“Il rituale è completo. Ora cosa dobbiamo fare per evocare i Grandi Antichi?”
“Qui dice che dobbiamo spaccare in due un super santos e girare per strada ognuno con una metà sulla testa cantando ‘Berta filava’”
“…tutti dal tabaccaio allora!”
Avevo promesso Duke Nukem Forever, lo so. E’ letteralmente pronto, ma non potevo tirarmi indietro da una cosa del genere. Tempo fa si parlava di Lovecraft nella letteratura e un mio amico mi disse che aveva un libro chiamato Necronomicon. Lì per lì mi feci una grassa risata, ma qualche giorno fa decise di prestarmelo con il solo scopo di farmi quattro risate. Ovviamente la cosa gli è sfuggita di mano, visto che ho intenzione di recensirlo qui e ora. Ora una breve introduzione su Pietro Pizzarri. Ed ecco cosa ho trovato su questo autore: praticament nulla. Solo ch nel 1993 pubblicò questo libro intitolato Necronomicon e sul retro della copertina leggo solo che è “ricercatore nel campo di magia, stregoneria, esoterismo intesi in senso molto largo in modo da comprendere tutto il mondo del fantastico ‘serio’ nelle sue manifestazioni più ramificate”. Il che dice praticamente tutto e niente. Davvero, questa è la prima volta di cui non ho la minima idea di un autore. Ho anche cercato gli altri libri citati, ma non ho praticamente trovato nulla. E ora una breve nota sul celebre “Necronomicon” (o “Al Azif”). Tanto per cominciare vi dico che esiste solo in tre versioni. Una normale, una con un meccanismo tale che fa spuntare occhi e denti se si infila una mano in una feritoia e l’ultima è saldata ad un tavolo con un buco collegato a un aspiratore. Sì, ho citato i movie prop del film “L’armata delle tenebre”. Proprio perché questo libro non è mai esistito, ma fu tanto celebre che quando Lovecraft lo citò in più racconti fu costretto a scrivere una lettera nel 1919 sconfessandone l’esistenza a seguito di miliardi di lettere, minacce di scomunica verso le università e innumerevoli truffe ai danni di ricchi annoiati. Esistono tracce di un trattato chiamato “Al Azif”, ossia “il rumore degli insetti notturni”, ma è quello che sembra, un trattato di entomologia. Insomma… non ho la minima idea per capire se questo Pietro Pizzarri abbia davvero svolto un lavoro su una fantomatica traduzione greca dell’inesistente “Necronomicon” oppure se ho davanti uno dei maggiori tentativi di truffa dai tempi di Scientology. Armiamoci di candela e chiudiamo le finestr, stiamo per buttarci in…
NECRONOMICON. MAGIA NERA IN UN MANOSCRITTO DELLA BIBLIOTECA VATICANA
Solo il titolo ha dei grossi problemi:
- Il fatto che esista una traduzione greca va contro le pubblicazioni di Lovecraft. Infatti le uniche copie esistenti secondo i suoi libri sono (a parte nell’inesistente Miskatonic University) a Buenos Aires, al British Museum, alla Biblioteca Nazionale Francese e ad Harvard, tanto che alcuni ce l’hanno anche come scheda nei loro schedari. Ed ecco il problema numero 1
- Anche ammettendo che esiste una copia greca… come diamine ha fatto Pietro Pizzarri ad accedere alle biblioteche vaticane per studiare un manoscritto greco di una possibile fine del mondo? E a pubblicarlo al resto del mondo senza il consenso Vaticano?
- Ho già detto che non esiste?
E dopo aver già demolito la copertina passiamo al libro.
Capitolo 1. L’avventura di un topo di biblioteca
Questo capitolo viene presentato come l’esperienza personale di questo autore che mentre trafficava nella biblioteca vaticana durante le ricerche su Michele Psello si è trovato con una scheda che lui ritiene piuttosto strana e affascinante. Qualcosa che è stato scritto con praticamente una penna biro e una scrittura da seconda elementare
Vi prego, se siete dei ricercatori seri e vi trovate questa scheda… ma non pensate subito che è una puttanata? Anche volendo i compilatori delle schede delle biblioteche e dei documenti ufficiali erano esperti in calligrafia, di certo non scrivono così male.
“Richiesi quindi il codice e, dopo aver superato tutta la trafila necssaria pr essere ammei allo studio dei codici in originale, vidi finalmente il bibliotecario con il suo carrellino che si rassegnava ad immergersi negli interinabili corridoi di scaffali per riesumare il mio codice”
Lasciatelo dire, sei un super ricercatore se sei riuscito ad accedere a una cosa del genere. Peccato che di te non si legga nulla da nessuna parte. Seriamente, voi lascereste un manoscritto antichissimo e forse inestimabile in mano a uno di cui non sapete nulla? Non è che andando avanti la cosa migliora. Parla di un testo scritto con “grafia corsiva nervosa e disordinata”, 10 e lode per averla riconosciuta come corsiva, ragazzo.
