“Alex l’ariete” di Damiano Damiani


Vorrei pure spendere un paio di righe sui motivi per cui sono stato assente. Ma, sinceramente, non mi sento in diritto di annoiarvi, proprio perché non sono così popolare da permettermi protagonismo. Mi rendo conto di non essere una celebrità di internet, ma lo faccio sempre per svago. Quindi spendo giusto tutto in una parola: riorganizzazione. Ora spero, almeno, di tornare in pianta stabile a curare di nuovo il mio blog sperando sempre di farvi sorridere o ridere. O anche provare quello che ho provato io avendo a che fare con gli elementi di tutti i miei articoli.

 

Stabilito questo la domanda che mi pongo è una: chi diamine è la mente intimidatoriamente geniale che ha avuto l’idea di fare un film con protagonisti Michelle Hunziker e Alberto Tomba come protagonisti? Seriamente! Chi è stato il primo che ha avuto questo progetto in mano e ha detto hmm un film con loro due… ok, facciamolo!”? E l’altro che ha dato l’OK per avviare questo progetto? Davvero, non penso di aver bisogno di fare un’introduzione a questo film, già è stato detto tutto! Non voglio nemmeno parlare della produzione e dello sviluppo. E se prima avevo qualche dubbio ora so per certo perché questo film abbia incassato al botteghino poco più di 3 milioni di lire! Vi giuro, TRE MILIONI DI LIRE! Calcolando che il film è costato attorno ai 6 miliardi di lire Cecchi Gori si è ritrovato con un debito di Lire 5.997.000.000! Per chi non è pratico di euroconversione si parla di un budget di 3 milioni di euro e un incasso di 1500 euro. Se li buttava direttamente nella discarica era meglio. Ok, da una parte ho l’alcool e dall’altra il caffè, buttiamoci quindi in:

ALEX L’ARIETE

Tanto per cominciare voglio usare la locandina. Sarebbe stata perfetta per un film a basso costo o addirittura amatoriale, ma qui non si sono nemmeno sprecati con photoshop. Nessuno studio di luci, immagini che si dissolvono male con il viso della Hunziker e anche peggio con il bianco attorno a Tomba. Io non ho parole, sembra qualcosa che un qualsiasi studente di un Grafico Pubblicitario farebbe per una decina di euro. Non voglio nemmeno mettere in mezzo che erano gli anni ’90, diavolo anche negli anni ’70 c’erano state locandine migliori.

Il film comincia con un coltello sporco di sangue. In preda al panico e all’underacting che la contraddistingue per la sua carriera, Antavleva (Michelle Hunz… cosa? Ok, nel film viene spiegato che in emiliano significa “non ti volevo”, ma… seriamente?) raccoglie il coltello terrorizzata, dietro una porta si sente il killer che telefona, dicendo che ha compiuto la missione e ricevendo l’ordine che deve uccidere la ragazza. Ed ecco cosa vede Antavleva.

Che razza di killer è questo?

Antavleva scappa scendendo le scale, dove una signora che torna a casa dalla spesa la vede con il coltello, urla e si barrica in casa continuando a urlare come una forsennata dietro la porta chiusa urlando “Chiamate qualcuno!” senza nemmeno pensare di prendere lei stessa il telefono.  Un solo minuto! Ne ho visti di mastodonti orribili, ma non mi sono mai sbattuto le mani in faccia dicendomi “non è possibile” dopo un solo minuto di film! Antavleva lascia il coltello a terra e scappa via. Segue un piccolo intermezzo con un giornalista che intervistando la signora di prima non dice nulla che non sappiamo già o che non possiamo intuire, vale a dire che Antavleva è accusata dell’omicidio dell’inizio del film. Quindi… dopo 5 minuti in cui la tipa probabilmente ha chiamato la polizia mentre urlava “chiamate qualcuno” arriva tutto il circo equestre di stampa e sbirri, dando la prova che questo è davvero un film. Nemmeno in C.S.I. Miami la polizia è così efficiente, figuriamoci in Italia.

Anacleta in un bagno pubblico si cambia vestiti e si mette una parrucca presa non ho la minima idea da dove e in stile eva kant scappa in macchina, ma viene affiancata dai malviventi che dopo un lungo fiancheggiamento con l’auto la buttano fuori strada per un dirupo. E nonostante quella Volkswagen si faccia una decina di capriole sulle rocce prima di esplodere la ragazza se la cava semplicemente con i vestiti strappati, una botta in testa, un taglio in fronte e un naso sanguinante. A chi servono le emissioni falsate di CO2 se le Volkswagen sono così resistenti?

Spostiamoci nella caserma dei carabinieri dove conosciamo Robbi e Alex l’ariete, interpretato da Alberto Tomba (ma davvero…. perché?!), due membri del Gruppo di intervento speciale dei carabinieri, che partono per una missione che riguarda traffico di armi convenzionali e radioattive, tutte localizzate in una stalla. Ma chiamare qualche carabiniere vero per una consulenza con gli sceneggiatori no, eh? Sei miliardi, vi ricordo, e ancora non vedo come li hanno spesi. Niente capannoni guardati da lontano, ma stalle in mezzo alla natura, magari con damigiane di vino a coprire il plutonio, forse pure meno radioattivo del Montepulciano all’antigelo di qualche tempo fa.

Mentre i carabinieri spiegano i punti del piano d’azione poco lontano una babysitter porta a spasso un bel bebè in carrozzina solo per vedersi con il fidanzato. Mentre i carabinieri si appostano la coppietta di prima comincia a fare l’amore, urta la carrozzina che senza ostacoli, senza capottarsi e senza nemmeno slittare (forse pure la carrozzina è marca Volkswagen) si piazza proprio dietro Alex e Robbi. I due se ne accorgono e mentre Robbi cerca di dire ad Alex di lasciar perdere la carrozzina Alex la prende e la sposta  al sicuro, dando vita alla scena seguente…

…no, davvero….  che cazzo di operazione è? Con tutto che Alex è Alberto Tomba Robbi non dovrebbe essere un idiota. Forse erano le radiazioni ad abbassare il QI fino al livello di un’ostrica.

I banditi scappano per un cunicolo e Alex e gli altri colleghi piangono la morte di Robbi, appena sposato, con una figlia piccola, che aveva appena comprato una casa, a cui mancavano due giorni per andare in pensione che voleva farsi il giro del mondo in barca per andare a trovare il fratello che avrebbe incontrato quella settimana. Sul serio… ci hanno tenuto a ricordarci che Robbi aveva una vita sua tanto per fare la tipica scena da film americano. E la voglia di guardare un bel film americano di serie Z sale.

Mentre i carabinieri piangono, Tantvaleva è in ospedale in coma, uscendo, se possibile, ancora più pulita sena manco una cicatrice in faccia, le mettono una cassetta di una lezione di inglese e se ne vanno, ma nella cassetta c’è un messaggio registrato dall’amica morta che la mette in guardia. E Antavleva è ancora in coma, tra l’altro. E nessuno sta a sentire cosa dice la registrazione, punto focale di tutto il film.

Il giorno dopo Alex viene punito con un trasferimento in un paesino dell’appennino. Uscendo parla con l’amico Santucci e gli dice che non ha detto del bambino per non usarlo come scusa. Cioè, già il fatto che non voleva usarlo come scusa è assurdo, ma poi… fanno un’operazione con agenti ovunque, stendono un rapporto… e l’ufficiale dei carabinieri non sa nemmeno che c’era un bambino? Effettivamente ora mi chiedo…. ma il bambino l’avranno preso e riportato a casa? O avrà imparato a camminare e parlare semplicemente perché doveva camminare per tornare a casa e parlare per mandare bestemmioni a caso contro la babysitter, l’ariete, i carabinieri e chiunque sia nato dal 284 d.C. a quel giorno?

