione, se sono riuscito a strappare una risata posso ritenermi soddisfatto. 


“Necronomicon” di Pietro Pizzarri


“Il rituale è completo. Ora cosa dobbiamo fare per evocare i Grandi Antichi?”
“Qui dice che dobbiamo spaccare in due un super santos e girare per strada  ognuno con una metà sulla testa cantando ‘Berta filava’ con in bocca un liuk”
“…tutti dal tabaccaio allora!”

Di nuovo quelle cose capitate per caso, ma stavolta non potevo lontanamente immaginare cosa avrei trovato. Tempo fa si parlava di Lovecraft nella letteratura e un mio amico mi disse che aveva un libro chiamato “Necronomicon”. Lì per lì mi feci una grassa risata, ma lui era piuttosto serio a riguardo, cosa che mi ha lasciato sbigottito. Qualche giorno fa decise di prestarmelo con il solo scopo di farmi quattro risate. Siamo entrambi appassionati di Lovecraft, per questo non abbiamo avuto parole. Ed è anche per questo che ho deciso di parlarne qui.

Ora una breve introduzione su Pietro Pizzarri. Ecco cosa si sa su questo autore: praticamente nulla. Solo che nel 1993 pubblicò questo libro intitolato “Necronomicon” e sul retro della copertina di questo libro leggo solo che lui è…

“ricercatore nel campo di magia, stregoneria, esoterismo intesi in senso molto largo in modo da comprendere tutto il mondo del fantastico ‘serio’ nelle sue manifestazioni più ramificate”

Il che dice tutto e niente. Anzi… proprio niente. Anche Silvan o Mago Gennaro D’Auria, a questo punto, potrebbero essere descritti con queste parole. Davvero, questa è la prima volta di cui non ho la minima idea di chi sia un autore e non so nemmeno se sia uno pseudonimo. Ho anche cercato gli altri libri citati nel libro stesso, ma non ho praticamente trovato nulla se non dei testi tradotti o curati da questo Pietro Pizzarri, ma che sono praticamente dei testi filosofici. Avrei dovuto aspettarmelo? Di sicuro, ma stampare un libro ha un costo non indifferente e, di sicuro, visto il prezzo di questo mi sarei aspettato qualcosa di più lavorato. Ho un volume di 160 pagine che costa esattamente 6€ in meno dell’edizione completa della trilogia delle Cronache del Mondo Emerso. E siamo attorno a un decimo delle pagine di quel libro.

Visto che non trovo informazioni sull’autore preferisco buttarmi sulla casa editrice, la Atanor. Cercando sul sito scopro che la casa, fondata nel 1912, si presenta come la più antica d’Italia quando la Mondadori è stata fondata cinque anni prima. Forse sono convergenze temporali particolari? In ogni caso questa casa non si occupa altro di libri di esoterismo e, oltre alle opere di esoteristi celebri come Eliphas Lévi (scritto sul sito “Elifas Levi”, probabilmente sarà la sua versione taroccata, oppure è solo ignoranza) e… nessun altro, solo lui, ha nel suo catalogo un mucchio di opere di autori praticamente sconosciuti su alchimia, culti, massonici e molti di questi libri sono anche di autori vari senza specifiche. Non credo che serva che dica che non posso considerare seriamente una casa editrice del genere.

E ora una breve nota sul celebre “Necronomicon” (o “Al Azif”). Tanto per cominciare vi dico che esiste solo in quattro versioni. Due normali, differenti tra loro, ma che sulla copertina hanno un volto tirato, una con un meccanismo tale che fa spuntare occhi e denti se si infila una mano in una feritoia e l’ultima è saldata ad un tavolo con un buco collegato a un aspiratore. Sì, ho citato i movie prop dei film “La casa”, “La casa 2″ e “L’armata delle tenebre”. Proprio perché questo libro non è mai esistito, ma fu tanto celebre quando Lovecraft lo citò in più racconti che lui stesso fu costretto a scrivere una lettera nel 1919 sconfessandone l’esistenza a seguito di miliardi di lettere, minacce di scomunica verso le università e innumerevoli truffe ai danni di ricchi annoiati. Esistono tracce di un trattato chiamato “Al Azif”, ossia “il rumore degli insetti notturni”, ma è proprio quello che sembra, un trattato di entomologia.

Insomma… non ho la minima idea per capire se questo Pietro Pizzarri abbia davvero svolto un lavoro su una fantomatica traduzione greca dell’inesistente “Necronomicon” se sia stato truffato lui stesso oppure se ho davanti uno dei maggiori tentativi di truffa dai tempi dei diari di Hitler. Perciò armiamoci di candele, chiudiamo le finestre e mettiamo agnelli al centro della stanza, stiamo per buttarci in…

NECRONOMICON. MAGIA NERA IN UN MANOSCRITTO DELLA BIBLIOTECA VATICANA

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Solo il titolo ha dei grossi problemi:

  • Il fatto che esista una traduzione greca va contro le pubblicazioni di Lovecraft stesso. Infatti le uniche copie esistenti secondo i suoi libri sono (a parte nell’inesistente Miskatonic University) a Buenos Aires, al British Museum, alla Biblioteca Nazionale Francese e ad Harvard, tanto che alcuni ce l’hanno anche come scheda nei loro schedari tanto per tributo.
  • Anche ammettendo che esista una copia greca… come diamine ha fatto Pietro Pizzarri ad accedere alle biblioteche vaticane per studiare un manoscritto greco di un manuale di istruzioni per una fine del mondo? E a pubblicarlo al resto del mondo senza il consenso del Vaticano? 
  • Ho già detto che non esiste?

E dopo aver già demolito la copertina senza nemmeno stare ad analizzare cosa c’è scritto in bianco passiamo al libro.

Capitolo 1. L’avventura di un topo di biblioteca

Questo capitolo viene presentato come l’esperienza personale di questo autore che, mentre trafficava nella biblioteca vaticana durante le ricerche su Michele Psello, si è trovato con una scheda che lui ritiene piuttosto strana e affascinante. Qualcosa che è stato scritto con praticamente una penna biro e una scrittura da seconda elementare

Sembra tanto la calligrafia di mio nipote. Michele, ma non è che ti ha dato lui questa scheda e tu ci sei cascato?

Vi prego, se siete dei ricercatori seri e vi trovate questa scheda bibliotecaria che sembra scritta sullo scontrino del caffè che avete preso prima di cominciare a lavorare non pensate subito che è una cazzata? Anche volendo ammettere che una scheda del genere esista ricordo che chi compilava documenti ufficiali e schede di biblioteca a mano era un esperto di calligrafia, di certo non scrive così male come mia nipote dopo che si è fatta male a una mano. Ma ovviamente il nostro Pietro ecco cosa ha pensato e deciso:

“Richiesi quindi il codice e, dopo aver superato tutta la trafila necessaria per essere ammessi allo studio dei codici in originale, vidi finalmente il bibliotecario con il suo carrellino che si rassegnava ad immergersi negli interminabili corridoi di scaffali per riesumare il mio codice”

Lasciatelo dire, sei un super ricercatore se sei riuscito ad accedere a una cosa del genere. Peccato che di te non si legga nulla da nessuna parte. Seriamente, voi lascereste un manoscritto antichissimo e forse inestimabile in mano a uno di cui non sapete nulla? Andando avanti. Parla di un testo scritto con “grafia corsiva nervosa e disordinata”, 10 e lode per averla riconosciuta come corsiva, ragazzo.

“I nostri simboli inoltre – anche se a prima vista simili come “argomento” – sembravano sottilmente diversi nel contenuto e, per così dire, nella mentalità”

Vi prego, spiegatemi che diamine significa. Mi ricorda tanto il coro ultrà “Mentalità! Mentalità! Ci vuole la mentalità!”. In tutto questo va avanti in un fantomatico lavoro di traduzione e, nonostante la mole, avere davanti solo un libro di 120 pagine mi sembra riduttivo. Insomma, oltre che spiegare tante cose si dovrebbero anche illustrare eventuali dubbi, mi sembra assurdo che sia tutto chiaro. E ora passiamo a…

Capitolo 2. La Natura del Codice Vaticano

Ed ecco svelata la storia di quello che questo Pietro Pizzarri ha studiato. La traduzione si deve a tale Teofilatto, che calafatava navi, ossia le impermeabilizzava con la pece. E ora mi chiedo…  senza nulla togliere al diritto di studio e di cultura mi spiegate come uno così nell’undicesimo secolo si trovi a tradurre testi arabi sui Grandi Antichi? Non dico che doveva essere ignorante come una zappa, ma quasi. Comunque non era così facile che chi campava come operaio finiva signore e un lavoro del genere doveva essere immenso. Ma lasciamo stare le discrepanze e torniamo a questa storia di Teofilatto. Il nostro traduttore ci parla degli Euchiti, le punte estreme della perversione teologica, a cui lo stesso Teofilatto apparteneva (e su cui non si sa assolutamente nulla) e che facevano un uso rituale di questo tomo. Il problema che sorge all’occhio è un altro. Questa traduzione viene presentata come stilisticamente diversa da quella di Abdul Alhazraq stesso. Sì, in questo libro l’autore non si chiama Abdul Alhazred, ne parleremo poi. In ogni caso qualsiasi traduzione deve essere tale, senza stili e aggettivi o cavolate varie, specialmente se devono tradurre rituali precisi. Ad ogni modo Pizzarro è contento perché la traduzione per lui è fedele. L’hai inventata tu, quindi se non lo sai tu… E dopo un breve piano dell’opera ecco che arriviamo alla storia del libro

Capitolo 3. La storia del libro

Solo le prime righe mi lasciano davvero sconcertato

“Questo fantomatico libro ha avuto finora una storia piuttosto avventurosa”

Ma… Pietro… sai che significa “fantomatico”? Sai che stai mettendo in dubbio l’intera tua opera che mi sta davanti? Sai che se non dovessi recensire il libro a questo punto l’avrei già chiuso e buttato? Sai che significa “serietà” visto che pare che “fantomatico” non sai che significhi? 

Per me dicendo così ammette che il “Necronomicon” non esiste, e questo è un bene visto che penso che non è del tutto matto, ma prima e dopo mi dici che è vero. C’è da dire che sei vicino al termine “ciarlatano”. Ma siccome almeno io il significato di “ciarlatano” lo conosco direi che è insufficiente, “cialtrone” è più calzante.

Insomma…dopo una storia che posso trovare in qualsiasi prefazione di qualsiasi edizione di qualsiasi raccolta economica di Lovecraft mi accorgo dell’ennesima mancanza di coerenza: cita la Miskatonic University e i suoi studi. Io non ce la faccio, tra poco potrei pensare che sono vere le manticore, le sirene, Lupo Alberto e Stay Puft l’omino dei marshmallow. tornano le sue considerazioni personali, nominando le varie traduzioni. E qui arriva un altro buco di storia, perché di trama è poco. Tra le varie traduzioni viene presentata quella di Teodoro Fileta, che nel capitolo 2 è finita bruciata in quanto incompleta. Si può sapere, allora, come si fa a dire che “le traduzioni latine dipendono da Fileta su cui gravano pesanti dubbi di incompletezza”? E’ finita bruciata o no? O l’hanno ricostruita? Ma ecco le parole che mi riempiono di puro terrore…

“Da questo punto di vista sarebbe interessante, una volta che la nostra traduzione sarà completata, iniziare cautamente ad usarla in modo operativo e vedere ‘come funziona’ “

Perché diavolo si dovrebbe utilizzare una traduzione di un testo che altro non fa che evocare entità da universi esterni con intenzioni ostili e risvegliare esseri di miliardi di anni che riposano sotto terra o sott’acqua? Seriamente, ma è cretino? E’ come in “Godzilla V.S. Biollante” dove uno scienziato mischia i geni di Godzilla con quelli di una rosa. Perchè uno dovrebbe farlo, sapendo che di sicuro finirà in un casino?

Capitolo 4. Il cammino di un’anima

Ho l’impressione che Pietro Pizzarri sia Livornese, perchè ho appena letto che Abdul Alhazraq potrebbe essere

“…un italiano di origine pisana, nato poco dopo la metà del VII secolo: una data plausibile potrebbe essere il 660.”

E perchè non il 666? Troppo banale? A parte questo particolare il nostro fantomatico, se si può usare così, Abdul il pisano segue la stessa storia che c’è in qualsiasi testo lovecraftiano. Insomma completa il Necronomicon seguendo delle visioni e una volta completato viene artigliato davanti alla porta di casa e squartato. In tutti i modi non toglie e non mette più di quello che qualsiasi fan di Lovecraft sa. Al che comincia la lista delle visioni del pisano pazzo, oltre alle illazioni del nostro caro Pietro. Se volete la lista completa potete leggerle nei libri di Lovecraft, Senza necessariamente stare a sentire Pizzarri.

Capitolo 5. Il problema della lingua

Bla bla bla, la lingua di R’lyeh è sconosciuta. Non c’è davvero altro modo per riassumere questo capitolo.

E finalmente arriviamo al punto centrale del libro, ossia

I sette libri dei nomi dei morti detti anche il Necronomicon compilati in bisanzio da Teofilatto O Pissarios dal manoscritto detto Al Azif dell’arabo Abdul Al Azrak

Finora hai usato la q e ora passi alla k? Ma sei sicuro di saper scrivere un libro? E ora ci sono le peggiori risate da parte mia, ossia l’etimologia del nome Abdul Al Azrak. Pizzarri parla di termini strani, probabilmente si è applicato molto per trovare il significato. In realtà il nome Abdul Alhazred è uno pseudonimo inventato da Lovecraft e che lui usava. Un nome poco credibile e un cognome che è l’”arabizzazione” di “All has read”. Mentre Pizzarri l’ha fatto diventare “L’adoratore del colore oscuro”. Applausi, nient’altro che applausi.