“I nostri simboli inoltre – anche se a prima vista simili come “argomento” – sembravano sottilmente diversi nel contenuto e, per così dire, nella mentalità”
Vi prego, spiegatemi che diamine significa. Mi ricorda tanto il coro ultrà “Mentalità! Mentalità! Ci vuole la mentalità!”. In tutto questo va avanti in un fantomatico lavoro di traduzione, e nonostante la mole avere davanti solo un libro di 120 pagine mi sembra riduttivo. Insomma, oltre che spiegare tante cose si dovrebbero anche illustrare eventuali dubbi, mi sembra assurdo che sia TUTTO chiaro. E ora passiamo a…
Capitolo 2. La Natura del Codice Vaticano
Ed ecco svelata la natura di quello che questo pietro pizzarri ha studiato. La traduzione si deve a tale Teofilatto, che calafatava navi, ossia le impermeabilizzava con la pece. E ora mi chiedo… nulla togliere al diritto di studio e di cultura… mi spiegate come uno così nell’undicesimo secolo si trovi a tradurre testi arabi dei Grandi Antichi? Non dico che doveva essere ignorante come una zappa, ma quasi e comunque non era così facile che chi campava come operaio finiva signore. E un lavoro del genere doveva essere immenso. Ma lasciamo stare le discrepanze e torniamo a questa storia di Teofilatto. Il nostro traduttore ci parla egli Euchiti, le punte estreme della perversione teologica, a cui apparteneva (e su cui non si sa assolutamente nulla) che ne facevano un uso rituale di questa traduzione. Il problema che sorge all’occhio è un altro. Questa traduzione viene presentata come stilisticamente diversa da quella di Abdul Alhazraq stesso. Sì, in questo libro l’autore non si chiama Abdul Alhazred, ne parleremo poi. In ogni caso qualsiasi traduzione deve essere tale, senza stili e aggettivi o cavolate varie, specialmente se devono tradurre rituali precisi. Ad ogni modo Pizzarro è contento, perchè la traduzione per lui è fedele. L’hai inventata tu, quindi se non lo sai tu… E dopo un breve piano dell’opera ecco che arriviamo alla storia del libro
Capitolo 3. La storia del libro
Solo le prime righe mi lasciano davvero sconcertato
“Questo fantomatico libro ha avuto finora una storia piuttosto avventurosa”
Ma… Pietro… sai che significa “fantomatico”? Sai che stai mettendo in dubbio l’intera tua opera che mi sta davanti? Sai che se non dovessi recensire il libro a questo punto l’avrei già chiuso e buttato? Sai che significa “serietà” visto che pare che “fantomatico” non sai che significhi? Cioè, per me ammette che il necronomicon non esiste, e questo è un bene, ma prima e dopo mi dici che è vero. C’è da dire che sei vicino al termine “ciarlatano”. O più semplicemente “cialtrone”. Insomma dopo una storia che posso trovare in qualsiasi prefazione di qualsiasi edizione di qualsiasi raccolta economica di Lovecraft (tra cui cita l’inesistente Miskatonic University) tornano le sue considerazioni personali, nominando le varie traduzioni. E qui arriva un altro buco di storia, perchè di trama è poco. Tra le varie traduzioni viene presentata quella di Teodoro Fileta, che nel capitolo 2 è finita bruciata in quanto incompleta. Si può sapere, allora, come si fa a dire che “le traduzioni latine dipendono da Fileta su cui gravano pesanti dubbi di incompletezza”? Ed ecco le parole che mi riempiono di puro terrore…
“Da quento punto di vista sarebbe interessante, una volta che la nostra traduzione sarà completata, iniziare cautamente ad usarla in modo operativo e vedere “come funziona”
E la domanda è…. perchè diavolo si dovrebbe utilizzare una traduzione di un testo che altro non fa che evocare entità da universi esterni con intenzioni ostili e risvegliare esseri di miliardi di anni che riposano sotto terra o sott’acqua? Seriamente, ma è cretino? Perchè uno dovrebbe farlo?
Capitolo 4. Il cammino di un’anima
Ho l’impressione che Pietro Pizzarri sia Livornese, perchè ho appena letto che Abdul Alhazraq potrebbe essere
“…un italiano di origine pisana, nato poco dopo la metà del VII secolo: una data plausibile potrebbe essere il 660.”