Alex prende servizio nel nuovo paese dopo essere stato fermato dai colleghi carabinieri per eccesso di velocità. Il comandante gli fa un discorso sui carabinieri e sul servizio, sul fatto che non vuole guai e tante cose mentre prepara la tavola per il risotto alle er-bet-te che di Alex è il piatto pre-fe-ri-to. Perchè parlo così? Per questa piccola scena che è l’apice della recitazione di Alberto Tomba.

Nel momento in cui Antavleva si riprende dal coma arriva un fax alla caserma di Alex che richiede la sua presenza. Il nostro eroe cosa fa? Gira per il paese annoiato a morte e invocando per strada una chiamata per una rapina in banca, per arrestare spacciatori o un violentatore di bambini. Ok, se qualcuno che legge è un carabiniere contattatemi e ditemi se davvero ci sono carabinieri che sperano di trovarsi in una rapina, con spacciatori o avere a che fare con pedofili. Una cosa è il senso del dovere, ma penso che un’altra è andarsi a cercare i casini.

Dopo una piccola scenetta pietosa in stile “Pane, amore e fantasia” dei poveri ringrazio il carabiniere che richiama Alex per una missione speciale: un trasferimento in incognito di una sospetta per un omicidio. Indovinate un po’ chi è? Finalmente si scopre il modello della trama del film: poliziotto che deve scortare una donna bersagliata da delinquenti. Un “Due nel mirino” al pesto, insomma. Pesto pronto a base di broccoli e uranio, ovviamente.

Alex va in ospedale per andare a prendere Antavleva e si becca subito una ginocchiata agli zebedei (e il pubblico ringrazia), ma dopo un breve chiarimento comincia il viaggio e ovviamente all’inizio si odiano e alla fine del film si ameranno (c’è pure bisogno che metta l’avviso “spoiler”? siamo seri) . I delinquenti inseguitori sono vicini, ma mancano i due di un soffio. Poco male. I due parlano e lei proclama la sua innocenza raccontando a Alex l’accaduto. Sarebbe stata una scena toccante se non fosse che hanno ancora i tipi dietro e Alex non chiama due rinforzi, nonostante sia in incognito. Dopodichè… no ragazzi, davvero. le parole non bastano… guardate voi stessi…

  1. Ma Antonmarcangela sa che non è in gita con la scuola?
  2. Che cazzo di carabiniere è Alex che la lascia sola lì per telefonare?
  3. Tre di loro e nessuno fa una piega quando Alex tira fuori la pistola senza nemmeno mostrare un distintivo?
  4. E alla fine Michelle Hunziker non perde la sua abitudine di ridere in scena quando non dovrebbe farlo. Pure al montaggio sono un branco di idioti, potevano tagliarlo via quel principio di risata.
  5. Ammettiamo che ride da copione… quindi Antavleva ha fatto fare ‘sta scena per farsi due risate?

In maniera del tutto casuale, tuttavia, la ragazza mostra un po’ di affetto per Alex e si apre a lui per un po’. Oh, che bello, certo che stanno prendendo tutto molto bene per aver passato quello che hanno passato. Insomma… a uno muore l’amico per colpa sua e l’altra ha dei killer che la inseguono, ma hanno ancora la poesia di parlarsi amichevolmente.

In un’area di servizio Genoveffa dice che ha bisogno di un motel e Alex continua a non credere all’innocenza di lei. Dopo qualche chilometro in cui comincio a pensare che stanno girando in tondo sempre sulla stessa strada Alex arriva in un motel ammanettando Antavleva alla macchina e piantandola lì per telefonare. E i nostri eroi ci regalano un altro pezzo di alto livello recitativo.

E mentre Alex sta per andare in casa base con Ramona Badescu, Antavleva ricomincia a bussare al clacson. Alex di tutta risposta, mostrandosi il gran carabiniere che è, le toglie il fusibile dal clacson, togliendole così qualsiasi modo di comunicare in caso di emergenza. Sinceramente pure io penserei “che marcisca”, ma il grano che prenderei al mese dovrò pur giustificarlo. E sul più bello Michelle passa al lato del guidatore, ma urta il cambio mettendolo in folle e facendo cadere la macchina (perchè l’Ariete è troppo figo per mettere il freno a mano e Antavleva è troppo scema per tirarlo). Insomma come è e come non è… l’auto dell’Ariete finisce contro un lampione. voglio ricordare che l’auto di Alex è uno stramaledetto fuoristrada, ma non fa niente. la lasciano comunque lì per continuare in treno.

Intanto i killer battono la pista. Alex e Antavleva vanno in treno e lei fa credere a Alex che sul treno è salita una persona sospetta, ma con un trucco Alex si fa infinocchiare e invece di puntare una pistola al killer minaccia una suora, dando il tempo a Antavleva di buttarsi dal treno, seguita da Alex che la riprende e continuano a camminare. Ok, perché? Davvero, voleva scappare da lui? L’istinto di sopravvivenza va a farsi fottere sempre più ogni secondo che passa.

E i killer inseguono, facendosi dire dal meccanico che sta riparando il fuoristrada di Alex  che sono andati in stazione. Certo che in questo film tutti sanno i cazzi di tutti e li vanno a raccontare a tutti, eh? I due idioti si fanno dare un passaggio alla stazione per riprendere il treno, ma ecco che arrivano i killer… Efficientissimi, invece di farsi il giro di tutte le stazioni sono andati direttamente a quella più vicina dal punto in cui Alex si è lanciato dal treno. Mai visti assassini più efficienti, o fortunati.

Antavleva li scopre e cerca finalmente di guadagnarsi la fiducia di Alex. Come? Chiedendogli la pistola per scappare via, dicendo che ha visto i killer davanti alla stazione. E mentre Alex beve tranquillamente il caffè e la ragazza chiede scusa sfogandosi e piangendo parte l’agguato. Proiettili che volano, la ragazza che si nasconde dietro il flipper e colpi sprecati ovunque peggio delle truppe imperiali di tutti i film di Guerre Stellari. Nessuno si fa male e c’è roba rotta a terra ovunque. Sei miliardi.

I due scappano e arrivano i carabinieri. lei entra nella macchina di un tipo e scappa via costringendo un uomo a dargli un passaggio, ma dura poco visto che Alex la becca subito accompagnato da uno in camionetta, se la ammanetta al polso e dopo uno scambio di proiettili scappano tutti. Ma funziona davvero così la protezione testimoni?

Dopo che Alex si accorge che ha dimenticato telefonino e chiavi delle manette altrove (e lui era nei corpi speciali) Antavleva riprende a lamentarsi che è scortata. E basta! Almeno “Due nel mirino” era divertente, ma questa cosa è irritante, e tra l’altro si lamentano sempre delle stesse cose. “Devo andare in bagno” “ho fame” “mi ammanetti perchè mi credi un’assassina“. E Alex nemmeno fa 2+2 pensando “ma mi sa che non è proprio per caso che ci stanno sparando”.

Dopo che Damiano Damiani ci regala un momento prima di Michelle Hunziker e poi di Alex che fanno i loro bisogni, con tanto di effetto sonoro, momento di cui sentivamo un gran bisogno anche noi, i due si rifugiano in un casolare abbandonato con lumi accesi (da chi non si sa, forse da spettri ospitali o da topi con la paura del buio) trovano un attrezzo con cui si liberano delle manette e Antavlevacomincia a saltellare felice. Non sono sicuro, o Damiani non aveva idea di come dirigere la Hunziker o non aveva la minima idea di come fare un film. Fatto sta che Antavleva vuota il sacco.