Se prima ero sconvolto dall’idiozia di quello che leggevo ora sono ancora più sconvolto. Perchè questa traduzione che lui presenta la riconosco, ed è stato un progetto datato 1991 (quindi due anni prima della prima edizioni di questo libro) di un professore di letteratura americano con i suoi allievi, con il quale volevano adattare il necronomicon a un sito internet e io, anni fa, imparando come si doveva usare la formattazione in Open Office mi trovai a passare un paio di pomeriggi noiosi a passare questo testo in HTML su PDF risistemato Per quanto mi riguarda la salto a piè pari, perché non ha il minimo senso parlarne come se fosse lavoro suo.

Vale la pena di perdere tempo sulle note, anche se non hanno per niente alcun riferimento e quindi nessuna prova che sia effettivamente così. Il massimo del riferirmento è solo uno che parla di una città senza nome, e non viene nemmeno citato Lovecraft. L’autore, insomma, mette in mezzo mitologia biblica, araba, lovecraftiana e a tratti anche jedi. Per il resto semplicemente è INUTILE continuare a leggere. Ho riso di più nell’introduzione che nelle note.

Riguardo alcune cose vedo che tale Michele Psello è citato molte volte dall’autore. A questo punto urge una piccola spiegazione su chi sia. Ossia uno storico, retorico e filosofo. Non vedo assolutamente nulla riguardo la demonologia collegata a questo autore, se non come riferimento a uno studio sulla morale. C’è da chiedersi,a questo punto, su cosa Pizzarri basi la sua carriera di ricercatore paranormale o, addirittura, di filosofo. Fraintendere un autore, magari volontariamente, e scrivere un libro su un tomo inesistente è davvero da un probabile re dei minchioni della demonologia. E dopo tanti e tanti rituali il nostro libro, prima di figure fatte con il pennarello finisce con…

“Chi hai chiamato sta arrivano. Stai pronto ad accoglierlo o sarà peggio per te”

E ricordiamoci che Pizzarro voleva farcela utilizzare questa traduzione.

QUESTO LIBRO FA SCHIFO!

E’ probabilmente la cosa più vicina a una truffa su carta stampata, la ricerca è la cosa più dubbia, sconclusionata e senza senso mai vista, le note storiche sono l’aberrazione della storiografia per la pochezza dei dettagli e dei contenuti, le mitologie tirate in ballo sono assurde e tre quarti dell’opera sul lavoro di altri. Insomma… quest’uomo ha fatto quella che dovrebbe essere la sua opera massima copiandola per intero da un sito amatoriale e la tratta come fosse un tema di terza elementare. E forse è anche questo il genere di pubblico a cui è rivolto, non mi spiego altro. Mi fa piacere che Azatoth e Yog Sothot non esistano per sapere quello che è stato scritto di loro. Vi giuro, io i libri li rispetto, è per questo che sono sorpreso nel dire che questo testo non vale nemmeno la carta di cui è composto.

UNA PRECISAZIONE

L’amico che mi ha procurato il libro mi ha quasi obbligato a precisare che nemmeno lui sostiene la credibilità del libro. L’ha definito ,anzi, “un necropacco”. Sembrava fosse implicito nel testo, ma visto che me l’ha fatto notare lo preciso qui. Contento ora? Posso andare a casa senza paura di trovarmi bombe sotto l’auto?

Grazie per la pazienza e spero che vi siate divertiti. Posso dire che questo è il libro più vergognoso che ho avuto tra le mani. Non come è stato “Inferno & Paradiso collection” #1, ma proprio come insulto a chi, come tanti che conosco, si dedicano anima e corpo alla scrittura sperando a stento di ottenere una pubblicazione mentre altri, come questo Pizzarri dalla dubbia credibilità, hanno praticamente la strada spianata anche se fanno lavori pessimi.


“Inferno e paradiso collection” #1 di Ogure Ito


“Ora che hai visto la mia tecnica superiore di manipolazione dell’aria alimentata dalla mia rabbia dovuta al dramma personale di amare una donna che non mi vuole cosa hai da dire?”
“…impara a campare, intanto me ne vado…”

Non sono un lettore assiduo di manga, tanto che ho dovuto chiedere consiglio spesso in giro per un manga da recensire qui, ricevendo risposte negative a riguardo. Giustamente è raro che chi compra fumetti o manga prenda qualcosa che non gli piaccia, non perché è una fetta di pubblico con bocca buona, ma perché cercano attenti qualcosa che potrebbe piacere loro prima di buttarsi a comprarla. Un altro problema è che un manga non ha un’equipe al lavoro dietro ogni numero, ma ha un autore e un disegnatore unici che spesso e volentieri coincidono in una stessa persona. Per questo pensavo di vedere raramente qualcosa di oggettivamente brutto… fino al momento in cui un amico mi passa questo volumetto senza dirmi nulla. Ma parliamo un po’ dell’opera.

Ogure Ito (che si firma con lo pseudonimo Oh Great!) (con il punto esclamativo obbligatorio), comincia la sua carriera con manga per adulti come “Engine Room” e “Five”. La svolta ce l’ha proprio con “Inferno & Paradiso”, manga pubblicato dal 2001 in Italia e presente anche in una versione animata. Nonostante non sia apertamente per adulti nell’anime già si notano situazioni che prevedono molto fanservice come ragazze di 13 anni formose come una donna di almeno 25 anni, eppure i temi nell’anime erano ridimensionati, vista la distribuzione di pubblico. Ovviamente è un anime e qualsiasi anime che si rispetti è sempre un ridimensionamento del manga di origine. Perciò infilatevi i guanti borchiati, rivedete le tecniche di manipolazione dell’aria e preparate i joypad, stiamo per buttarci in…

INFERNO E PARADISO COLLECTION #1

Cominciamo dalla copertina. Beh, è letteralmente generica, fondo bianco, un ragazzo dai lineamenti giamaicani con una mazza da baseball che non vedremo per tutto l’albo, un ragazzo biondo con una pettinatura che fa concorrenza a Cloud Strife di Final Fantasy 7 per la sfida alla gravità e una ragazza in divisa da studentessa con una katana e la chiara voglia di mostrarci l’etichetta di lavaggio della sua biancheria intima. Tristemente questa copertina riassume tutto. Il fumetto è diviso in capitoli, semplicemente definiti come “Fight” con un numero vicino, anche se alla fine non è un combattimento a capitolo. L’influenza di giochi del genere di “Tekken” si fa notare, forse è per questo che è praticamente un’opera di fanservice. E ora si comincia!

NOTA: non ho l’intenzione di cercare su Wikipedia informazioni ulteriori sulla trama e sui personaggi, né nominerò più di quello che trovo qui, la recensione la eseguirò come un lettore casuale che decide di comprare questo albo e di leggerlo per la prima volta (come effettivamente ho fatto) visto che si tratta di un numero 1, anche se è una ristampa.

I disegni… Beh, sinceramente sono talmente generici che non mi interessa nemmeno applicarmi più di tanto sull’artwork. Sono disegni buoni, ma non esaltano molto, quindi passiamo alla storia

Fight: 1

Cominciamo con un ragazzo, Takayanagi (o Nagi per gli amici) che arriva in ritardo al cospetto di una bambina di cinque anni dai capelli chiari, Maya, che porta una katana e si scusa con lei in maniera rispettosa. No, non è un test di intelligenza o di comprensione, davvero c’è questo come prima pagina. Come se la copertina non mi avesse demoralizzato abbastanza. Il ragazzo carica in spalla questa bambina ed entrambi vanno dal nuovo membro del loro club, ossia la sorella minore della bambina stessa, Aya: una spilungona dai capelli neri e la divisa da studentessa con annessa gonna cortissima che fa il suo ingresso menando fendenti contro dei petali, tagliandoli in due, mentre Takayanagi fa delle descrizioni tra sè e sè che… beh… forse in lingua originale sarebbero stati poetici, ma nella traduzione è praticamente un dialogo da quattro lire. Insomma…

“Uno shock come se mi avessero conficcato degli elettrodi in testa… una sensazione simile a un brivido di freddo come se mi sfregassero addosso carta vetrata…”

…torna a sbavare in silenzio, che è meglio. Ah, per la cronaca… il pubblico che ha sbavato su Aya ha sbavato su una RAGAZZINA DI 13 ANNI. Ragazzina che è quella che in copertina ve la poggia praticamente in faccia. Posso anche capire che è finta, ma farla così giovane? Era proprio necessaio?

Va bene, Maya non ha l’età che dimostra, visto che è lei la sorella maggiore di Aya. E ora incontriamo i due eroi della copertina, ossia due matricole, età apparente 13-14 anni. Il ragazzo biondo è Soichiro, l’altro è Bob. E cosa fanno per divertirsi? Ma è ovvio! Fanno a botte a scuola presentandosi come la banda dei Knuckle Bomb! I nostri eroi, signore e signori, due teppisti spostati. Teppisti che hanno appena fatto a botte con due membri del club di Maya e stanno facendo un macello nella scuola. Non si sa il perchè, fanno solo a botte. Proprio un’introduzione meno generica era impossibile farla.

Maya e Takayanagi vanno a vedere cosa succede e qui c’è il primo vero momento Whiskey Tango Foxtrot, ossia Maya fa la sua prima trasformazione in teenager… e cosa trasforma per prima cosa? Ma ovviamente il petto!

Alla fine della trasformazione è una ragazza con un haori che si tiene su solo con un miracolo e si mostra come studentessa del terzo anno, dichiaratamente di 17 anni… disegnata come se ne avesse almeno 25 oltre che con una sesta di reggiseno. Poi dicono che Jessica Rabbit è insensata nelle sue forme. E mentre lei si presenta Soichiro è troppo distratto dal petto di lei, che non manca di essere disegnato in primo piano. Perché, pensavate che scherzassi quando dicevo che Ogure Ito esagerava con il fanservice? E mentre Bob non si sa che diamine stia facendo, se picchiare ancora o pulire chi è caduto a terra Soichiro si becca un colpo che lo scaraventa giù da una finestra nel locale delle docce, dove Aya è proprio lì a lavarsi. E Soichiro cade proprio sopra Aya regalandoci una bella immagine di lei dall’ombelico in su completamente nuda Posso anche capire (ma anche no!) che in giappone l’età consensuale nazionale sia 13 anni ma STIAMO SCHERZANDO? Questa è proprio una jailbait (ossia “esca da galera”, praticamente minorenni combinate come maggiorenni) allo stato puro! Insomma… se sbavi vai dentro. Continuo a dire che se servivano cose così era proprio necessario usare minorenni? E non è finita. Non appena Takayanagi e Maya arrivano si trovano Aya che bacia Soichiro e gli chiede di sposarla. Bene, e questo è solo l’inizio. E’ finito il primo capitolo e non ho la minima idea di cosa abbia letto, tanto che pensavo di aver girato più pagine alla volta, solo un unico punto interrogativo. 

Fight: 2

Aya e Maya si allenano e dopo varie mosse incomprensibili Aya finisce schiena a terra (e Ogure ci ricorda che Aya è prosperosa, mostrando un “boing” mentre lei cade), Maya chiede se Aya vuole fare sul serio con Soichiro, ricevendo una risposta convinta e la rassicurazione che non sono arrivati fino a “quel punto”. Vista la stupidità di questa ragazza direi “Cavolo! Ti sei trattenuta!”. E’ brutto vedere che una ragazzina in un manga dice che non fa quelle cose che fanno le ragazzine nei manga. E comunque dall’incontro tra Soichiro e Aya all’arrivo dei ragazzi sono passati 10 secondi più o meno, porcaccia miseria manco un coniglio fa così in fretta!

Poco dopo è ora di pranzo e Takayanagi perde il pranzo assistendo alla scena di Soichiro che evita di farsi imboccare il cibo preparato da Aya che si esibisce nel ripoff di Lamu con le classiche scene della fidanzatina premurosa. Bob glielo ripaga scusandosi e dicendo che Soichiro non è un imbecille, ma è il classico personaggio stereotipo del teppista dal cuore tenero che si vede in troppi manga. Dopo che Bob confessa che loro si battono solo per stabilire che sono i più forti Takayanagi e Soichiro fanno uno scambio di battute degno del peggior film di John Woo, dopodichè ecco il primo vero combattimento in stile Tekken tra Takayanagi e Soichiro, che si becca un colpo soprannaturale dal nome molto lungo in pieno petto e…

Fight: 3

No, davvero, sono scioccato. Che razza di bisogno c’era di dividere così la storia? Mah…

…e poi si rimette i piedi, togliendosi la giacca e restando in canottiera, pantaloni larghi e pettinatura modificata come Guile di Street Fighter 2…  basta, ho chiuso con la frase “questo è un ripoff di [inserire opera qui]“… e prima che parta lo scontro un breve flashback, in cui dopo una megarissa Soichiro è affacciato al balcone e Aya, senza nemmeno curarsi che quello che ama è un teppista che picchia chiunque si avvicina e lo cura amorevolmente, chiedendogli di promettergli che non perderà mai. Oltre ad avere una modalità di narrazione difettosa pure la protagonista non scherza, potete prenderne un’altra nel mucchio dei personaggi casuali da manga? Una qualsiasi va bene, tanto basta che abbia almeno una quinta.