E perchè non il 666? Troppo banale? A parte questo particolare il nostro fantomatico Abdul pisano segue la stessa storia che c’è in qualsiasi testo lovecraftiano. Insomma completa il Necronomicon seguendo delle visioni e una volta completato viene artigliato davanti alla porta di casa e squartato. In tutti i modi non toglie e non mette più di quello che qualsiasi fan di lovecraft sa. Al che comincia la lista delle visioni del pisano pazzo, oltre alle illazioni del nostro caro Pietro. Se volete la lista completa potete leggerle nei libri di Lovecraft, Senza necessariamente stare a sentire Pizzarri.
Capitolo 5. Il problema della lingua
Bla bla bla, la lingua di R’lyeh è sconosciuta. Non c’è davvero altro modo per riassumere questo capitolo.
E finalmente arriviamo al punto centrale del libro, ossia
I sette libri dei nomi dei morti detti anche il Necronomicon compilati in bisanzio da Teofilatto O Pissarios dal manoscritto detto Al Azif dell’arabo Abdul Al Azrak
Finora hai usato la q e ora passi alla k? Ma sei sicuro di saper scrivere un libro? E ora ci sono le peggiori risate da parte mia, ossia l’etimologia del nome Abdul Al Azrak. Pizzarri parla di termini strani, probabilmente si è applicato molto per trovare il significato. In realtà il nome Abdul Alhazred è uno pseudonimo inventato da Lovecraft e che lui usava. Un nome poco credibile e un cognome che è l’”arabizzazione” di “All has read”. Mentre Pizzarri l’ha fatto diventare “L’adoratore del colore oscuro”. Applausi, nient’altro che applausi.
Se prima ero sconvolto dall’idiozia di quello che leggevo ora sono ancora più sconvolto. Perchè questa traduzione che lui presenta la rionosco, ed è un progetto di un professore di letteratura americano con i suoi allievi, con il quale volevano adattare il necronomicon a un sito internet e io anni fa, imparando come si doveva usare la formattazione in Open Office mi trovai a passare un paio di pomeriggi noiosi a passare questo testo in HTML su PDF, risistemato. E diceva che nel 1991 C’erano anche dei disegni. Quindi per quanto mi riguarda la salto a piè pari, dedicandomi solo alle note. Che non hanno per niente alcuna dimostrazione, come un testo originale a cui riferirsi. Il massimo del riferirmento è solo uno che parla di una città senza nome, e non viene nemmeno citato Lovecraft. Insomma mette in mezzo mitologia biblica, araba, lovecraftiana e a tratti anche tolkieniana. Per il resto semplicemente è INUTILE continuare a leggere. Ho riso di più nell’introduzione che nelle note. Riguardo alcune cose vedo che tale Michele Psello è citato molte volte dall’autore. A questo punto urge una piccola spiegazione su chi sia. Ossia uno storico, retorico e filosofo. Non vedo assolutamente nulla riguardo la demonologia collegata a questo autore. C’è da chiedersi a questo punto Pizzarri su cosa basi la sua carriera di ricercatore paranormale. Fraintendere un autore e scrivere un libro su un tomo inesistente è davvero da un probabile re dei minchioni della demonologia. E dopo tanti e tanti rituali il nostro libro finisce con “Chi hai chiamato sta arrivano. Stai pronto ad accoglierlo o sarà peggio per te”. E ricordiamoci che Pizzarro voleva farcela utilizzare questa traduzione
QUESTO LIBRO FA SCHIFO!
E’ probabilmente la cosa più vicina a una truffa ai danni degli editori e degli acquirenti, una ricerca con fonti dubbie, sconclusionate e inesistenti, le note storiche sono l’aberrazione della storiografia per la pochezza dei dettagli e dei contenuti. insomma… quest’uomo ha fatto quella che dovrebbe essere la sua opera massima e la tratta come fosse un tema di terza elementare. Mi fa piacere che Azatoth e Yog Sothot non esistano per sapere quello che è stato scritto di loro. Vi giuro, io i libri li rispetto, è per questo che sono sorpreso nel dire che questo testo non vale nemmeno la carta di cui è composto.
UNA PRECISAZIONE
L’amico che mi ha procurato il libro mi ha quasi obbligato (pena un sacco di botte) a precisare che nemmeno lui sostiene la credibilità del libro. L’ha definito anzi, testuali parole “un necropacco”. Sembrava fosse implicito nel testo, ma visto che me l’ha fatto notare lo preciso qui. Contento ora? Posso andare a casa senza paura di trovarmi bombe sotto l’auto?