TIME FOR FLASHBACK : l’amica assassinata a inizio film, Giada, l’ha convinta a fare una crociera con un uomo che sarà noto come “Il grande maiale”, tenetelo a mente, questa è un’altra carriera segnata da questo film probabilmente. Il famiglio mostra delle foto che non vedremo mai e parla di frustate ai fianchi. Michelle scappa via dicendo all’amica che sono dei pazzi, ma la trova riempita di botte. Giada le dice che sono dei sadici assassini, ma lei ha intenzione di ricattarlo usando sé stessa come prova. Ricapitolando, il piano è:

  1. Farsi stuprare e pestare da dei sadici assassini che non si fanno problemi ad uccidere
  2. Ricattarli per prendere un mucchio di soldi
  3. ?????????
  4. PROFITTO!

(Tutti i diritti riservati agli” Gnomi delle mutande”)

Penso che sia ancora più stupido come piano della creazione dei Cloni Gemelli di Hitler in “Superman alla fine del mondo”. Il flashback finisce con l’inizio di questo film. Giada è a terra nel suo sangue, Antavleva raccoglie la cassetta e, beh… il resto lo sappiamo. Mentre lei dorme il nostro ariete è sempre vigile per regalarci un’altra scena d’azione dove volano travi e sacchi di paglia. Vabbè, Alex li sconfigge con la sua magnificenza maturata in anni di sci e di trame forzate, prende il loro cellulare e li cala in un pozzo per poi chiamare il loro capo.  Alex chiama un’amica, Miranda , che li va a prendere con un furgone pieno di vestiti. Ora osservate questa scena commovente

Una scena dopotutto toccante, legata da una questione sentimentale… nata da… meno di un minuto… che non sarà più nominata… che è irrilevante ai fini di trama…e che succede… perchè… succede perchè, punto.

Alex riceve un’altra chiamata dal capo dei killer, che gli propone di dare a loro la ragazza. E dopo un breve dialogo tra i cattivi arriviamo alla scena in cui Alex e la ragazza si stanno per separare. Il killer e i suoi scagnozzi preparano un agguato mentre Alex e Antavleva vanno verso il palazzo di giustizia, ma prima di attraversare la strada Alex decide di chiamare il collega Santucci per vederci chiaro in questa storia. Cioè… ha preso questa ragazza che da quando sta con lui hanno tentato di ucciderla per 3 volte, si è trovato in una sparatoria a colpi di AK-47, c’è un tizio che vuole fare la classica proposta “la ragazza per un mucchio di soldi”… E ANCORA NON HA FATTO DUE PIU’ DUE? Dovevano chiamarlo Alex il ritardato, non l’ariete. Penso che qualsiasi carabiniere in Italia dopo questo film abbia un credito in termini di bastonate nei confronti di questo personaggio, visto che sembra essere lui l’origine delle barzellette.

I killer trovano i due eroi, vengono inseguiti, fanno il giro del palazzo, atterrano l’altro rimasto vicino alla macchina e gliela rubano. E nemmeno si impegnano a rendere le cose più dinamiche. Alex va a casa di un’amica ricca che è sempre in viaggio e lì si posiziona. E via con i sogni romantici di Antavleva di un po’ di vita domestica con Alex. Oh ma come stanno bene insieme, lui, lei, gli assassini dietro a inseguirli da quasi un’ora e mezaz di film…

Alex chiama Santucci per incontrarsi con lui e un ufficiale dei carabinieri. Loro gli spiegano tutta la storia, ossia che il famiglio è in realtà un boss malavitoso e che il Grande Maiale è un cliente della sua organizzazione. La cosa è nota dopo degli omicidi e… vabbè, ‘sta ceppa. Insomma c’è una crociera sadica in programma e i carabinieri vogliono che Antavleva faccia da esca e che Alex salga a bordo. Dopo una scena di romanticismo parte l’operazione esca. Lei non ci sta, ma poi accetta.

Mentre i due fanno irruzione un sommozzatore spara a Alex facendolo cadere in acqua. Seriamente? Un sommozzatore? A stento tengono a bada i loro affari e poi si ricordano di spiegare un po’ di forze in giro?

E mentre Michelle Hunziker dà prova della sua bravura recitativa urlando come un’ossessa mentre viene trascinata via il nostro eroe è ancora vivo per dire la sua.  Beh, il boss fa entrare il Grande Maiale che per la prima volta appare sullo schermo, mentre Alex, con un braccio sfasciato dalle pallottole va a nuoto verso la barca nella maniera più implausibile.

Mentre i preparativi per l’incontro con il maiale vanno avanti nel senso dell’underacting della Hunziker finalmente incontriamo il viso del Grande Maiale. E non è possibile…

Piccola digressione. Tra i personaggi della serie di libri sul Commissario Montalbano c’è il giudice Tommaseo, mostrato come una persona tranquilla, ma piuttosto suggestionabile riguardo il sesso, insomma basta che ne sentiva parlare e si attivava in tutti i sensi, con una sorta di mania nel voler cercare il risvolto sessuale in qualsiasi caso. Ora, nella serie tv “Il commissario Montalbano” questo personaggio non tanto ricorrente è stato interpretato da Giovanni Visentin… che qui interpreta il Grande Maiale, il depravato per eccellenza di questa storia. Non so se hanno provato a segnargli il destino o se ci sono riusciti, ma sinceramente spero che non sia così.

Alex con delle mosse talmente blande da far sembrare “Milano spara e napoli risponde” un capolavoro dell’azione veloce sale a bordo e fa irruzione, spara colpi e fa fermare la barca, chiude tutti quanti e poi nell’underacting più basilare l’ariete salva la sua pulzella mentre i carabinieri attraccano. Un attimo…. e il boss? e il grande maiale? Nessuno reagisce? possibile? Un’ora e mezza e non c’è nemmeno il confronto finale con la mente e il braccio dietro questa storiaccia? Vabbè, i carabinieri calano dall’elicottero e i buoni vincono. Il boss e il grande maiale si cantano a vicenda e finalmente torniamo alla caserma, ma l’attenzione è per Alex che viene trasferito di nuovo nel gruppo di intervento speciale. Ma alla fine Alex è tutto per Antavleva. E il film finisce con loro due che vanno via verso la loro nuova vita…

QUESTO FILM FA SCHIFO!

L’idea alla base è trita e potrebbe essere vincente, ma è fatta malissimo; le scene d’azione sono di una lentezza assurda, nessuno dei due attori protagonisti si eleva come recitazione con Michelle Hunziker totalmente inadatta alla parte di Antavleva e Alberto Tomba totalmente inadatto a qualsiasi parte, la trama è stabile ma praticamente piatta, alcune scelte di regia per fare la cosa “alla film americano” (come con il fotogramma all’inizio della recensione) sono pessime, certe scene non hanno praticamente altro senso e vorrei capire chi cavolo ha pensato di metterle per rendere la storia seria, mentre invece sono talmente ridicole che potrei solo ridere se non mi chiedo come cacchio si è arrivati a questo. Il fatto che la colonna sonora sia praticamente casuale e spicciola è grasso che cola. Un film del genere sarebbe stato accettabile negli anni ’70-’80 del cinema italiano, ma qui siamo nel 2000 e questo film è tutto tranne che al risparmio. Se magari fosse stato un film indipendente non mi ci sarei accanito così, ma qui sono stati spesi (o buttati, scegliete voi) miliardi di lire. E il fatto che Alberto Tomba abbia cominciato a fare l’attore deriva semplicemente dal fatto che è diventato popolare perchè era imitato in Mai Dire Gol da Gioele Dix, debole come motivazione. Era in produzione anche un seguito, “La corsa di Alex”, con Valentino Rossi, ma è stato stralciato quasi subito dopo i pochi giorni che è stato nelle sale questo film. Per quanto mi riguarda ci siamo risparmiati molto, ma chiedo un appello se qualcuno ha un libro della serie di Alex l’ariete.