Tornando al presente, Takayanagi riempie di botte Soichiro che sta per cadere, ma ecco che Aya si ricorda che è in un manga e fa una scena alla Adriana di Rocky, ricordandogli che ha fatto una promessa, che si è concessa a lui, che… ammazza, o parla veloce oppure Takayanagi se la prende comoda se gli dice tutte queste cose. Non scherzo, va avanti un bel po’! Normalmente dopo il secondo riquadro Takayanagi gli avrebbe sfondato gli incisivi. Soichiro si riprende facendo il gesto del pollice in su sorridendo ad Aya e Takayanagi letteralmente viene pugnalato al cuore da questa scena, visto che lui è cotto perso di Aya. Non è possibile, davvero non ci sono nemmeno botte? Solo idiozie? Prendete anche il cassettone dei protagonisti maschili per piacere, questo si è esaurito dopo questa punta di figaggine. Takayanagi si riprende e si lancia contro Soichiro per un ultimo attacco quando quest’ultimo si difende mostrando il portapranzo preparato da Aya mandando in depressione Takayanagi  e… fine del capitolo. Non potevo sperare di meglio come finale, il combattimento si è chiuso nel modo in cui è cominciato, vale a dire idiota oltre ogni inumana previsione.

Fight: 4

Il capitolo si apre con un bel po’ di sesso minorile tra Bob e la sua ragazza, Chiaki, ma la testa di Bob è al combattimento di Soichiro e Takayanagi e alla fine del combattimento. Sei a letto con la tua ragazza e pensi al combattimento del tuo amico… Non dico che non si può fare, ma se non ne avevi voglia bastava dirglielo, no? Ad ogni modo il combattimento si era concluso con Takayanagi che ripreso dal cazzotto pianta Soichiro nel muro e poi apposta manca l’ultimo pugno che sfonda ulteriormente il muro. L’ennesima prova che la logica e la fisica sono sparite dopo pagina 3 ci viene fornita da Soichiro che torna a casa sfondando la porta a calci e incastrandocisi con il piede dentro… e continuerò a dire che è il nostro eroe.

Soichiro esprime dubbi pensando di essere debole e la ragazza di Bob va alla lavanderia a gettoni. Maya, intanto, avvicina Aya mentre quest’ultima si allena dicendole che i membri del terzo anno prendernno dei provvedimenti disciplinari contro… e come si risolvono questi provvedimenti? Vedrete. Un uomo, che si rivelerà poi essere Ryuzaki del terzo anno, va verso la moto di Soichiro, la cosparge di benzina e l’incendia. Polizia? Ma quando! E’ un manga becero, non ci sono né genitori né polizia né cariche di alcun genere.

Fight: 5

Bob e Soichiro guardano il falò a base di Kawasaki e, mentre confabulano, realizzano che Chiaki ci sta mettendo troppo tempo dalla lavanderia e subito un pensiero aleggia nella mente di entrambi. L’infame della moto, intanto, è andato alla lavanderia a gettoni per imbavagliare e stuprare brutalmente la ragazza di Bob. Ora mi domando e dico… in tutta onestà… con tutto il rispetto… e senza offesa… PORCA DI QUELLA @#%!§* INFAME, CHE §ç£@!^? DI BISOGNO C’E’ DI METTERE UN *!$@§!!^& STUPRO GRATUITO IN UNA STORIA??? E scusatemi il link alla bestemmia, ma quando ho letto questa parte mi sono incazzato come Mosconi. E mi viene da fare un paragrafo di sfogo solo su questa scena, passate oltre se non vi va.

Bob crede subito che qualcosa è successo alla sua ragazza e corre alla lavanderia, seguito da Soichiro. Ryuzaki chiama a casa Natsume, dicendo a Maya che quello che ha fatto è stato per mettere Bob e Soichiro al loro posto. Andare direttamente a casa loro e riempirli di botte no? Aya si mette in divisa da guerra, ossia fascia nei capelli, giacca e katana visto che lo stile che Ogure vuole mantenere è quello dei videogame beceri, e va alla lavanderia a gettoni. Aya li trova per qualcosa che Maya chiamerà l’occhio del drago, leggenda secolare dei Natsume (non chiedetemi il senso, dopo la scena dello stupro non ho avuto lo stomaco di volerlo cercare) per trovare Bob e Soichiro riempiti di botte, la ragazza di Bob nuda a terra svenuta e Ryuzaki che se la ride. Aya attacca e Ryuzaki con un gesto spezza la spada e strappa la maglietta di Aya con lo spostamento dell’aria,…spogliandola ancora. Si vede che non c’erano abbastanza tette minorenni nei capitoli precedenti, quindi ha mantenuto così la media. E invece di farli fuori se ne va, dicendo che Soichiro e Bob devono fare una rinuncia agli studi se non vogliono che succeda di peggio. Bene, voglio soffermarmi un attimo su questo punto, visto che è qui che condenso tutto il brutto di questo albo, se volete io passo oltre.

Tanto per cominciare che diamine di colpo di scena è questo? Dovrebbe essere questo il provvedimento disciplinare? Stuprare brutalmente Chiaki come farebbe la malavita organizzata? Perché alla fine questo è, altro che accademia. Una ragazza va verso sera in una lavanderia a gettoni deserta, cosa che non si verifica mai, visto che almeno un commesso c’è sempre, e finisce stuprata senza nemmeno sapere il perché. Una vittima innocente o solo uno stupro gratuito e di pessimo gusto? Decidete voi, io decido per la seconda.
Poi c’è la crudezza della raffigurazione, e qui si vede da quale scuola esce Ogure Ito. Se prima mi lamentavo del fatto che certe scene scorrevano troppo veloci da una vignetta all’altra qui è l’opposto. Chiaki in due vignette viene forzata contro un muro, ma lo stupro c’è in tre tavole e non ci si impegna nemmeno a far vedere che Bob sta correndo come un forsennato alla lavanderia. E la scena finale è una splash page, ossia una pagina che contiene una sola vignetta, dove si vede Ryuzaki che sorride malignamente con Bob e Soichiro riempiti di botte e Chiaki nuda.
E mentre ci si chiede il perché di questa scelta arrivo al terzo punto. Ogure ha dichiarato che “Inferno & Paradiso” contiene apertamente elementi di fanservice… e mi chiedo quale pubblico assennato può avere voglia di vedere che potrebbe avere tra i 13 e i 16 anni, ovviamente raffigurata come se ne avesse 18, che viene stuprata brutalmente.  Noi uomini facciamo schifo, ma a quanto pare c’è una fetta di popolazione maschile (perché sono sicuro che si tratti solo di maschi) che davvero non sta bene per voler vedere certe cose. Purtroppo la cosa peggiore è stata vedere delle ragazze (della stessa età delle protagoniste, tra le altre cose) che difendevano questa scelta di trama che, torno a ripetere, è solo gratuita e denigratoria nei confronti delle donne. Non voglio nemmeno parlare di fanservice, in casi come questo penso che sia proprio l’autore a voler vedere certe cose. Se proprio voleva metterci uno stupro potevano farlo direttamente con uno dei ragazzi. Il cattivo gusto era lo stesso, ma avrebbe avuto più senso.

Bob, con l’ultimo rantolo prima di svenire, dice che diventeranno più forti. Il giorno dopo Aya mostra la spada di Maya spezzata e cominciano un dialogo cuore a cuore su cosa significhi la vera forza e si capisce che il primo amore di Maya è stato picchiato a morte davanti a lei. Belle le esposizioni istantanee, davvero, peccato per il momento.  Bob va a cercare Soichiro, che pesca scarpe nel canale e fanno un discorso sulla vita dei perdenti. C’è anche una sequenza in cui Chiaki minimizza su quello che Ryuzaki le ha fatto dicendo che “in realtà non l’ha nemmeno sentito”, “che è stato talmente veloce che nemmeno se n’è accorta” e cose simili, dimostrando di essere il personaggio che merita rispetto. Di certo più rispetto di quanto lo meritino un giamaicano con la faccia di pietra, un teppista deficiente che sfonda porte e tetti, un altro che preferisce farsi film luce in testa con allegorie e paragoni ignobili piuttosto che agire, una ragazza con il quoziente intellettivo inferiore a quello di Ralph Winchester e la sorella maggiore che ancora non ho ancora capito perché diamine si trasforma in una bambina di cinque anni.

I nostri eroi si presentano da Takayanagi come nuovi allievi del club nell’entusiasmo generale di Aya e Maya che ricordano i vecchi tempi gloriosi. E mi chiedo quali, visto che al massimo erano un’adolescente e una bimba che poteva giocare con le barbie. Ma torniamo a Ryuzaki, che si sta godendo un bel film porno proiettato in un’aula dell’istituto (perché vederlo a casa è da coglioni), quando viene interrotto da Maya che impugna un ramo di… un ramo, punto.

I due fanno discorsi casuali su quanto sia potente il comitato, sul fatto che l’iscrizione di Soichiro e Bob al club è esclusa e su quanto Ryuzaki vorrebbe scoparsi Maya. Bob, intanto si allena con Takayanagi e qui c’è anche una sequenza in cui Chiaki minimizza su quello che Ryuzaki le ha fatto dicendo che “in realtà non l’ha nemmeno sentito”, “che è stato talmente veloce che nemmeno se n’è accorta” e cose simili, dimostrando di essere il personaggio che merita rispetto. Di certo più rispetto di quanto lo meritino un giamaicano con la faccia di pietra, un teppista deficiente che sfonda porte e tetti, un altro che preferisce farsi film luce in testa con allegorie e paragoni ignobili piuttosto che agire, una ragazza con il quoziente intellettivo inferiore a quello di Ralph Winchester e la sorella maggiore che ancora non ho ancora capito perché diamine si trasforma in una bambina di cinque anni. Oltretutto dovrei anche prendere seriamente questa scena dopo i capitoli precedenti? E di punto in bianco, tra l’altro?

E il fumetto si conclude con Maya che restituisce i vestiti ad Aya dicendo che aveva un impegno e le ultime vignette raffigurano Ryuzaki in un buco nel terreno, riempito di botte e con il ramoscello di Maya poggiato sul petto con i vestiti strappati. Dopodichè c’è un autotributo dell’autore per una sua tipica giornata tra giocare a Tekken 3 (non l’avrei mai detto) e consegnare il lavoro finito.

QUESTO FUMETTO FA SCHIFO!

Come primo numero è qualcosa di oscenamente insensato, anche per una ristampa, succede letteralmente tutto e nel complesso non succede niente. E’ zeppo di roba casuale, molte scene sono talmente insensate da non lasciarmi fare altro che sbattermi le mani in faccia e dire “non è possibile”, l’attenzione al sesso e al nudo femminile a discapito di qualsiasi altra cosa urlano “fanservice” in ogni tratto, i personaggi si sviluppano partendo da una base idiota per finire con dei discorsi presi a caso da film e affini e anche per giudicare risse, spade e tette fanno un lavoro peggiore di quanto fatto nei film della serie “Deathstalker”. Davvero, non c’è altro in questo fumetto. Non è nemmeno uno di quelli talmente stupidi che è da leggere per perdere tempo, sinceramente. E’ qualcosa di orribile. Come lettore casuale ci sono rimasto veramente male, tanto che senza problemi, prima di buttare l’album nella differenziata della carta solo perché non ho un camino, ho detto più volte agli amici che mi spiavano mentre buttavo giù questa recensione “Mi vergogno di avere ancora questo coso tra le mani”. E nemmeno con “The Human Centipede (first sequence)” sono arrivato a dire questo, HO PRATICAMENTE DETTO TUTTO.E ora un breve discorso personale. Un numero 1 di un fumetto (anche di un manga) deve avere quella giusta dose di trama e eventi che devono spingere il lettore a voler sapere di più su cosa accadrà. Cosa che questo albo non fa. Mai ho visto qualcosa di più oscenamente brutto su carta stampata.

Ah no, l’ho fatto, ma in questo caso non è un fumetto. Ne parlerò nel prossimo numero.

Grazie per l’attenzione e per la pazienza avuta fino a ora, spero che vi divertiate a leggere come mi diverto io a scrivere.


Resident Evil 3: Nemesis



“E’ stata nostra l’idea di creare un virus per trasformare gli esseri viventi in zombie e che si propaghi, così da essere usato come arma batteriologica. Pensate alle possibilità, come uno scambio di prigionieri e nel prigioniero nemico si inocula questo virus”
“Quindi avete anche calcolato misure di contenimento per i governi a cui venderete questo virus. Possiamo sapere cosa avete scoperto”
“Ehm……………….. guardate ho fatto un coniglietto!”

Era il 1996 quando dalla Capcom viene rilasciato il gioco Survival Horror “Resident Evil”. Lo scopo era semplice: risolvere una trama e sopravvivere a attacchi di zombie e creature geneticamente modificate all’interno di una villa ai margini di una città in cui ci sono stati strani eventi. L’idea di usare il sistema di giochi come il classico “Alone in the Dark” o “Ecstatica” in un’ambientazione moderna e piena zeppa di biotecnologie sembra essere buona e infatti questo franchise sta continuando ad andare avanti. L’atmosfera incuteva molto timore nei giocatori: in evidente inferiorità numerica, in ambiente ostile e con poche munizioni si doveva sopravvivere e risolvere la trama del gioco. L’idea ha avuto successo per il primo e per il secondo gioco (con pochi difetti segnati dai limiti della tecnologia), ma in fin dei conti restano dei classici della Capcom.
Nel 1998 la Capcom ha cominciato a lavorare al progetto “Resident Evil 1.9″, nome cambiato, poi in “Resident Evil 3: Nemesis” per una questione di consistenza di titoli e di progetti annessi. L’anno dopo questo titolo venne rilasciato in tutto il mondo. Nonostante gli incassi minori rispetto ai primi tre titoli, i guadagni furono comunque abbastanza. La ricezione popolare? Beh… non vi anticipo niente. Preparate le erbe blu e rosse (senza fumarvele), state attenti agli angoli e contate bene i proiettili rimasti, stiamo per buttarci in…

RESIDENT EVIL 3: NEMESIS

L'ora peggiore della Capcom

1. Grafica

Nonostante l’anno fosse il 1999, la grafica è sinceramente troppo sporca anche per gli standard dell’epoca. Un tripudio di texture tremolanti e modelli dettagliati molto poco. Purtroppo alla Capcom i tentativi di apportare migliorie grafiche non sembrano aver dato frutti, sempre che ce ne siano stati. Il motore grafico è praticamente identico a quello dei due episodi precedenti.Inoltre il tallone di achille della serie per i primi episodi è stato uno: la divisione tra sfondo disegnato in 2D e elementi dello sfondo in 3D era troppo netta, tanto da compromettere l’atmosfera di gioco. Se, per esempio, il giocatore passava accanto ad una macchina della polizia disegnata come facente parte dell’ambiente, ma con la sola portiera renderizzata in 3D c’era l’assoluta certezza oltre ogni ragionevole dubbio che da lì sarebbe uscito qualcosa. L’unica cosa che manca è un cartello con su scritto “Zombie in arrivo, risparmiati pure di saltare dalla sedia quando cambierà musica e il coso uscirà fuori”. Lo stesso si può dire del resto degli ambienti. Insomma, l’offerta di qualcosa di nuovo è nulla e la visuale è sempre quell’irritante vista telecamera, perchè alla capcom non sapevano programmare bene una visuale in 3D decente e hanno rubato la visuale stile Alone in The Dark. La strada era ancora lunga verso una grafica buona, ma qui non si vedono passi avanti.