E torno a ripetere… sei miliardi spesi, ma non ho la minima idea su come li abbiano spesi. Almeno considerando la buona fede


“L’istinto di una donna” di Federica D’Ascani


Prima di cominciare volevo giusto spendere due righe sulla mia assenza, ammesso che interessi a qualcuno. Non è che faccio l’emo, semplicemente penso che chi abbia deciso di seguire questo blog (pochi, ma a cui sono grato) voglia leggere più dello sfogo di uno sfaccendato che scrive recensioni davanti a un PC, no? Ad ogni modo sarò breve: non ho passato un periodo orribile, non sono stato vicino al suicidio e non ho drammatizzato la mia vita, ho semplicemente deciso di riorganizzarla, ma nell’organizzazione mi sono lasciato qualcosa dietro, il blog prima di tutti. Ora che si sta bilanciando tutto un’altra volta ho deciso di riprendere il blog in mano. Resta un divertimento per me così come una sorta di divulgazione della cultura, sotto forma di opinioni di uno sfaccendato che scrive recensioni davanti a un PC.

Per chi, invece, vuole una bella recensione biliosa eccovi serviti.

L’ultimo post prima di questo riguarda la mia esperienza in un gruppo noto come “il mondo dello scrittore”, di cui non faccio più parte da tempo, ma che mi ha dato l’opportunità di conoscere bella gente tra autori, autori professionisti e altri. Qualsiasi esperienza arricchisce la vita, in fondo. La scena era questa: ero a casa, davanti al PC a organizzare un viaggio quando mi arriva un messaggio dell’autrice citata nel titolo che mi chiede una recensione del suo libro. Ci ho messo molto tempo per finirlo, ma alla fine avevo abbastanza materiale. E che materiale. Di sicuro non mi ringrazierà per quanto scriverò, ma la ringrazio io per avermi ridato la molla per ricominciare a recensire. Sull’autrice posso dire che è un’autrice emergente e che scrive principalmente per la collana YouFeel della Rizzoli, principalmente fa romanzi erotici. Vorrei scrivere di più, ma su questo libro c’è poca storia. Perciò preparate il vostro walkman, la borsa della palestra e una buona valigia piena di scuse, stiamo per buttarci ne…

L’ISTINTO DI UNA DONNA

Tristemente è questo il mio grande ritorno.

Dopo l’apertura con la poesia “A Gongila” comincia la storia vera e propria. Incontriamo Luisa che, mentre prepara la cena, viene assalita da senso di colpa e disprezzo per sé stessa per aver desiderato una donna conosciuta in palestra. Mettiamola così, già a due pagine dall’inizio sono già investito dal punto centrale della trama, potrebbe essere o non male oppure un disastro, starà ai lettori decidere. Ad ogni modo ripensa a quello che è stato un bacio rubato e resta a ragionare su cosa dovesse provare in realtà, se sarebbe stato meglio fuggire in macchina oppure se avesse voluto davvero seguire i suoi istinti. Insomma un bel dilemma iniziale.

Torna a casa suo marito Sandro, che appena entrato è già voglioso come un riccio in calore, difatti non si fa attendere un primo amplesso veloce tra i due. Ma mentre Luisa è con lui pensa all’altra donna, ancora sconosciuta, e subito segue un senso di colpa più che sensato. Insomma, lei pensa a un’altra e desidera suo marito che è un santo, diciamo che almeno la cosa è motivata. Poi comincia a guardarsi allo specchio ripensando a quel bacio che era stato tradimento, visto che portava desiderio figlio di un impulso nato in adolescenza mentre si dice a sé stessa “contronatura”. Sarò onesto, questa è una delle parti più oneste del libro, se cresci in un determinato ambiente tristemente viene logico pensare di essere contro natura. Sbagliato, ma logico. Specie considerando che nel 2015 l’omofobia è ancora rampante in Italia, mi viene lo schifo pensare che anni fa era molto peggio di così.

Comunque Luisa comincia a masturbarsi pensando alla donna. Viene in mente la parte di Don Jon quando parla della masturbazione durante un porno e nel climax si vede la faccia di un uomo e pensa di aver sprecato la fatica. Ok, sinceramente non so come indorare le pillole, perciò semplicemente non lo faccio, in ogni caso sembra che Luisa voglia recuperare un buon orgasmo.

Poi arriva una parte, quando ripensa a sé stessa, al fatto che abbia dovuto far stringere il vestito da sposa per quanto fosse magra, a come si sia trovata ad abbandonare ogni proposito per lavorare e badare a due figli che mi fa pensare che questo romanzo sia un tantino più introspettivo di quello che sembra. In fondo sono ancora al capitolo due, ce ne vuole per finirlo. Insomma il vero istinto di una donna, la sua vera forza.

E… ogni speranza va via nelle prossime pagine.

Arriviamo a un flashback, a Roma nel 1998. Luisa va ancora al liceo e dopo un ragionamento sui vecchi sul fatto che i giovani pratichino riti satanici, abbiano genitori di merda e non vogliono fare altro nella vita che poltrire (punto a favore, ‘sti discorsi li sentivo troppo spesso anch’io che all’epoca andavo alle medie). Comunque alla ricreazione, dopo essersi lamentata del caldo tra un tiro di sigaretta e un altro sul balcone (e mi viene da dire che schifo di professori ci fossero, visto che da noi per fumare una sigaretta dovevamo imboscarci tra le piante o chiuderci nei bagni) risponde una ragazza così descritta:

La ragazza che le camminava subito dietro e che poi la superò era una totale sconosciuta. Mai vista prima di quel momento. Luisa si chiese chi fosse. Bellissima, con una camicia a mezze maniche bianca allacciata fino all’attaccatura del seno, i capelli biondi portati corti e mossi, alla maniera di Marylin nel suo ultimo film con Clark Gable, salì gli ultimi gradini con estrema grazia.

Non so se è anacronistico o cosa, ma ho trovato tutto questo troppo strano. Che io ricordi nel 1998 la moda delle ragazze era quella delle Spice Girls, di Madonna al suo ritorno in auge, non di film che si ricordano di Garibaldi. Tra l’altro, se proprio vogliamo citare film in quel periodo andava Titanic, quindi non era nemmeno difficile vedere capelli come quelli della protagonista. Ma come Marilyn Monroe come nel film “Gli spostati” è difficile. Oltretutto come mai non citare proprio il titolo? Se piaceva così tanto alla protagonista da ricordare quel taglio di capelli aveva senso mettercelo. Forse per avere un tono più informale anche nella narrazione?

Ad ogni modo le due ragazze cominciano a parlare e Luisa è incantata dalla bellezza di Aurelia, la nuova entrée nella storia.