“Avanti, dammi i soldi del pranzo”

2. Gameplay

Per una volta si sono accorti che è difficile mirare accuratamente alla testa quando hai degli zombie davanti e dietro, così almeno una nota positiva sui controlli ci sono. Prima la pistola doveva essere leggermente alzata per sparare alla testa, ora basta girare nella posizione giusta. In effetti anche come coerenza di gioco questa cosa regge. Se il protagonista sapeva già che solo sparare alla testa funziona perché mirare a prescindere per far fare agli zombie la fine di Cicciobombo Cannoniere con tre buchi nel sedere? E nonostante questo la giocabilità non è migliorata per un solo elemento: la raccolta degli oggetti. In questo gioco funziona così: ti avvicini all’oggetto, magari una scheda elettronica, premi il pulsante per raccogliere e ti trovi l’oggetto renderizzato in 3D che ruota davanti a te con la scritta

“Vuoi raccogliere SCHEDA ELETTRONICA? [Sì|No]“

Posso anche capire che si vuole vedere da vicino questo oggetto, ma chiederlo mi sembra superfluo. Selezioni sì e…

“Hai raccolto SCHEDA ELETTRONICA!”

…ma davvero?

E c’è solo da abituarsi, perché è così per tutto il gioco. Per quanto riguarda i salvataggi della partita… beh, è al solito. Lungo il gioco verranno trovati dei nastri di inchiostro e delle macchine da scrivere, insomma come per dire “non potete salvare come dei pazzi durante tutto il gioco”. Questo è semplicemente frustrante. Per la versione per Playstation potrei anche capire, data la memoria limitata dovevano escogitare questo sistema. Ma portare questo brutalmente anche per altre piattaforme, come il PC, mi sembra assurdo.

Ripetere molte volte una parte solo perchè per esempio i proiettili sono finiti oppure sbagli un controllo invece di un altro è comprensibile. Ma quando si perde perché si resta bloccati da oggetti disegnati male sullo schermo senza avere la minima idea di come aggirarli perché non si vede bene da vicino a causa della vista a telecamera fissa non porta al completamento del gioco, ma preferiresti buttare il disco fuori dalla finestra. Insomma, ritmi frenetici e frustrazione alta per motivi sbagliati con un controllo che non è dei migliori. Non è molto positivo come bilancio. Fortunatamente per i giocatori meno esperti è stata prevista un’altra implementazione nella trama: i bivi. Semplicemente a volte viene posta la domanda se si vuole compiere un’azione (tipicamente coraggiosa o quasi da suicidio) o un’altra (più saggia o che porta a una fuga). Quanto influisce sulla macrotrama? Meh… non so dirvi, non ho fatto tutte le scelte possibili, mi sono annoiato molto prima. Sono anche presenti dei puzzle. Letteralmente… e voglio capire il perché, ma di questo ne parleremo tra una riga.

3. Ambientazione

Sinceramente? è incomprensibile. A volte non si sa se si é in una città in fiamme, un laboratorio, un dungeon o in una congrega di enigmisti. Non posso capire perchè invece di schede, carte, chiavi o affini vengono usati dei puzzle per aprire porte o armadietti. E dico davvero. Schede elettroniche in ville in stile Liberty, porte in commissariati che si aprono con medaglioni e cripte che come serrature di sicurezza hanno un sistema di password codificato a 512 bit. L’ultima me la sono inventata, ma il resto no.

L’enigma più geniale del mondo? Riguarda due statue e due oggetti, una bussola di bronzo e un libro di bronzo. L’insieme di istruzioni è:

  • Vai alla statua 1, tira una leva e prendi il libro di bronzo
  • Attraversa la città per andare alla statua 2. Metti il libro di bronzo in mano alla statua 2 e prendi la bussola di bronzo
  • Torna alla statua 1, mettile in mano la bussola di bronzo
  • La statua si girerà per mostrare una nicchia con una batteria per auto dentro, prendi la batteria.
Per sopravvivere agli zombie servono una pistola e un abbonamento alla Settimana Enigmistica

Per sopravvivere agli zombie servono una pistola e un abbonamento alla Settimana Enigmistica

Già il fatto che la sicurezza di questa città è qualcosa di inenarrabilmente complesso e ben attrezzato pone seri dubbi sulla serietà dell’ambientazione, ma la domanda che uno si pone è una: perché diamine una statua ha un meccanismo che rileva una nicchia che contiene una batteria? E soprattutto chi è il buontempone che ce l’ha messa? Non mi chiedo nemmeno il perché ce l’abbia messa, visto che Raccoon City sembra una città progettata in blocco da Ivo Shandor, Jareth il re dei goblin di “Labyrinth”, la Impregilo e un laureato all’Intrepido in scienze politiche. Insomma… le soluzioni poste per risolvere certi problemi sembrano trasformare Resident Evil in un gioco di Indiana Jones. E tu ti chiedi perchè tra tante opzioni hanno scelto proprio questa. Potrei anche capire che sia un tributo ad “Alone in the dark”, ma quel gioco era ambientato in una villa costruita in epoca coloniale e con un mucchio di enigmi solo per coprire informazioni, questa è una città del ventesimo secolo. A meno che a Raccoon City temono più i ladri degli zombie, lì avrebbe un tantino di senso in più.

4. La trama

NEGLI EPISODI PRECEDENTI DI RESIDENT EVIL

Nel primo episodio la squadra S.T.A.R.S. della polizia, che comprende, oltre ai protagonisti Chris Redfield e Jill Valentine, anche altri personaggi tra cui Albert Wesker, indaga su attacchi attorno a una villa nelle campagne di Raccoon City, trovandosi intrappolata, poi lì dentro. Tra zombie ed altre amenità i due e la loro squadra scoprono che la villa non era una villa e basta, ma l’accesso a un centro di ricerca della Umbrella Corporation, il cui scopo è (guarda un po’) creare zombie tramite il T-Virus (e ancora mi chiedo… perchè?). Tra abbattimenti vari di zombie e altro si scopre che Albert Wesker lavora, in realtà per la Umbrella e cerca di dare in pasto ai mostri l’intera squadra. Chris e Jill sopravvivono, ma tra i due solo Jill resta in circolazione. Di Chris non si saprà nulla fino all’episodio 5.
Due mesi dopo, in Resident Evil 2, nonostante gli avvisi la città di Raccoon decide di grattarsi la pancia mentre il virus arriva in città. Claire Redfield (la sorella poliziotta di Chris che era venuta a trovarlo in città) e Leon Kennedy (un poliziotto al suo primo giorno di lavoro… bella sfiga, eh?) si trovano in mezzo a una città distrutta dagli zombie. Si scoprono un altro paio di antefatti per gli eventi del primo episodio, ad esempio la vera nascita dei virus, creati da William Birkin con l’intento di ricostruire i tessuti neurali morti. Si scopre, inoltre il G-Virus, che trasforma gli uomini in armi biologiche coscienti (…questo ha più senso degli zombie, ma ancora mi chiedo il perchè) e che Birkin, dato per morto a causa di una squadra della Umbrella Corporation, per salvarsi si inietta quest’ultimo in corpo diventando il boss finale del gioco e facendo cadere una fiala di T-Virus nel sistema fognario scatena l’apocalisse zombie di Raccoon City. Leon sopravvive e Claire distrugge Birkin che intanto era diventato una sorta di oloturia gigante, poco da dire. Ma contemporaneamente a quanto è successo in Resident Evil 2 ecco cos’altro accadeva a Raccoon City.

La protaginosta è di nuovo Jill Valentine, reduce dal primo episodio, con più cattiveria e meno stoffa addosso (perchè, ricordiamolo… nulla è più forte del fanservice).  che si trova nella Raccoon City infestata dagli zombi di Resident Evil 2.  Lei è assieme a un altro poliziotto, Brad Vickers, che, dopo nemmeno tanto tempo e tanti puzzle, viene fatto fuori dalla rottura di palle che dà il nome a questo episodio: Nemesis, un mostro biomeccanico che si presenta esattamente come nella copertina creato apposta per uccidere tutti i membri della squadra S.T.A.R.S. per coprire gli affari della Umbrella Corporation. Non sono proprio sottili quelli della Umbrella, a quanto pare. Perché impiegare un cecchino per far fuori dei semplici umani quando puoi ricorrere a questi marcantoni?.

Io ho finito il gioco con l’uso di trainer per fare questa recensione e il popolo dei gamer mi darà addosso solo per questo, ma devo dire che quella di Nemesis da uccidere è un’idea balorda, nonostante avessi tante munizioni a disposizione. Senza smettere di sparargli addosso ci ho messo qualcosa come 4 minuti, tempo che per un gioco così è un’infinità e non ho nemmeno contato le munizioni che gli ho scaricato addosso. E, ovviamente, anche se lo stendi si riprenderà comunque, quindi almeno per quelle parti me ne sono dimenticato dei trainer.

Nella città Jill incontra Carlos, Nikholai (che sta per crepare visto che è stato attaccato da uno zombie) e Mikhail, un gruppo di sopravvissuti della Umbrella Biohazard Countermeasure Service (UBCS). Perchè questa squadra è stata mandata lì? Perchè la Umbrella pensava di contenere l’infezione del virus zombizzatore con delle squadre armate. Fatemi capire… la Umbrella manda una squadra di quattro tizi armati nemmeno all’avanguardia per fermare le ondate di zombie e Nemesis per far fuori quattro sbirri nemmeno con addestramento militare avanzato? Secondo me qualcuno ha invertito le disposizioni, perché non mi spiegherei questa cavolata altrimenti.

L’attenzione si muove verso un tram che devono mettere in moto per andare avanti con la trama. Dopo un mucchio di puzzle assurdi (tra cui quello sopraccitato della batteria per auto) il tram viene messo in moto. Ma chi si fa vedere? Ovviamente Nemesis! Tra macelli vari Mikhail crepa, il tram esplode e Carlos e Jill si separano, per riunirsi dopo sul tetto di una torre con orologio per prendere un elicottero che sta per partire, Tra attacchi vari di zombie e mostri (tra cui anche un paio di Nemesis che continua a mutare e se non vi siete ancora rotti di lui siete più pazienti di me), Jill si riunisce a Carlos per prendere l’elicottero. Ma dietro di loro chi spunta? Nemesis ovviamente! Che con un lanciarazzi abbatte l’elicottero e combatte con Jill.

"V-vll t il gi c durrrrr?! Sall't t mi ammmm'c Sssos'!"

“V-vll t il gi c durrrrr?! Sall’t t mi ammmm’c Sssos’!”

Io non ho problemi ad accettare una sconfitta del genere, ma sinceramente questo è il classico gioco da scherzi cinesi. Nel senso… finora qualsiasi tentativo di salvataggio è finito male perché così vuole la trama. Se proprio dovevano continuare a che serviva mettere un elicottero? Ma anche se fosse stato necessario sarebbe stato carino vederlo esplodere da lontano invece di fare tutta la strada per poi vederlo distrutto a 30 centimetri dai protagonisti. Oltretutto anche la cutscene in video è la cosa più anticlimatica del gioco, visto che questo dovrebbe essere la fine di un capitolo di questa trama. Intanto la frustrazione sale.

Temporaneamente (come al solito) Jill vince, ma viene infettata. Jill sviene e Carlos cerca un antidoto mentre si risolve tutta la trama di Resident Evil 2. Carlos va all’ospedale per cercare un vaccino, lo crea e… altra sorpresa! Nikholai è vivo! E rivela di essere uno dei supervisori della Umbrella che doveva monitorare i movimenti dei soldati contro Nemesis per raccogliere dati per rendere i mostri tipo Nemesis più forti! Sinceramente… ma c’è qualcuno su cui ci si può fidare della Umbrella? No perché penso che ormai l’opinione che i vari personaggi si siano fatti in 3 episodi è che se vedi uno della Umbrella è meglio sparargli in faccia. Specialmente se lavori con lui. Beh Nikholai fa una fine del cazzo visto che uno dei mercenari che ha ucciso tira la spoletta di una granata e lui si butta dalla finestra. Carlos sta per tornare quando c’è la classica sequenza “bomba a tempo”. Ebbene sì, Nikholai ha minato l’ospedale e Carlos deve scappare via. Prima ancora che io possa chiedermi perché ha minato l’ospedale e dove ha trovato il tempo Carlos ce la fa e torna alla torre dell’orologio, inietta il vaccino a Jill e appena si riprende la mette in guardia da Nikholai e poi se ne va, visto che la Capcom non è ancora riuscita ad implementare il controllo di una squadra.