Torniamo al presente con Sandro che capisce qualcosa, ma Luisa non vuole ancora dirgli che è stata a un passo dal tradirlo. Un attimo, un attimo solo. Prima dice che un bacio è già tradimento, ora dice che non l’ha tradito. Luisa, deciditi! Comunque tutto è bene quel che finisce bene e i due trombano di nuovo con Luisa che pensa all’altra, Lara. Il giorno dopo continua a pensare alla sua indecisione, ma non c’è nulla di più di quanto ho già letto in precedenza. Certo è che non si può dire molto, realisticamente questa è una situazione di merda, non si sa se si ha colpa del tutto oppure cosa fare. A freddo siamo bravi tutti, ma in certe situazioni si aggiungono variabili non considerate. Ad ogni modo nel pomeriggio Luisa non riesce a togliersi dalla testa questa Lara. Temo, nel momento in cui si descrivono le gambe di Luisa allargarsi, a un’altra sgrillettata, ma fortunatamente lei si alza e decide di voler andare in palestra. Ricordiamo che le due si sono conosciute lì.

E torniamo al 1998, non so più dove trasferire il mio interesse, un po’ come scegliere tra guardare “Uomini e donne” oppure “Natale in india”, in ogni caso torniamo alla giovane Lara, cacciata dall’aula per essere entrata alla seconda ora. Scusate, ma anche se ho fatto il liceo un anno dopo cose del genere non succedevano, specie considerando che per gli studenti stare fuori dall’aula era una benedizione, a volte. Ma vabbè, i professori sono scemi, luogo comune classico, quindi si va oltre. Luisa si aspetta la bidella che non c’è e subito abbiamo una descrizione di questa donna magra dai capelli corv… scusate, perché sto leggendo di questo personaggio che non vedremo mai? Subito a confortarla arriva Aurelia, a darle un bacio ninja, nel senso che nel silenzio dei corridoi devi essere un ninja per non farti sentire, quasi sulle labbra. Una piccola nota, aprire il romanzo che ha questi punti di trama con una poesia di Saffo significa dire dall’inizio tutto quanto, negando il piacere della scoperta della trama. Luisa è abbattuta e Aurelia dice che vorrebbe consolarla “a modo suo”. Luisa ci pensa per un’intera pagina a prendere Aurelia, ma alla fine dice che non può. Nella sua mente ha ancora l’educazione e respinge Aurelia che, intanto, stava cominciando a essere più attaccata a Luisa di una patella a uno scoglio.  Luisa la respinge dicendo di non toccarla e Aurelia, invece di dare spiegazioni o chiedere scusa risponde così:

“Non puoi combattere contro te stessa per molto. Magari non sarò io, ma prima o poi dovrai cedere e ammettere di essere come me”

E sono, senza ombra di dubbio, davanti alla battuta più stupida che ho letto nel 2015, o quantomeno ho un altro candidato. Che razza di chiusura è? Si sta facendo una cosa tipo gli X-men? Aurelia l’ha provocata a caso tanto per fare una reazione? O, più semplicemente, sto leggendo qualcosa di assurdo e basta? Al “deviata” di Luisa Aurelia nemmeno risponde e si avvia in aula. Normalmente sarebbe finita a ceffoni in corridoio, ma lasciamo stare.

Torniamo al presente. Luisa fa per andare in palestra e ci ripensa, sta per tornare a casa, ma trova Sandro lì fuori. Tra una parola e l’altra alla fine ci ripensa di nuovo e va in palestra. La forza di trama colpisce ancora, signore e signori.

Torniamo al 98, è sera e Luisa dopo aver mangiato pochissimo va a scrivere sul diario (?) il suo sfogo giornaliero e vorrebbe parlare di Aurelia e della sua bellezza. E c’è anche una breve parentesi della madre, Miriam, che si è fatta il mazzo a lavorare per mantenere Luisa e l’altro figlio. Peccato che degli accenni dell’istinto e della forza delle donne se ne parli solo brevemente perché chiama Aurelia a casa di Luisa. Aurelia è sempre superba, ma chiede scusa per il suo comportamento e Luisa si rende conto che si sta innamorando di lei. Comunque Aurelia è disposta a raccontarle della sua vita nell’uscita con lei a una gelateria. E Luisa è in fremito per questo.

Rimettiamo a posto la macchina del tempo e torniamo al presente. La prima cosa che Luisa cerca è la macchina di Lara, trovandola e subito il cuore prende a sussultare, ripensando ai quattro mesi passati conoscendo Lara, divenendo molto unite, ma Luisa la desiderava fin dall’inizio in maniera più terrena. Faccio un attimo una digressione dicendo che quando in una frase l’autrice mette insieme le parole “prurito” e “intimità” a me viene in mente solo la parola “vagisil”, lo dico giusto perché, purtroppo, l’associazione mi è venuta leggendo la frase

Luisa si sedette sulla panca ad allacciare le scarpe, ignorando volutamente il prurito caldo che la sua intimità chiedeva di spegnere con una carezza.

E stanno anche in palestra, quindi è lecito fare questa associazione. Comunque Luisa trova Lara alle prese con l’istruttore e il tapis-roulant, investita da una gelosia degna di Beautiful. Lara pianta l’istruttore per andare da Luisa e, a quanto pare, non sembra che Lara sia a disagio con quello che è successo. Anzi, è più che contenta. L’indecisione di Luisa, qui, va a farsi benedire. A un certo punto Lara dice che “non può resistere oltre. E il pensiero di Luisa dice:

Luisa si voltò di scatto, la bocca dischiusa in un’espressione di stupore per quell’avance diretta. Era un chiaro invito, quello.

Sono intimidito dalla genialità di Luisa, davvero. Sono esterrefatto e intimidito. E visto che Lara è stata così velata le dice chiaramente che vuole un massaggio e che ha prenotato la sala relax per due ore dicendo che si è stancata dei suoi dubbi. Mi viene di rapporto di inferiorità di Luisa, sia nei confronti di Aurelia che di Lara. E di nuovo la mente va indietro, Luisa era piaciuta subito a Lara e il giorno del bacio fatale era stata Lara a prendere l’iniziativa. Solo che all’inizio era chiamato bacio, nel parcheggio, invece, c’erano stati veri e propri preliminari. E dopo i preliminari di due giorni prima Luisa va a raggiungere Lara.

E torniamo alla giovane Luisa che è ancora con Aurelia. Calcolando che, praticamente, tutto quello che le due si dovevano dire lo conosco già come lettore dei capitoli precedenti arrivo direttamente al punto nuovo. Aurelia era stata trasferita dalla madre dopo che, stando con una ragazza, la madre di quest’ultima le aveva viste insieme a baciarsi. E nel momento in cui Aurelia chiede a Luisa di accompagnarla la protagonista si chiede se doveva cedere all’istinto o alla parte razionale, generata da anni di catechismo e buone abitudini.

Cioè, è questo il motivo per cui lei ci ha sempre pensato, che ha fatto sì che chiamasse Aurelia deviata… e viene detto così? In tutta onestà queste buone abitudini non è che le ho viste finora, sarebbe stato un punto ulteriore di sviluppo questo conflitto, ma, a quanto pare, è poco importante rispetto a quanto seguirà.

Siccome nel presente c’è un capitolo sano di amplesso tra Lara e Luisa torniamo al passato. Se volete dettagli o comprate il libro oppure vi andate a vedere la scena della piscina del film “La professoressa di lingue” con Milly D’Abbraccio. Tanto è uguale.