Jill va a Raccoon Park, entra in un capanno e lì scopre altro sull’antefatto dell’affare Zombie Virus. In un capanno… in un parco… al centro di una città… sicurezza ai massimi livelli, eh?. Incontra Nikholai, lui le spiega il suo ruolo e va via. E tutto questo succede perché il Papa non è re, non so spiegarmi altro.  Jill attraversa poi un cimitero e lì… un momento… stai in una città infestata da un virus che attacca i cadaveri e tu te ne vai in un dannato cimitero? Va bene, non ci saranno scene con scheletri tipo “Armata delle tenebre”, però i morti freschi comunque ci sono. Non so se è disperata o idiota, decidete voi.

Comunque va lì, attraversa il cimitero, uccide un verme gigante (non l’ha mandato la Umbrella e tecnicamente non c’è stato un tempo materiale per una mutazione, quindi direi che stiamo cominciando con i mostri casuali) e se ne va verso un centro di ricerca della Umbrella, già noto a chi ha giocato a Resident Evil 2. Lì incontra di nuovo Carlos, lui le dice che il governo ha pianificato una copertura e che l’esercito distruggerà Raccoon city con un missile diretto alla centrale nucleare della città (e direi che era pure ora) poi si separano di nuovo per cercare una via d’uscita dal centro di ricerca. Non faceva prima a telefonarle? Tanto la sua presenza è utile quanto una macchinetta di preservativi in Vaticano.

Jill riesce a ripristinare l’energia per uscire, ma incontra Nikholai, che dice che ha ucciso gli altri supervisori della Umbrella (perchè?) e che c’è una taglia sulla testa di Jill Valentine. Viene bene ricordare queste cose e fare questi scontri QUANDO UN MISSILE STA ARRIVANDO PROPRIO SOPRA LE LORO TESTE PER INNESCARE UN’ESPLOSIONE NUCLEARE. I due combattono e se il giocatore è bravo Jill vince, ma parte il conto alla rovescia del missile. Jill scappa e finisce nella zona dove c’è il cadavere del Tyrant di Resident Evil 2 assieme a un Rail Cannon. Ok, perchè tenere un cannone ad energia in uno scantinato grande quanto la mia stanza se non per convenienza alla maniera di Emmerich? Jill fa per uscire, ma incontra Nemesis che si fonde con il cadavere citato prima per diventare… lui solo sa cosa e la grafica pessima non aiuta… Se il giocatore è bravo a calcolare i tempi Jill farà fuori il mostro con un colpo del Rail Cannon e scappa via prima che la città venga distrutta. E il gioco finisce con Barry Burton, redivivo dal primo episodio, che guida l’elicottero che porterà Jill alla salvezza mentre la città finisce vaporizzata. Oh beh, almeno Jill non dovrà stilare rapporti…

QUESTO GIOCO FA SCHIFO!
La trama è debole, idiota e in alcuni punti cretina, i puzzle sono fuori luogo, i controlli, nonostante il miglioramento rispetto ai precedenti, restano uno schifo, la grafica è pessima e gli elementi nuovi non aggiungono nulla alla serie, metà degli elementi di gioco sono solo ripetizioni dei precedenti e in più c’è Nemesis, che più di essere un avversario è una rottura. Quando un boss ricorrente è fatto bene la cosa dovrebbe impressionare il giocatore, ma con Nemesis dopo il terzo o quarto attacco l’unica frase che esce fuori è “Ancora? E basta!”. La longevità di questo gioco è indefinita, o sei troppo frustrato e lo rimuovi subito dalla tua collezione oppure quando lo finisci non hai motivo di rigiocarci, specie ora che le sequenze filmate e non sono disponibili ovunque in internet. Perfino le aggiunte non sono buone. Semplicemente il costume di Jill cambia (e tra questi c’è anche il costume di Regina di Dino Crisis), gli epiloghi di tutti i personaggi coinvolti finora nella serie (e per averli tutti si deve finire il gioco 8 volte solo per epiloghi testuali). Insomma… si può rigiocare solo se si ha una necessità di finire qualsiasi cosa al 100%


“Cronache del mondo emerso” di Licia Troisi


“Non preoccuparti” disse Ido a Nihal mentre si avvicinava al drago “mostragli coraggio e vedrai che diventerete una cosa sola. Ora allunga una mano verso la sua bo-.. Nihal ora esci da… beh… io l’ho detto che diventavate una cosa sola”.

Ai primi del 2000 si è avuto un rilancio del genere fantasy nella letteratura. Molte saghe moderne sono nate, infatti, in quel periodo, basti pensare al ciclo di Eragon per dirne una. Il problema è che questo ha spinto chiunque a tentare la strada del fantasy. A volte i risultati sono stati più che buoni, ma una nuova saga stava nascendo. Nel 2004-2005, pubblicizzata molto bene dalla mondadori, faceva capolino nel mondo della letteratura Licia Troisi. Quello che si sa di lei non è molto o di molto rilevante, solo che ha frequentato il liceo classico e si è laureata in fisica con specializzazione in astrofisica, appassionata di manga e si creava storie che recitava da sola . Il fatto che ora scriva romanzi fantasy dice molto sull’andamento della ricerca. La voce che circola, comunque, è una lontana parentela con Massimo Troisi, cosa che probabilmente le è valso il contratto con la mondadori. Dopo due anni di correzioni e la trasformazione in trilogia (perché tutto quanto deve essere una trilogia?) viene pubblicato nel 2004 il primo libro delle Cronache del Mondo Emerso.  La cosa fa scalpore, gli appassionati del genere in italia fanno la fila per comprare i libri e addirittura si è prospettata l’uscita di un videogame, progetto cancellato. Beh affilate le spade, mettete le selle ai draghi e cercate di immaginare come è fatto un Fammin, visto che qui non è descritto, stiamo per buttarci in…

CRONACHE DEL MONDO EMERSO

 

Sul risvolto di copertina la premessa non sembra male. Si nominano una ragazza, un Tiranno, un giovane mago e una vendetta. Trita e ritrita come storia, ma so bene che i risvolti di copertina non sono mai giusti con il libro in questione, perciò soprassiedo. Nemmeno quando si nomina un Mondo Sommerso (decisamente ovvia come intuizione, visto che già dal titolo si può intuire una sua esistenza) mi scoraggio, ma quello che però mi mette in guardia è una sola frase:

Ecco per la prima volta in un solo volume tutti i libri di una trilogia che è stata concepita sin dall’inizio come un unico grande romanzo

…grazie Capitan Ovvio! è normale che ogni trilogia è concepita come un’unica opera… ok, andiamo oltre

Libro 1: Nihal della Terra del Vento

Dopo due citazioni di rapporti e relazioni in pieno stile Asimov la storia comincia. La protagonista è, appunto, Nihal, una ragazza descritta con capelli lunghi e blu e occhi viola (tenete a mente come è fatta, mi raccomando). Questa bambina è figlia di un fabbro che ha una bottega nella torre di Salazar, città principale della Terra del Vento e che si comporta da maschiaccio fin da bambina, gioca a tirare di spada con gli altri, colpisce i suoi compagni di giochi a fiondate e non perde occasione per fare a botte (per chi ha vissuto negli anni ’90 non vi sembra tanto Fantaghirò fino a ora?). Più avanti convince il padre a farsi regalare una spada (convenientemente di Cristallo Nero, secondo il libro indistruttibile) e a farsi mandare da una maga, Soana, per farsi insegnare la magia. Io capisco che c’è da fare una trama e che se no il libro non va avanti, ma siccome questa Soana non aveva la minima idea di chi fosse Nihal, ma solo che il padre, spesso, le dà armi da incantare e nemmeno per uso personale, ma solo su commissione… quantomento sembrerebbe carino introdurre la cosa un po’ meglio.

Con lei c’è Sennar, un giovane mago dai capelli rossi, che è da Soana con gli stessi scopi (destini incrociati dall’inizio? hmmm). Più avanti c’è una cosa che tecnicamente mi lascia allibito, vale a dire Fen (che morirà), un cavaliere di drago di cui Nihal si innamora, ma che sta con Soana. Sinceramente resto perplesso, capisco che Nihal alla fine è una ragazzina, ma addirittura farla innamorare di un divo? O è la classica “sindrome di Fantaghirò”, ossia che l’eroina si innamora solo di un cavaliere più forte di lei? Comunque fino a 100 pagine sembra il background di un personaggio di Dungeons & Dragons quello che si è capito è che:

  • Nihal si innamora di Fen ed è gelosa di Soana
  • Sennar è un mago più bravo di Nihal
  • Quest’ultima è più brava a combattere che a lanciare incantesimi.

Ora mancano solo un druido, un bardo e un ladro e abbiamo messo insieme un party di Dungeons & Dragons

Fortunatamente tutto è bene quel che finisce bene e Salazar è invasa dall’esercito di cavalieri neri del Tiranno proprio quando Nihal va a trovare suo padre. Non sapevo che la situazione politica era così alle strette… tra l’altro per chi legge è decisamente una cosa che viene dal nulla, chi è questo Tiranno e com’è che nessuno se n’è accorto se veramente era così conosciuto? Insomma, capisco che magari Salazar non è Fort Knox, ma se si sa che c’è una minaccia contro le terre libere perchè non c’è un esercito in difesa? Soprattutto non si muove un esercito dal nulla. Il papà adottivo (altra rivelazione) di Nihal muore, lei scappa per le fogne, Soana e Sennar la trovano e scappano. Quando stanno per finire male il morituro Fen li salva portandoli via su un drago. Arrivati in un villaggio Nihal dà ancora sfogo ai suoi due simboli fallici preferiti: la sua spada e quella di Fen, in un duello d’addestramento con lui per sfogare la frustrazione. Caro Fen, cavalchi un drago e c’è una minaccia di guerra alle porte, com’è che non li hai ancora chiusi in una caserma?

Quando tutti si riprendono Nihal rivela la sua decisione di diventare un Cavaliere di Drago, prima la prendono a ridere, poi, quando va all’accademia prima rimane tre giorni sotto sole e pioggia, poi decidono di fare quella che nei videogame è definita Boss Rush: dovrà battersi con dieci guerrieri di seguito, uno alla volta, se ce la fa entra. Dagli scritti non sembra che la Troisi stia descrivendo un combattimento, piuttosto sembra una serie di combattimenti di Soul Calibur. E ovviamente ognuno ha un’arma diversa (frusta con lame, morgenstern, spadone, spada bastarda ecc.), temo che sia più nerd di quello che mostri. Oltretutto metà di quelle armi non ha nessuna applicazione in una battaglia, sono solo concessioni di fumetti, film, serie animate e videogame. Continuo a pensare che sia solo fanservice quello che lei fa.

Comunque lei vince e entra in accademia dei buontemponi, visto che con le minacce di guerra continue, la presenza del Tiranno e il suo esercito di Fammin (che non si sa ancora come sono fatti, non vengono descritti da nessuna parte), nessuno ha fatto un beneamato prima del’arrivo di Nihal e l’unica arma che hanno usato è un grattaculo.

Ovviamente come unica donna tutti la odiano, ma fortunatamente c’è Laio, il Ralph Winchester della situazione, un poveraccio buttato lì dal padre. Lei ce la fa, lui riceve una mano da lei e finiscono in battaglia. Quando loro due sfondano le porte di un castello (sì, nel mondo della Troisi le battaglie funzionano così), Fen cade con tutto il drago. E abbiamo che per un intero capitolo Nihal si mette a piangere. Ecco, finora questo libro ha la struttura di un fumettaccio, con personaggi messi a caso, eventi costruiti in convenienza narrativa e soprattutto morti del cazzo prevedibili e senza nemmeno dare il tempo al lettore di empatizzare qualcosa.  Purtroppo questo succede quando si progettano trilogie fatte da un autore per lo stesso autore.

Nihal viene mandata dallo gnomo Ido (sì, proprio gnomo) per terminare l’addestramento con un drago. Ovviamente lei riesce a domarlo e vola con lui. Intanto arriva l’ora delle decisioni irrevocabili e il Gran Consiglio delle terre libere dal tiranno ha deciso di mandare Sennar da solo al mondo sommerso mentre Nihal e Laio continueranno a combattere. A quel punto uno avrebbe semplicemente dovuto prendere una corda, farne un cappio e buttarla ai piedi di Sennar dicendo “Sinceramente? Vista la decisione presa questa è la via più semplice”. Perchè, ricordo… Sennar non ha esperienza bellica, non ha esperienza in campo politico e l’unica cosa che sa fare è fare magie. Non è un controsenso mandarlo per un compito così delicato? E il libro finisce con Sennar che saluta Nihal e Laio e si incammina via verso il suo destino da politico ringraziando che non ha a che fare con un Ignazio La Russa.

La storia, finora, sebbene trita e conveniente in più punti, ha ancora un senso. Purtroppo quello che si nota sono i riferimenti a giochi di ruolo, videogame e opere varie. Inoltre è la classica struttura di personaggi alla Final Fantasy, ossia dei ragazzini eroi che entreranno in guerra e che risolvono loro la situazione. Il che è bene per un videogame o un manga, ma è male per una cosa del genere. E sapete quale è la cosa peggiore? Che gli adulti li assecondano pure! Un po’ come a dire “Va bene, sappiamo che dovete salvare il mondo voi due, noi ci rilassiamo e vi portiamo i biscotti”. E del Tiranno non si sa nulla, solo che vuole conquistare tutto. Oltretutto viene nominato un massacro dei Mezzelfi più volte. E nihal è una ragazza con capelli blu, orecchie lunghe e occhi viola ed è decisamente più strana dei bambini normali. Tirate voi le somme, mi vergogno di farlo io per voi

Libro 2: La missione di Sennar

Sennar parte per la sua missione diplomatica suicida, riesce a trovare una nave per andare all’ingresso del mondo sommerso e comincia il rip-off di Monkey Island (vorrei dire che è di Pirati dei Caraibi, ma per come sono ridicole e comiche certe cose è praticamente il rip-off di Monkey Island. Sono rimasto deluso dalla mancanza di un teschio parlante e di duelli di spada a insulti.