Torniamo ad Aurelia e Luisa che arrivano all’hotel. Qui viene un altro punto che dovrebbe meritare un capitolo a parte, vale a dire l’ostinazione di Luisa con il suo corpo ed indossare capi troppo stretti anche per lei. Purtroppo questo è un vero e proprio argomento serio e delicato, ma è stato dall’inizio che c’è stato passato sottobanco tra un amplesso e l’altro. Aurelia fa una cosa bella, dicendole che è bella davvero, spiazzando Luisa, e portandola in un albergo di proprietà della madre, in cui la stanza 7 è solo per Aurelia. Alla fine oltre l’attrazione fisica c’era qualcosa di più visto che sono le prime due persone che, chiuse in una stanza, hanno solo chiacchierato. Dopo un incontro con la madre di Aurelia, Luisa torna a casa.

And now… time for a montage. Perché tra un amplesso e l’altro lasciare lo spazio per i mesi passati con Luisa che sta insieme ad Aurelia e lavora nel suo albergo è secondario, è solo la vita della protagonista, in fondo.

Insomma le cose vanno bene tra loro e alla fine Luisa decide di andare all’Accademia di Belle Arti incoraggiata dalla madre. E avrebbe detto tutto quanto ad Aurelia mentre i loro rapporti erano meno guardinghi e si stavano facendo sempre più temerarie.

Ma nel presente, sperando che abbiano pulito la sala relax, considerando anche i pruriti di Luisa, le nostre due eroine stanno uscendo e Luisa dice che non deve mai più succedere. Insomma, ha esorcizzato la cosa, ma è tempo di una scopata di addio. E a casa, al buio, Luisa trova Sandro ad attenderla. E Sandro ha realizzato che c’è un altro in mezzo. E alla fine dice che ha avuto sospetti da mesi e che due giorni fa era più stralunata del solito. Fratello caro, complimenti anche tu, eh? Hai un Q.I. che mi ha terrorizzato. Comunque cominciano a dirsi tutto e Sandro dice di averla lasciata sola apposta per vedere come si comportava. Ok, altro complimento alla fiducia, invece di parlare con lei. Luisa ribatte dicendo che l’ha tradito. E prima di fare il nome di Lara confessa che è stata con Aurelia e non ha detto niente al marito perché ha sofferto molto. La ricetta di una relazione sana, signore e signori: sfiducia e silenzi. Ma poi… Luisa è stata con una ragazza anni prima di conoscere Sandro… non vedo dove sia il problema per lui. Difatti lui ribatte con la frase geniale quando lei le spiega il perché non gli ha detto nulla.

“E perché lo stai facendo adesso?” Sandro osservò sua moglie, cercando di comprendere le sue parole e il suo stato d’animo. “Scusami, ma io… Io devo elaborare… Continua”

Fratello caro, non sei il solo che deve elaborare. Luisa confessa tutto e Sandro, giustamente, dice che è tornata per i bambini. E invece no, Luisa è tornata perché lo ama. Ed è andata da Lara perché si era stufata di vedere chiavi in giro, quindi ha pensato di regalargli un paio di corna pronte pronte. Sandro, a questo punto, si alza per finire il lavoro e rifletterci su, per poi riparlarne dopo. Luisa pensa di averlo perso, nessuno le dice “no, sorella cara. L’hai cacciato tu”.

E torniamo nel passato, in cui la relazione tra Aurelia e Luisa sta cambiando drasticamente. Aurelia, nel montaggio di cui sopra delle loro vite, è cambiata, sta cominciando a dipendere troppo da Luisa e lei se n’è accorta. A quel punto fa irruzione la madre di Aurelia, tagliando la relazione dicendole che ha irretito la figlia per avere il posto. E lei va via.

Torniamo al presente in cui Sandro si prepara a far parlare Luisa. Piano piano le mette le parole in bocca e si è capita la sofferenza. Aurelia se ne era andata altrove con l’aiuto della receptionist (mai entrata nella storia, nonostante a un certo punto si descrive “come una madre per lei”, non dico altro) e non l’aveva mai più cercata. Ma di tanto in tanto le manda gli auguri per natale. Luisa credeva che la madre non sapeva nulla, ma Sandro, che ci ha parlato prima a cena con lei e il fratello di Luisa, sapeva già tutto. Embè, e vai a rivangare questa storia solo per avere ragione? Che fine ha fatto il protagonista dei romanzi rosa di cui sopra? Comunque oltre a questo periodo c’è anche il periodo dell’accademia, disordini alimentari e altre cose. E alla fine i due si riappacificano e fanno l’amore alla luce per una volta. Ignorando che ci sono i bambini in agguato, ma vabbè.

E il nostro libro finisce anni dopo con Danilo, uno dei figli, che deve sposarsi e che è preoccupato, visto che teme di non avere con sua moglie la complicità che, invece, hanno i loro genitori. Beh, c’è una lista, caro Danilo:

  • Se tua moglie non ti dice niente tu non chiederle mai niente
  • Mi raccomando, ingannala
  • E soprattutto fatti mettere corna da chi ti pare, anche da un mammut.

QUESTO LIBRO FA SCHIFO!

La trama è tra il banale e il confuso, oltre ad essere liofilizzata oltre ogni dire, i personaggi degni di nome, qui, sono scontatissimi e lo spazio dedicato alla trama è nettamente inferiore rispetto a quello dedicato ad amplessi vari. Tuttavia voglio spezzare una lancia a favore dell’autrice: le parti descrittive degli amplessi sono scritte bene e, sinceramente, non penso che la necessità vada oltre questo visto il genere della collana. Sono convinto, comunque, che sviluppare in più pagine questo libro così da lasciar spazio a introspezione sui personaggi femminili sarebbe stato migliore. Ma, come sempre, le direttive editoriali stroncano qualsiasi cosa e la Rizzoli non ha fatto eccezioni. Sinceramente non ho altro da dire che una cosa: buona fortuna e continua a sfornare romanzi. Sinceramente non l’avrei pubblicata questa recensione, ma stamattina mi hai detto “fai ciò che vuoi”, così ho fatto.

Grazie per aver avuto la pazienza di leggere fino a qui, alla prossima.

AGGIORNAMENTO

Quando, il giorno della pubblicazione di questo articolo ho visto tra i backlink mi sono trovato sulla pagina Facebook dell’autrice stessa. Non so dire di preciso se e come abbia preso l’articolo tra i vari “hahahahaha” e altre cose. Quello che ho trovato assolutamente vergognoso è stato il fatto di augurarmi, testuale parole, di “non avere figli con crisi di peso e di sessualità”. Ora non mi voglio incazzare più del dovuto, perché sentirmi dire una cosa del genere è offensivo per me e vergognoso per l’autrice, molto poco professionale. Io stesso ho crisi di peso, ma per quanto riguarda le sopraccitate crisi per i miei eventuali e futuri figli che non so se sono augurate o meno, ma non sarei io la vittima, solo loro. Insomma, una cattiveria gratuita contro persone innocenti, di cui nemmeno si sa se esisteranno o meno. Tutto questo perché ho parlato male di un libro che considero pessimo.

Avanzo due richieste, tanto per evitare che eventi così spiacevoli capitino in futuro. Se siete sicuri che il vostro libro sia ottimo non mi chiedete giudizi. Se ci tenete così tanto al vostro libro tanto che avete paura di un giudizio negativo da parte di un tizio qualunque, perché non sono una persona autorevole del campo, non chiedetemi giudizi.

Rispondere a quanto ho detto con “si vede che sei uomo” non aiuta. A maggior ragione, visto che essendo uomo non sarei stato persona abile a dare un giudizio non chiedermi giudizi.

Finito lo sfogo posso continuare dicendo che non ritiro gli auguri già dati, era per sottolineare la poca professionalità avuta con me. Non ho esagerato, non ho usato argomenta ad hominem e non mi sembra di essere stato eccessivo, soprattutto nei confronti dell’autrice.