La nave è del capitano Aires, una pirata con un fidanzato pirata che si fa mettere sotto da Sennar che cerca di fare il pirata e, quindi, perde il rispetto pirata di Aires e giura vendetta. Succede anche altro, ma per il resto guardatevi “Pirati dei Caraibi”, tanto è uscito solo l’anno prima.

Sennar, finalmente, arriva al Mondo Sommerso e, da bravo diplomatico, finisce in galera. Piano geniale quello del consiglio, complimenti. A portargli del cibo è Ondine (…una ragazza che vive sott’acqua e si chiama Ondine… Licia hai totalmente reinventato la stupidità), una ragazza che cerca di dargli una mano come può e che si è invaghita di lui. Sennar cerca di convincere il Conte del mondo sommerso di avere un’udienza con il re, ma ovviamente si deve tirare fuori il clichè “il mondo sopra l’acqua è corrotto, qui invece siamo tutti in pace”, che è praticamente perenne in film, libri, fumetti e videogame. La missione di Sennar sembra fallita, ma c’è il premio di consolazione. Siccome Sennar è giovane e tecnicamente si eccita anche guardando il pavimento ci prova con Ondine, ma lui, da bravo mago, conosce bene la trama che sta per succedere le resiste. Udienza con il conte, lui accetta e Ondine, per festeggiare, lo porta in locanda, in una stanza matrimoniale. Sennar, di nuovo, si muove verso Ondine, ma alla fine si ritrae, anche se sta per scoppiare. Che bel tipo, eh? Buono quanto pestare una merda.

In un’udienza scopre una spia del Tiranno (che ancora non si è capito cosa vuole davvero, perciò sta continuando a perdere serietà) che viene eliminata poco dopo. A queto punto, visto che il mondo sommerso non è più incorrotto il re accetta, l’aiuto sarà mandato e ora rimane un’ultima cosa da fare: gestire il flirt Ondine dato che porterebbe cataclismi nella trama, che sta cominciando a traballare. Sennar alla fine lascia Ondine, che prima piange e non vuole più vederlo, ma prima che lui parta gli dice questo

“Se è tanto importante per te, se per lei rinunci a me… devi giurarmi che farai di tutto per essere felice con lei. Se scoprirò che non lo hai fatto, non ti perdonerò mai. Io ho qualche diritto su di te, Sennar, ricordi? Ti ho salvato la vita”

E dopo questo picco di celata psicopatìa Sennar dovrebbe cominciare a pensare che era meglio fare come Descartes insegna. Oltretutto continuo a dire che Sennar è uno stronzo che prima ci prova perché la ragazza è lontana e poi  si ritira.

Nihal, intanto, accompagna Laio Winchester perché suo padre l’ha messo sotto processo per aver infangato la tradizione di famiglia perché è diventato alchimista… sapete cosa? Non ha senso ed è solo noia pura. Vado oltre e basta.

Nihal riceve l’investitura di Cavaliere e combatte contro il cavaliere di drago nero che ha invaso la sua patria nel primo libro, tale Dola. Primo scontro, si battono, Dola pianta una lancia nel fianco a Nihal, lei cade, il drago la riporta al campo. E via al secondo round (non scherzo, va davvero così). I due combattono di nuovo, cadono a terra, duellano di spada, Dola cade, Nihal sta per ucciderlo, ma si ricorda che un eroe che si vendica e basta non è un eroe, anche se Dola dice che ha preso parte al massacro dei mezzelfi. Perciò lo prende prigioniero. Ido a questo punto si rivela per quello che è, vale a dire uno di quelli che ha preso parte al massacro sopraccitato. E che Dola è… suo fratello. Non comincia nemmeno a fingere di avere senso questa cosa. Perché fare colpi di scena orchestrati così male? Un colpo di scena segue la struttura della pistola di Chekov: se al primo atto di un’opera teatrale si mostra una pistola carica questa pistola dovrà sparare alla fine del secondo atto. Non è che si uccidono persone a caso dicendo “Tanto torneranno”.

Dola viene condannato a morte e Sennar torna. Tutti e due vanno da Soana che li manda da una grande maga, tale Reis. Che le dà l’unica arma per combattere il tiranno, un amuleto da completare con delle pietre, oltre al suo vero nome, Sheireen, e le dice anche che lei era predestinata a compiere questa missione visto che solo i Mezzelfi possono maneggiare questo amuleto. Ovviamente qualcosa doveva succedere al ritorno, e infatti si sentono voci di soldati che combattono contro i loro commilitoni morti da tempo. Scegliete voi da cosa è stato fatto questo rip-off, perché a me viene in mente Heroes of Might and Magic 3. E Nihal si trova a combattere contro il redivivo Fen. Lei piange e prende mazzate, lui attacca e basta, poi però un colpo fortunato e Fen muore. E alla fine la parentesi dei non morti si chiude qui, solo per far combattere Nihal contro quello che più amava. Perché il Tiranno non l’ha fatto prima questo movimento, magari con i caduti delle guerre passate, non si sa. E il libro chiude con Sennar e Nihal che partono per il viaggio a cercare le gemme per l’amuleto

Ok, qui la qualità è dannatamente calata rispetto al primo libro. I colpi di scena sono troppi e fatti male, certe parti sono di una prevedibilità e di una noia mortale e il flirt con Ondine e il giuramento della psicopatica si riveleranno interamente senza scopo. “Ma così abbiamo capito che Sennar ama Nihal!” diranno i fan… come se non era chiaro dall’inizio del libro… Inoltre se avete un sentore di un rip-off totale di Guerre Stellari… aspettate che c’è di meglio

Libro 3: Il Talismano del Potere

Ora c’è un probema che c’era anche nel libro 2. Licia… se sai bene che nessuno compra questo libro come opera a sè stante perché riassumere i due libri precedenti?? Oltretutto (e questo è contro la mondadori) io ho comprato il volume unico con i tre libri per intero. Potevano tranquillamente modificarlo così da togliere questi riassunti ridondanti, soprattutto visto che a ogni inizio c’è sempre una descrizione di Nihal. Meno male che è stato concepito come opera unica, vi immaginate “Il signore degli anelli” con una descrizione della compagnia all’inizio di ognuno dei sei libri?

Ok, diciamo che le prime 3 pietre vanno lisce, c’è una soluzione banale per prenderle degna di una campagna di Dungeons & Dragons (lo sto citando troppo spesso, ma sto seriamente pensando che questa sia stata una campagna trascritta, un po’ come gli album dei Rhapsody/Rhapsody of Fire), perciò taglio oltre. Ido, intanto si confronta con un cavaliere di drago con un’armatura magica, Deinoforo, ma questo è molto forte e dà grosse difficoltà allo gnomo. Ido va da Soana a cercare consiglio e un’arma forte. Laio viene lasciato al campo con una lettera di commiato mentre Nihal e Sennar vanno a cercare un’altra pietra. Mentre Nihal e Sennar vanno avanti Laio si sveglia e trova la lettera, e siccome di fessi non ce n’è ancora abbastanza in questo libro Laio parte all’inseguimento dei due e finisce catturato, e fa amicizia con Vrasta, un Errato, un Fammin ribelle. Oltretutto io ho dovuto aspettare anni prima di vedere un’immagine di un Fammin, perché perdere tempo a descrivere un personaggio di una copertina di un libro e non questi cosi, visto che sono stati inventati di fresco? 

Nihal trova un’altra pietra in mezzo a un deserto e finisce aiutata da una carovana di commercianti d’armi. Vrasta e Laio scappano e ritrovano Nihal e Sennar in mezzo a quello che rimane della cittadina dei mezzelfi. Andando avanti Sennar e Nihal finiscono presi dalla banda di Aries con la stessa fortuna dei personaggi dei film di Emmerich, che li libera e li scorta.

Altro duello tra Deinoforo e Ido, il primo ci rimette un braccio, il secondo un occhio. Aires e Nihal diventano amiche davanti a un falò e mi aspettavo uno che con la chitarra suonava Ligabue. E dopo una lunga chiacchierata arriviamo all’altra pietra con un’altra soluzione banale, quindi taglio di nuovo.

Sennar dice a Aries di fare una rivolta e addestrare alla guerra, così da avere un alleato in più contro il tiranno, lei prima è esitante, poi accetta. Vabbè, andiamo direttamente al prossimo santuario, che c’è una cosa che mi ha lasciato perplesso. Uno spiritello dice a Nihal che deve battere due golem, ognuno ha in fronte la scritta “emeth” e per abbatterli deve cancellare la prima “e” per far scrivere “meth”… Come si giustifica l’ebraico nel mondo emerso? No, sul serio, questo è assurdo. Dì che c’era scritto “ghuldan” o “lijar” o “cruczas”, ma l’ebraico è praticamente una cavolata da inserire. E dire che finora era andata così bene.

Nihal li abbatte e, finalmente, succede quello che tutti si aspettavano: Sennar confessa il suo amore per Nihal da quando era bambino. Oh, ma ovviamente quando il mago si riprende cominciano a venirgli i dubbi. Come si fa a empatizzare per personaggi così? Una bambina viziata e un idiota approfittatore, questo sono. Fortunatamente qualche riga dopo i due fanno l’amore e dò i complimenti alla Troisi per la prima e unica cosa buona che ha fatto: usare discrezione sui dettagli della scena. Chiunque può farlo, ma almeno tra tante cavolate ne ha evitata una. E ovviamente ci sono pagine e pagine che dicono che Sennar non può muoversi, “non fa niente”, “ma ci sono i Fammin”, “voglio stare con te” eccetera eccetera. Sennar rimane nel Santuario e Nihal se ne va. Ok, bel modo di lasciare lì un ferito, senza nemmeno possibilità di procurarsi cibo o acqua. Vabbè. Prima dell’ultima battaglia sappiamo che Nihal completa il talismano con le otto pietre e Sennar viene preso prigioniero. E finalmente sentiamo parlare Il Tiranno per la prima volta. Ed è un imbecille… di quelli enormi… non si sa se caccia spavalderia o idiozia, certo è che è convincente quanto un Superboy Prime che dice “Ti ucciderò! Ti ucciderò fino alla MORTE!”. Vabbè, Nihal raggiunge Ido e, si preparano all’ultima battaglia… ed ecco la citazione coronante della trilogia intera, quella che mi ha dato più emozione di altro:

Nel giro di una settimana le truppe si erano lentamente spostate verso i confini e quella sera, la sera prima del 21 dicembre…

E appena ho letto questa citazione ho chiuso il libro e non l’ho letto fino al giorno dopo… Creatività? Persa del tutto. Dopo l’ebraico anche il calendario gregoriano. Dico io, che ci voleva a inventarsi nomi di giorni e di mesi diversi, come in Elder Scrolls? Ha preso le cose peggiori da tutti i videogame, tutti i film,tutti i manga, tutti i giochi da tavolo e di ruolo e ha scansato l’unica cosa da imitare ossia il calendario.

I buoni attaccano, poi Nihal sfrutta la magia e il talismano e i non morti vengono distrutti. Poi partono i duelli personali. Penultimo capitolo: La guerra tra Ido e Deinoforo. I due combattono, Ido ha la meglio, poi perde, poi vince, poi perde e poi scopriamo che Deinoforo era l’allievo di Ido. Rip-off di Guerre Stellari… di nuovo. E come sempre questa cosa arriva a caso. Vabbè, Ido vince, basta, capitolo chiuso.

Finalmente arriviamo all’ultimo capitolo: La guerra di Nihal e Aster. E c’è solo una domanda che echeggia: chi santa madre del diavolo della miseria nera è questo Aster? Poi fai 2 + 2 e capisci che è il Tiranno. Perchè non chiamarlo Aster dall’inizio? Perchè è sempre innominato? E perchè si nomina solo ora dopo 1242 pagine di strazio?

Ed ecco le rivelazioni finali nell’ordine:

  • Aster è un bambino mezzelfo
  • Aster è un bambino perchè il padre della donna che amava l’ha fatto diventare così
  • La donna che amava era Reis la maga
  • Aster era un mago molto promettente e che per le sue arti fu allontanato

E finalmente si capisce il motivo dell’esistenza del Tiranno: nessuno. Davvero, nessuno. Non c’è una cavolo di trama dietro, nessun intreccio, niente che lasci presagire le sue rivelazioni, niente a cui vuole arrivare e questo è ridicolo per un personaggio principale. E cosa vuole il Tiranno? Distruggere il mondo emerso per intero. E posso dire senza ombra di dubbio che questo piano è semplicemente il più stupido che abbia mai sentito. E ho anche letto in un fumetto di un piano che coinvolgeva la clonazione di due gemelli di Hitler. Cioè… che abbiamo qui, un bambino messo in croce che decide di vendicarsi su tutto e tutti sfasciando tutto. In ogni caso Aster continua dicendo che Nihalnonha mai amato davvero Sennar, si è servita di lui e che l’amore che prova per lui è falso. Oh che bella tattica… perccato che non ci sia stato nulla che avesse dato dei dubbi al lettore. Seriamente, Sennar e Nihal sono stati onesti per tre libri, addirittura Sennar stava per rimetterci la prostata quando è arrivato da Ondine e Nihal l’ha comunque salvato. Quindi è un’altra mossa da pessimo cattivo di un pessimo fumetto. Mi viene solo da dire al tiranno “chiudi quella fogna”. Non c’è stato un solo punto di questo capitolo in cui c’era azione, solo Aster che parlava.