Augurare lo stesso a lei e pareggiare i conti? E perché mai? Per quanto mi riguarda ora ho davvero finito.


Top 5 del peggio di “Amore e Morte”


Tra un impegno lavorativo ed un altro problema finalmente rieccomi con qualcosa di corposo. Di recente mi è stato chiesto da un gruppo su Facebook, il Mondo dello Scrittore (disponibile anche sul sito mdsnetwork.altervista.org), di partecipare a un contest letterario atto alla pubblicazione di un’antologia sul tema “Amore e Morte”. Dopo aver chiesto tre volte se stavano scherzando alla fine ho accettato. Come prima esperienza avevo aspettative particolari, considerando che avevo a che fare con testi di autori professionisti. Ma anche in questo frangente i voti bassi sono fioccati, cosa che mi ha fatto venire i brividi.

Chiesi agli autori esclusi, più per battuta che sul serio, di poter fare una top 5 dei racconti esclusi. Le risposte sono state:

“Non è ammissibile per me che un giudice esprima commenti su ciò che giudica”
“Siamo autori esordienti, quindi siamo già sulla gogna mediatica. Non abbiamo bisogno di qualcuno che ci guadagni”
“Ormai tutti quanti si atteggiano a fare il Gordon Ramsay della situazione, il tutto per lo show business, e soprattutto per soldi”

Permettetemi di dire una cosa: se avete paura di ricevere giudizi non pubblicate nulla. E considerando chi me l’ha detto e cosa ho letto che p stato scritto da loro… magari sarà un bene.

E ricordo che scrivere recensioni lo faccio gratis, nemmeno un euro di mancia ci guadagno quando le faccio.

Alla fine di questo viaggio mi è arrivato il tomo cartaceo della EEE, una piccola casa editrice che si offre di vendere sul loro sito manoscritti per autori esordienti offrendo servizi per copertine e correzione di bozze, mentre per quanto riguarda il cartaceo si offre di pubblicare per un minimo di 50 copie per la prima tiratura e 30 per le successive. Non voglio esporre le mie opinioni in ambiti commerciali stavolta, fatevene voi una e magari ne parliamo davanti a un caffè.

Quindi prendete i cioccolatini, le muffole e scaldate la sedia elettrica, stiamo per buttarci nella…

TOP 5 DEL PEGGIO DI AMORE E MORTE

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5. “Non quando esso vive” di Annarita Pietrino

Devo ammetterlo, la scelta per il quinto posto è stata la parte più ardua in questa antologia. Ho avuto dubbi per quanto riguardava mettere vari racconti. Alla fine ho optato per questo.

La storia è quella di Ambra, una donna che è da quattro anni che ha il suo partner in coma, Manuel, che vive solo come ologramma tramite un elettrodo collegato al cervello. Quindi… ho a che fare con fantascienza. Va bene, ma alla fine la storia tocca l’argomento dell’eutanasia. Manuel vuole morire, ma Ambra non glielo concede. E il resto del racconto è Ambra che affronta la società, gruppi di recupero, la propria famiglia e… beh, praticamente tutti… per decidere cosa fare. E alla fine opta per staccare la spina.

Non è che è brutto come racconto, ma semplicemente tra tutte le storie è quella che davvero ha lasciato meno. Purtroppo quando i personaggi sono costretti a formarsi in poche pagine c’è poco da fare. Oltretutto è praticamente un finale classico questo. E per classico intendo trito.

4. “La cenere e la sabbia” di Andrea Marinucci Foa e Manuela Leoni

Mi sono sorpreso (ma nemmeno più di tanto) di vedere qualcosa del genere epic fantasy tra questi racconti, più che altro perché relegare un racconto epico in un’antologia è un grosso azzardo se non si è bravi a impostare bene la cosa.

E di tanto in tanto le cose vanno male.

La storia è quella della città di Ker Gwenn, dai momenti della gloria del passato fino al presente narrativo in cui è praticamente sepolta sotto la sabbia. Ci vuole un po’ per capire quando è il passato e quando è il presente all’inizio, ma è una difficoltà superabile facilmente.

Nel passato troviamo Kyrinn, il signore degli elfi e sovrano di Ker Gwenn, che rifiuta la proposta di lasciare la città assieme agli altri “Figli del Sole”, così si chiamano, per lasciare il mondo ai “figli della terra”. Cioè… siamo agli inizi dell’era e già hanno pensato di fare come gli eldar Tolkieniani alla fine della guerra dell’anello? Senza nemmeno tentare di fare qualcosa? Si arrendono peggio dei francesi questi.

Dopo un filosofeggiamento sul Caso e sulla Necessità come uniche due forze che muovono l’universo Kyrinn, in una battuta di caccia, viene colpito da una freccia, ma viene tratto in salvo da una dama che vive al centro del bosco. Trae in salvo Kyrinn e lo cura, facendolo tornare a Ker Gwenn, dove mette in atto una difesa contro i pericoli che corre la città. E questi pericoli sono…? Banditi? Una guerra nata per caso? Gli ultrà del Virtus Lanciano?

La Dama arriva a Ker Gwenn dopo un mese, facendo innamorare Kyrinn di colpo. Ammazza, popolo saggio, antico e filosofeggiante e davanti a una tipa perde subito la ragione. La Dama è lì per fare un dono a Kyrinn, facendo cadere un meteorite dal cielo (non si spreca a potenza), dicendo che da quel minerale dovrebbe forgiare una lama diversa da quella di qualsiasi altra mai vista. Dopo un po’ che loro due stanno insieme arriva il momento della separazione, Kyrinn offre alla dama di seguirlo oltre il mare, ma lei dice che ha un legame con la sua gente e, tra le lacrime, Kyrinn decide di restare con lei. Kyrinn accompagna i profughi lungo un ultimo tratto accidentato, quando contemporaneamente lui viene attaccato e lei viene richiamata in cielo dal padre, che è… un Dio? Uno spirito? Non lo so, ma questo colpo di scena non mi fa fare “dun dun dunnn”.

Il padre ha stabilito che la magia deve sparire da questo mondo (perché?), ma la Dama ha deciso di creare un nuovo destino per amore di Kyrinn. Lei dice a suo padre di richiamare i suoi guerrieri, ma il padre dice che non sono i suoi mastini e che non ha mai voluto la guerra, ricevendo come risposta che non ha nemmeno tentato di impedirla. Sembra di sentire gli antireligiosi della domenica mattina. Seriamente, sono abbastanza grande per andare oltre questa parte del racconto. Ad ogni modo la Dama torna sulla terra e trova Kyrinn morto con la spada in mano, a questo punto la sua furia si scatena, mostrandosi come Lon, figlia del Sole e della Luna, e seppellendo Kyrinn e i guerrieri sotto una frana, facendola diventare, poi, una collina di Gigli prima di sparire per sempre.

Va bene, ora mi servono alcune risposte: com’è che il Sole ha deciso che gli Elfi devono andarsene? Se si definiscono davvero i figli del Sole e lo venerano com’è che il padre di Lon non ha alzato un dito per proteggerli? Oltretutto…  non lo so, per me è tutta la premessa ad essere sbagliata.

E il nostro racconto finisce con un vecchio che si aggira per Ker Gwenn, sepolta dalla sabbia, colmo di dolore per la perdita della propria figlia, dopo un discorso sulla morte degli Dei quando piano piano svaniscono e nessuno crede in loro. Beh, se ammazzi e scacci il tuo elettorato è ovvio che dopo non resta nessuno a seguirti o a venerarti. Ditelo a Beppe Grillo.