Comunque, lo scontro finale tra i due è… Nihal che piange perchè nutre dei dubbi per quello che Aster le ha detto (…scherziamo? Basta che uno dice mezza cosa e lei piange? Stare lì a pensarci è troppo per lei?) e intanto gli pianta la spada in corpo. Totalmente anticlimatico questo momento, visto che Aster, il grande tiranno, il grande mago, il grande stratega, si fa ammazzare così. E mentre la torre nera crolla Sennar, tramite un incantesimo, si fa trovare vivo. E l’intero pacco si chiude con Nihal lo salva, lo porta fuori dalla fortezza del Tiranno e con un epilogo che mi sono rifiutato di leggere

QUESTA TRILOGIA FA SCHIFO!

La trama è banale e puerile e non mi sono lontanamente soffermato sul fatto che certi personaggi parlino con un gergale romano, i riferimenti a elementi di manga, film e videogames sono praticamente troppi. Posso stilare un elenco di quelli che ho trovato per essere chiaro, la stesura di quest’ambientazione è stata pigra negli ultimi capitoli, i duelli sono la cosa più ridicola del mondo e quello che regna dall’inizio alla fine è solo convenienza narrativa. Non posso che essere contento che altri progetti riferiti a questa trilogia, come videogame e giochi di ruolo da tavolo siano stati cancellati, nemmeno l’autrice ha tentato di dare dettagli all’ambientazione, ha solo fatto qualcosa che può capire appieno solo lei, praticamente un background di 1200 pagine infarcito di elogi al suo personaggio protagonista, che piace solo in quanto ragazza. Insomma.. fanservice allo stato brado, ma senza tentativi di dare dignità alla propria opera.


“2012″ di Roland Emmerich


“Signor presidente! Nel 2012 ci sarà una forte emissione di neutrini dal sole e quindi il mondo come lo conosciamo ora finirà il 21 Dicembre 2012″
“Quindi l’umanità ci arriva al 2012. Mi sta bene”

La prima volta che la teoria della fine del calendario Maya uscì nelle televisioni di tutto il mondo è cominciato il vero inferno in terra. Libri, trasmissioni, puntate speciali di programmi di informazione (se così si può chiamare) e articoli su riviste. E la domanda fissa era una: quando sarebbe finito? Questo bombardamento, ovviamente. Quello che sapevamo era che c’era questa teoria apocalittica, avevamo previsto anche che di sicuro sarebbe uscito più di un film, ma il peggio non l’avevamo nemmeno immaginato.  Dopo “10000 a.c.” e “The day after tomorrow” Roland Emmerich, assieme al suo partner e compositore prediletto Harald Klose, nonostante la statistica che nella classifica dei peggiori film una buona parte sono con una coppia in produzione esecutiva, decidono di cavalcare l’onda, soprattutto calcolando che Emmerich avrebbe da sempre voluto fare un film con un’inondazione biblica. E in effetti dopo una meteora, due glaciazioni, due invasioni aliene e Godzilla forse era arrivata l’ora di un pacchetto completo.  E così, con un budget di 200 milioni di dollari e una voglia matta di distruggere il mondo cominciò nel 2009 le riprese del film. Anticipo solo che il giudizio è più o meno dello stesso genere del film stesso: disastroso. Perciò preparate i gommoni, dite “ti amo” al vostro cane per l’ultima volta e non dimenticatevi di fare incetta di batterie e acqua distillata, stiamo per buttarci in…

2012

Tutto comincia nel lontano 2009, quando Adrian Helmsley, geologo, e Satnam Tsuratani, astrofisico, arrivano alla conclusione che un bombardamento di neutrini proveniente da un brillamento solare è collegato all’innalzamento delle temperature, questo arriva alle orecchie del presidente U.S.A Thomas Wilson (Danny Glover). dicendo che il mondo finirà al massimo dopo 3 anni. Più tardi, nel 2010… corro troppo? spiacente, lo fa anche il film. Dicevo, nel 2010 delle opere vengono messe al riparo e una diga viene costruita in Cina. Fa piacere che quello è stato un anni privo di eventi. Nel 2011 un curatore del Louvre muore. Tre anni in trenta secondi, di certo Emmerich ha studiato bene i tempi. Arriviamo, quindi, nel 2012 e l’azione si concentra sull’altro protagonista del film, Jackson Curtis (John Cusak), un autista di limousine che nel tempo libero scrive racconti di fantascienza. Beh… ok… abbiamo uno scienziato socialmente disadattato, come in Independence Day, Godzilla e Stargate, e uno che sbarca il lunario con problemi familiari derivanti da un divorzio, un po’ come l’altra parte del personaggio dello scienziato disadattato di Godzilla, Stargate e Independence Day. E poi dicono che è solo Stephen King con le idee fisse.

Jackson porta i suoi figli, Lily e Noah (Noah? Stiamo scherzando, vero?) al parco di Yellowstone, dove non solo incontra lo scienziato dopo essere stato preso dai militari, non solo vede un lago completamente evaporato, ma incontra anche un redivivo Garibaldi. E’ bello fissarsi su un momento Whiskey Tango Foxtrot dopo il primo avvenimento che attira l’attenzione del pubblico.

In realtà questo Garibaldi è Charlie Frost, un maniaco delle cospirazione e scopritore di verità negate, professore di Adam Kadmon, probabilmente. Lui gli racconta tramite un po’ di tecnochiacchiere e blaterascienzia che la terra finirà e che era tutto previsto dai potenti con tanto di piani di salvataggio tramite navi. Lì per lì Jackson non ci pensa, ma quando due gemelli russi che accompagna all’aeroporto gli dicono che lui morirà mentre loro si salveranno cominciano a salirgli le paranoie. Perchè devono essere sempre dei gemelli a fare i profeti delle tre euro? Ed ecco la battutaccia numero 1 del film. Kate e Gordon, rispettivamente l’ex moglie di Jackson e il suo nuovo marito stanno nel supermercato a parlare, si cominciano a sentire sotto i piedi scosse di terremoto.

Kate: “Hai sentito anche tu?”
Gordon: “Che cosa? Senti dobbiamo chiarirci, perchè c’è qualcosa che ci sta separando”
*sotto di loro si apre una crepa che li separa*

Lo devo dire, ero indeciso se guardare con disprezzo o con sdegno a questa scena. Jackson torna a prendere tutti i suoi familiari, li carica in limousine e scappano via per le strade con i palazzi che cadono, le crepe che si aprono e il resto della crosta terrestre che si sfalda. E ovviamente c’è lo spazio per la gag numero 2. In tutto questo trambusto davanti a loro ci sono due signore anziane che guidano piano senza accorgersi di quello che sta succedendo attorno a loro. Come faccio a prendere seriamente questo progetto se non tentano nemmeno di fare finta di voler essere seri in questo film?

I nostri eroi raggiungono un ultraleggero. Ora… chi lo pilota? Ovviamente la convenienza narrativa ci viene incontro quando scopriamo che Gordon ha un brevetto di volo! E mentre l’aereo fa acrobazie degne del primo volo della Morte Nera mi accorgo che tutto questo sembra tanto un videogame.

  • Missione principale: porta i tuoi all’aereo e scappa da Los Angeles.
  • Missione secondaria: Evita le vecchiette prima di arrivare a Hollywood
  • Missione bonus: fai tutto in retromarcia

Prossimamente il DLC dove si sostituisce la limo con l’Hummer limousine e le missioni speciali con il governatore Schwarzenegger protagonista. Comunque sia tornano da Charlie per prendere le mappe per le navi, ma la nostra camicia rossa ha deciso di tenere l’ultima trasmissione radio al parco di Yellowstone che sta per diventare un enorme vulcano, così l’autista deve ancora fare un livello di guida prima di raggiungerlo e farsi dire dove stanno, ma al ritorno la difficoltà aumenta perchè deve evitare i lapilli che cadono dal cielo (e che hanno fatto fare a Charlie la fine di Plinio il Vecchio in maniera molto gratuita).Destinazione… Cina.

Ora finalmente vale la pena di spendere due parole su Adrian, che cerca inutilmente di convincere il presidente degli Stati Uniti a salire sull’Air Force One per salvarsi sulle nuove navi, forse perché troppo vecchio per certe cose. Scena toccante, ma scontata. E soprattutto già vista in “Independence Day”. L’Air Force One parte lasciando il presidente a terra, a bordo si viene a sapere della morte del vicepresidente (di nuovo “Independence Day”, sto anche cominciando a pensare che sia un seguito ufficiale) e che la nube ardente di Yellowstone ci impiegherà 7 ore per arrivare a Washington D.C. Mi è venuto un dubbio, così ho fatto un attimo un piccolo lavoro con Google Earth…

…e mi sono posto 3 domande a cui  geologi-fisici-affini possono rispondermi:

  1. è umanamente possibile anche per un vulcano enorme creare una nube ardente che ricopra un’area di 2800 km di raggio?
  2. Calcolando che i fatti succedono più o meno in maniera istantanea… 2800 km in 7 ore? 400 km/h? è ancora umanamente possibile? Specialmente per un aereo bimotore volare più veloce di così?
  3. a rigor di logica, poi, non dovrebbe essere sepolta Las Vegas quasi subito?

Anche se non fosse diamo il beneficio del dubbio al film e torniamo alla trama. I capi dei governo mondiali partono tutti tranne quello Italiano, che ha deciso di passare gli ultimi momenti in preghiera. E qui si capisce che è fantascienza allo stato puro. Posso credere alle cabine della polizia che viaggiano nel tempo, alle spade laser, ai vampiri che brillano, ma non crederò MAI a questo). Roma cade addosso al premier e i nostri eroi vanno a Las Vegas. Jackson trova il suo capo, Yuri Karpov, miliardario russo e padre dei due gemelli profeti,  accompagnato dal suo pilota, dalla compagna Tamara e dai due bambini simpatici quanto una cacca pestata. Senza sapere come e in meno tempo in cui io potrei cominciare a farmi domande trovano un Antonov e partono, lasciandosi dietro la nube ardente che è partita da Yellowstone. Il presidente , intanto, continua a dare una mano, ma dopo dei rombi cupi la casa bianca viene investita dalla nube ardente. Danny si salva, ma subito dopo arriva uno tsunami che schiaccia la casa bianca sotto la portaerei U.S.S. John F. Kennedy. Avrei anche preferito che chiudesse “Sono vecchio per questa merda”. Però ho dovuto mettere il fermo immagine per capire una cosa. E il fotogramma era proprio questo:

Secondo Wikipedia la casa bianca è larga 220 metri con tutti gli uffici, mentre la portaerei è lunga 320 metri… COME CAVOLO FA ALLORA A ESSERE COSI’ GRANDE? Se questa nave è solo una piccola parte della macchina bellica americana com’è che non hanno ancora il dominio della terra? Vorrei saperlo, davvero! Oppure, almeno, insegnate un po’ di geometria ad Emmerich, diamine!

I Curtis e i Karpov, intanto, fraternizzano in volo in una sorta di allegoria della distensione U.S.A.-U.R.S.S. … con 20 anni di ritardo. Ora, ragazzi, la convenienza umana non ha limiti, quindi preparatevi davvero alla spiegazione per il salvataggio del gruppo di sopravvissuti, perché anche io stento a crederci. Sasha, il pilota, rende noto che il carburante sta per finire, quindi ci si deve preparare a un ammaraggio d’emergenza secondo le carte. Ma quando le nuvole si diradano scoprono che di sotto hanno il territorio cinese. E questo viene spiegato con il dislocamento dei continenti, inoltre sono anche vicini alla destinazione. Non ho parole… Mai qualcosa ha avuto più culo di questo. E’ come se Emmerich stesse in alto mare con la trama, volesse mettere questo elemento dell’aereo e invece di risolvere il tutto in una maniera sensata (e l’unica conclusione dopo un ammaraggio sarebbe la stata la morte dei personaggi) avesse trascinato un intero continente giusto per salvare un film. E poi parlano male di Superman che fa girare al contrario il mondo. Davvero, non ho parole… se non “Roland, sei un idiota”.

Sasha fa un atterraggio di emergenza, le famiglie si salvano in una Bentley caricata a bordo, ma non il pilota. Vengono presi dai militari cinesi, il Russo mostra il pass per lui e i bambini, ma non salva né l’autista con la famiglia né Tamara perché sapeva della tresca con Sasha. Fa piacere saperlo giusto per dire “i russi sono una massa di bastardi”. Entra in gioco l’altro personaggio che convenientemente li incontra: Nima, un monaco che vuole entrare di nascosto nelle navi di salvataggio dopo essersi messo d’accordo con suo fratello Tenzin che lavora in quei cantieri per salire con i loro genitori. Non dico più a cosa assomiglia questo film. Adrian, arrivato alle arche, vede la vera politica di salvataggio: gente con soldi e governanti che hanno investito nella costruzione. Lì gli viene la crisi del sindacalista e propone a tutte le navi di aprire le porte per far entrare tutti quelli nei dintorni, visto che anche gli operai non sarebbero stati salvati, così come Satnam che aveva anche previsto tutto ed è tornato in scena solo per essere inghiottito assieme al resto della sua famiglia.

Intanto Yuri è ancora a terra con i figli ad aspettare l’apertura delle porte, mentre Jackson, Nima e tutti gli altri entrano di straforo tramite condotti. C’è anche il tempo per un dito medio di Tamara verso Yuri quando si scambiano gli sguardi mentre un portellone di servizio si chiude. Mentre sono nel meccanismo dei portelloni Adrian continua a proporre ai governanti di aprire le porte e tutti accettano, anche la Premier Tedesca dicendo “penso che anche il Premier Italiano l’avrebbe voluto” (“Sì sì, ma prima le donne e le bambine, cribbio!”)(era il 2009, sappiamo tutti chi c’era al governo). E comunque è stato un altro riferimento a “Independence Day”, sto pensando di guardarlo di nuovo, almeno ci sono scene di azione e un alieno preso a pugni.

I nostri eroi si trovano tra gli ingranaggi, ma una rivettatrice lasciata per sbaglio blocca il portellone, ma abbastanza in basso per far entrare tutti… tranne il Russo e i bambini che per la fretta erano finiti sotto, peccato che si salvano. Mentre il portellone si rialza il russo lancia i bambini e cade di sotto. Gordon muore (sei stato utile solo per il brevetto di volo, ora non servi più a nulla) e il fratello del monaco cinese ci rimette una gamba. Intanto arriva uno tsunami di 1500 metri al di sopra dell’Himalaya, tutte le navi tranne quella dei protagonisti rimangono intatte. Il portellone aperto fa entrare l’acqua, si chiudono i comparti, odio questo film, Tamara affoga per salvare la bambina e il suo cane, Jackson libera gli ingranaggi, dio quanto odio questo film, sta per affogare, il figlio gli dà una mano e riallaccia i rapporti… e poi metto il fast forward nel momento in cui il portellone si chiude in tempo per evitare uno schianto contro la montagna. E il nostro film finisce con l’arca che arriva, nemmeno a dirlo, a Capo di Buona Speranza nel momento in cui le acque si ritirano e gli occhi sono fissi a guardare un’alba di appalti di ricostruzioni, probabilmente.

QUESTO FILM FA SCHIFO!

L’ironia diventa demenziale e fuori luogo, specie visto che questo film ha i toni di un film che viene preso “seriamente”, i personaggi sono triti e ritriti peggio del set di personaggi di Stephen King, non c’è un minimo di sviluppo se non quello più che scontato marca Emmerich, la trama reinventa la definizione di “copiare spudoratamente” e gli effetti speciali sono solo fracassoni. Davvero, non c’è un solo elemento che rende godibile “2012″, nemmeno la colonna sonora. Ho anche evitato di parlare di riempitivi fuori trama, visto che sono più o meno tutti con la stessa sequenza: una telefonata, parole dolci, un allarme, disastro, torniamo alla trama. E ce ne sono anche troppi di questi momenti, andrebbe bene solo per vedere gente morire. Seriamente, se vi viene voglia di guardare questo film passate a “Independence Day”, piuttosto. E’ uguale, ma con battute un minimo più divertenti.


“The Human Centipede (First Sequence)” di Tom Six


“Mi dispiace, agente, non ho visto nessuno corrispondente alla vostra descrizione”
“Va bene, dottore… ma può smetterla di prendermi le misure della bocca?”

Il mercato dei Blockbuster stagionali è pieno di roba che può finire su questa rubrica, ma anche i film creati solo per DVD e TV On Demand ci regalano delle grandi Gioie. Tempo fa un olandese ubriaco disse a un amico “Sai cosa sarebbe una buona punizione per i pedofili? Cucire la loro bocca al culo di un camionista ciccione”. Il problema? L’olandese ubriaco era Tom Six, film maker e ex direttore della versione olandese del Grande Fratello. Prendendo spunto da Cronenberg, Lynch e altri registi che probabilmente hanno preso le distanze da tutto questo e citando molto di quello che hanno fatto i nazisti durante la seconda guerra mondiale, Tom Six ha cominciato a girare questo film a basso costo, inizialmente destinato al mercato dei DVD, ma che anni dopo è finito nelle sale cinematografiche durante dei festival. Beh, non è che c’è molto altro da dire, le notizie sono poche e spesso e volentieri sono autoelogi di Tom Six stesso. Perciò state attenti ai dottori tedeschi, evitate di mangiare troppe fibre e guardatevi sempre le spalle, stiamo per buttarci in…

THE HUMAN CENTIPEDE (FIRST SEQUENCE)

ATTENZIONE: spoiler e contenuti espliciti, non mi riterrò responsabile di conati di vomito da parte di chi legge.

Il film comincia nelle campagne tedesche, un camionista rapito e portato via nella notte da una mano estranea. Cominciamo bene. In un periodo che va da un giorno a due mesi dopo Jenny e Lindsay, due turiste Americane, si trovano sotto la pioggia con la macchina rotta davanti alla casa del Dr. Heiter, chirurgo specializzato in separazione dei gemelli. Il buon dottore, dopo aver offerto loro riparo, le droga, stendendole a terra. Beh, un’esperienza europea l’hanno fatta. Quando si risvegliano si ritrovano legate a dei letti di ospedale in una sorta di laboratorio medico nella casa del Dr. Von Heiter con la compagnia del camionista rapito prima. Heiter dice al camionista che non è compatibile e lo uccide avvelenando la flebo. Ok, primo andato e non è un nero, almeno un po’ di correttezza politica c’è.

Convenientemente bussa alla porta del dottore un altro turista giapponese, Katsuro, che si rende conto che forse è proprio quella strada che porta sfiga ai motori.  Dopo che si risveglia il dottore spiega il suo progetto: riunire tre persone per creare una tripletta siamese che condivide l’apparato digerente, appunto quello che chiama “centopiedi umano”. E vuole fare questo perché…?

Wow, ci vuole davvero tanta maestria per disegnare le tavole anatomiche per le operazioni chirurgiche con il paint

Devo dirlo, il gioco di tensione finora non è male, anche se la trama è il classico polpettone del Dottore Pazzo. Il dottor Von Keiserheiterstein spiega nei dettagli tutto quello che concerne l’operazione, rimuovere, ossia, i legamenti delle ginocchia per non far estendere le gambe, rimuovere i denti davanti e fare una cucitura mucosa orale-mucosa anale, dicendo che il nutrimento passa da A a B per arrivare a C. E ora passiamo al “100% accurato”. Se qualcuno ha un’infarinatura anche minima di medicina (ma anche di logica) capisce che il progetto non può avere senso per varie ragioni:

  1. L’unica cosa che passa “in cascata” è il cibo, dell’acqua non si parla minimamente. Calcolando che la quantità di acqua presente nelle feci è poca (salvo casi particolari) questo darebbe ai soggetti al centro e alla fine al massimo tre giorni di vita prima di morire disidratati (-50% visto che è la cosa basilare che si insegna a medicina)
  2. Quando dico “l’organismo umano è una macchina perfetta” non lo dico per scherzo. Il rigurgito è la prima arma che usa l’organismo quando si cerca di mandare giù qualcosa che sia dannoso per l’organismo. Non funziona sempre, questo è vero, ma non penso che i soggetti dietro rimangano indifferenti se quello davanti spara direttamente in gola le feci. Inoltre non si parla minimamente della rimozione della lingua, questo porterebbe al soffocamento in caso di rigurgito. (-15%, è un dettaglio che può anche essere ignorato da uno scienziato pazzo)
  3. “Il nutrimento passa da A, segue B e viene escretato da C”. Sei anche un medico? Se dico che l’urinoterapia è una cazzata è per un motivo: gli scarti sono scarti, non sono riassimilabili. L’apparato digerente non viene intaccato dall’operazione, quindi niente cambia nel cibo. (-30%)

Rimane un 5% racchiuso nel nominare parti anatomiche, ma viene annullato nel momento in cui si realizza che questa è un’idea idiota. Lindsay cerca di liberarsi e scappa, ma Doktor Friederich Reichterstein la insegue e le spara una siringa anestetica, dicendole nel suo ultimo attimo di lucidità che ha tentato già una volta quest’esperimento con dei cani, morti dopo l’operazione (e la cosa non fa venire dei dubbi, no?) e che uno dei cani ha tentato di scappare e l’ha piazzato al centro della sequenza, cosa che farà con lei. Ora la tensione va scemando, visto che ormai si sa già quello che farà, resta solo il ribrezzo.

E dopo tutto questo arriviamo, finalmente, all’operazione in sé. Gli effetti speciali ci mostrano il dottore che taglia, cuce e rimuove, in maniera più suggerita che mostrata (l’unico tocco di classe del film, anche perchè buona parte degli elementi è solo digitalizzata), e poi si bea del suo lavoro mentre riposa. Il mattino dopo un sole chiaro (dopo giorni di pioggia senza fine) illumina Lindsay che dorme tranquilla. Il tutto fa pensare a un brutto sogno, ma realizza che non è un sogno quando si trova nel soggiorno con il risultato dell’operazione cucito davanti e dietro. I soggetti si risvegliano e… vabbè, questa immagine la metto lo stesso, tanto ormai la curiosità di vederli c’è…

“Amatemi! Adoratemi! Ora avete un costume perfetto per Halloween!” “Ma Halloween è passato” “Ah…”

La vera domanda è una: non ha sistemi di argani o sollevatori. Come diamine ha fatto a portare tutti e tre lì sopra da solo mentre dormivano? Forse ha lavorato anche sul siero per supersoldati? Ha il potere inutile della superforza per un secondo? 

Qui inserisco una nota personale. Per me il film poteva chiudersi qui. Se una cosa è stata insegnata da Hitchcock è che “la cosa che fa più paura è una porta chiusa”, intendendo che non è l’atto che fa veramente paura, ma è la tensione per arrivarci. Chiudendolo qui il film sarebbe finito solo con un grande “ommioddio” del pubblico, o anche una reazione, finendo per essere un decente horror indipendente. Ma se fosse stato un film decente ora non ne starei parlando.

Un mattino il dottore, giorno dopo tira fuori il suo frustino e i suoi stivali, forse eredità del nonno ufficiale delle SS, e una serie di prove da far fare alla sua nuova creatura, tra cui l’orrida “portami il giornale”. E esattamente a 54 minuti e 3 secondi il film smette di essere un thriller, perchè non suscita più paura o affini, è talmente ridicolo che non sono nemmeno impressionato in maniera negativa.

E con questo fotogramma la sceneggiatura alza le mani e dice “Fanculo, io torno a casa”

Le scene seguenti sono praticamente un allungabrodo di decine e decine di minuti. I tre sono chiusi in gabbia con Katsuro che si dimena, lui morde Grossendoktor Adolf Heiterebboels per prendere poi calci in faccia, poi i tre cercano di andare via essendo tanto furtivi quanto possono esserlo tre imbecilli che gattonano legati finendo scoperti (ma come avrà fatto?) e picchiati. Insomma… praticamente è tutto prevedibile.

Solo dopo queste scene il giapponese fa i biso… vabbè, s’è capito, in breve, la tipica vita di un centopiedi umano. Insomma la classica scena che secondo Tom Six il pubblico aspettava, con tanto di Lindsay che probabilmente vomita anche tra una cosa e l’altra. Accurato al 100%, mi raccomando.

Tempo di visite. Katsuro sta bene per uno in quelle condizioni, Lindsay è stitica e il buon dottore gli prescrive dei lassativi, mentre Jenny sta andando in setticemia. Ok, ora mi chiedo… ma che diavolo faceva Heiter quando separava i gemelli? Usava il tagliere e il coltello con cui mangiava? Ha il talento medico di un cane sordocieco con una zampa in una tagliola. Mi sta pure bene l’idea idiota, mi sta pure bene che non aveva previsto i punti di cui sopra, ma questo è proprio assurdo. Denuncia per i tagli all’università? Non si sa.

Il dottore non fa nemmeno in tempo a dire che dovrà sostituirla che bussano alla porta due agenti che indagano sul camionista scomparso. Ovviamente mi aspetto che finisce male per i poliziotti. Il dottore scende per trovarsi con un bisturi nella caviglia piantato da Katsuro e i tre scappano come possono, cercando di fuggire sfondando un doppio vetro, ma il Dr. Bob è dietro di loro. E qui c’è il grande momento Whiskey Tango Foxtrot del film. Katsuro, letteralmente impazzito, prende un frammento di vetro e dopo aver urlato che ha trattato la sua famiglia una merda (testuali parole) e per questo merita questa fine si taglia la gola. Jenny fa dei versi traducibili in “E io che cazzo c’entro, allora?”. I poliziotti entrano, Heiter va nella piscina. L’agente 1 vede le tre vittime del dottore, va dentro e trova il dottore con una pistola e l’agente 2 che galleggia in piscina. Sparo, sparo, l’agente 1 muore e il dottore, senza sapere il perché, si spara. E il film finisce giorni dopo con Lindsay, ancora attaccata alla carogna di Katsuro, che stringe la mano a Jenny, ormai morta di setticemia e si mette a piangere come può piangere una ragazza che si è trovata in questo casino mentre in realtà voleva fare un interrail.

QUESTO FILM FA SCHIFO!

Metà film è inutile, i cliché si sprecano, le scene di umiliazione sono solo ridicole e la chiusura è tra le più gratuite e idiote che abbia mai visto, la cura dei dettagli di sceneggiatura è fatta col culo, le scene sono allungate con qualsiasi cosa e il finale mostra che il film non vuole davvero arrivare da nessuna parte. Seriamente, capisco che le idee migliori a volte vengono da minchiate dette tra amici davanti a una birra, ma qui non siamo nemmeno vicini al concetto di idea buona. Siccome Six ha dichiarato che ha tratto ispirazione dalle porcherie che facevano i dottori nazisti perchè non ha fatto DAVVERO un film sui dottori nazisti e non questa parodia di horror? Il fatto che anni dopo sia stato fatto un seguito che è una parodia ulteriore di questo film mi ha fatto rimpiangere il suo ruolo di regista nel Grande Fratello. Meglio lì che a unire vittime a caso da bocca a culo.


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