Passare da Frank Herbert a Tolkien a T.H. White a Tolkien di nuovo a C.S. Lewis e tornare da Frank Herbert non è semplice come può sembrare. Davvero troppo o troppo poco, non ho ancora deciso. Fatto sta che, c’è da dire, l’originalità è davvero poca e questo smonta chi già conosce gli autori citati. Tra l’altro ci sono dei balzi temporali tra un avvenimento e l’altro che smontano troppo. Ora Kyrinn sta male, ora sta meglio, ora sta forgiando una spada e ora è morto. Insomma… non si percepisce, nonostante le descrizioni, il tempo passato.

E ora il podio…

3. “Non startene al vento” di Stella Stollo

Se c’è una cosa che mi piace meno dei raccontucoli d’amore sono i raccontucoli d’amore storici. In questo caso i due mastodonti storici coinvolti in questa storia sono Amedeo Modigliani e Anna Achmatova, quindi già potete capire com’è che sono finiti qui.

Perché cosa c’è di meglio se copiare la storia quando non si hanno idee su cosa fare? E soprattutto per mettere insieme tutte quelle quattro cose  imparate tra le medie e il liceo? Potrei davvero riassumere tutto questo con la pagina di Wikipedia in inglese di Anna Achmatova, tra l’altro con l’indice “senza fonti” quando parla dell’amicizia con Modigliani. Conosce Modigliani nel 1910 a Parigi, assaggia con lui l’assenzio (…ma và?), lo incontra dopo tempo che lui ha deciso di dedicarsi alla scultura (probabilmente una delle teste di Modigliani trovate a Livorno è un omaggio alla Achmatova)(parlo di quelle false) e quando lo incontra di nuovo passano una notte insieme, notte che finisce con Anna che lascia Amedeo. E il racconto finisce a Pietrogrado nel 1920, con Anna che rimugina su suo marito Volodja e sul telegramma ricevuto che ha dato notizia della morte di Modigliani. E tra una cosa e l’altra inutili dettagli storici e artistici.

Spiacevole, noioso e banale.

2. “Verso dove” di Andrea Tavernati

La storia comincia con il narratore, di cui non sapremo mai il nome, parte. E la lunghezza del viaggio si sente tutta quanta nelle parole, visto che già è molto pesante la lettura con la narrazione in prima persona, il peso è lo stesso di un lungo viaggio in autobus senza soste a 80 all’ora per una via senza alcun punto di riferimento. il viaggio è alla ricerca della tomba del nonno del protagonista, un soldato di cui si sa solo l’iniziale, K, della 22esima Flak Brigade. La prima tappa è al passo della Futa, dove non ottiene risultati. Al che seguono riflessioni sull’età dei soldati, sulla loro eventuale convinzione politica della guerra o di altre cose. Il punto è che non c’è alcun contatto emotivo che possa spingermi ad andare avanti, sembra di leggere una noiosa guida turistica scritta in prima persona con, di tanto in tanto, delle riflessioni. E nessuna di queste mi distoglie dalla domanda “…e quindi?”. In ogni caso, dopo la storia personale del nonno del protagonista, distaccato dalla sua unità e che dopo la fuga da Sansepolcro viene ucciso da un caccia alleato attirato dal polverone del suo mezzo.

“Ironia della sorte; un addetto all’antiaerea ucciso proprio da un aereo”

Non è ironico, è talmente normale da essere banale. Come questo racconto. Dalla prima all’ultima parola.

Dopo la breve storia del sottotenente K. seguono pagine e pagine di riflessioni personali, allungate con il brodo di qualsiasi tipo. Michael Bay ne sarebbe fiero, questo racconto ha mancato il punto più di Pearl Harbor. Certo, si parla dell’arte, di qualcosa di più di un imbecille su un aereo che mette le corna a un altro imbecille su un aereo, ma alla fine del racconto sono tornato indietro, a controllare se ho mancato qualche pagina. Non lascia l’amaro in bocca, ma non lascia proprio nient’altro. Merita davvero l’argento in questa gara.

E l’oro per il peggior racconto della raccolta “Amore e Morte” va a…

1. “Il racconto della Montagna” di Gianni Antonio Palumbo

Io sono di Pozzuoli, molto vicino a Napoli, e già dal titolo avevo capito di cosa si tratta. Probabilmente l’eruzione del Vesuvio è l’argomento più inflazionato nella letteratura e nel cinema. Per tentare di rendere le cose interessanti ecco che spunta il Vesuvio, probabilmente anche Michael Bay ci farà un film prima o poi.

In un tripudio di termini dell’epoca romana messi dall’autore più per bearsi della propria cultura che per amor di descrizione, la storia comincia con Quinzia che Scrive nel suo cubicolo. Per poi passare al lupanare. Per poi sognare della Montagna.

Tutto questo, però, passa in secondo piano per il triangolo più cretino e inutile che abbia mai visto. Vediamo se riesco a riassumere la storia in pochi punti.

Quinzia sta per sposarsi, ma i suoi occhi sono per Aracinto, che segretamente ama Tiberio, fratello di Quinzia. Lo spasimare di entrambi per la stessa persona non porterà praticamente a nulla, visto che nessuno se lo sposerà e la storia non andrà mai sulla bocca di tutti.

Più interessante è la storia di Tito Quinzio, almeno per quello che sembra. La moglie di Tito è incinta, ma lui non è contento della gravidanza, visto che mentre alla moglie cresceva la pancia a lui crescevano due corna, dato che probabilmente il figlio non è suo. E tanto desiderava un maschio che alla fine nasce maschio. E mentre Tiberio e Quinzia fantasticano entrambi su Aracinto alla fine nascerà Gaio Quinzio Cosso, inizialmente non riconosciuto dal padre, ma che poi viene sollevato più per salvare la faccia davanti alla sua famiglia.

E alla fine Fannio cerca Quinzia mentre il Vesuvio erutta. Fine. Semplicemente questo. Dieci pagine di inutilità e l’evento cruciale copre solo 13 righe.

Se scriveva una cosa del genere ambientata in Giappone negli anni 50 e chiudeva tutto con una zampata di Godzilla che schiacciava tutti avrebbe fatto una cosa migliore. Lo stile è quello di un imitatore di Alberto Angela ubriaco marcio, visto che nella storia non ci sono tanti dettagli per caratterizzare certi personaggi. Vengono solo nominati e nient’altro. La storia tra il reziario e Tiberio, poi, non si risolve in nulla, così come l’attrazione tra Quinzia e Aracinto. Non voglio nemmeno stare a dire che questa storia è decisamente fuori tema. La minaccia del Vesuvio c’è solo in alcuni sogni che fa Quinzia, sogni che, tra l’altro, sono comunque popolati da Aracinto. Non c’è il minimo foreshadowing, mancano proprio gli elementi base per tenere vivo l’interesse del lettore. Banale e noioso, tanto da sembrare una fanfiction basata sulla serie “Spartacus”. I dettagli degli usi e dei costumi dei romani hanno la stessa valenza in una serie americana di una tavolata di Italiani che, ubriachi a vino, divorano spaghetti e polpette dicendo di tanto in tanto proverbi a caso. Null’altro da dire se non “goditi l’oro”.

Siccome ho citato Alberto Angela a questo punto chiedo in prestito la formula di chiusura di proprietà sua e del padre Piero. Grazie per avermi seguito. Buonanotte.

Anche se c’è il tempo per una piccola postilla. Oltre ai racconti dell’antologia nel libro sono presenti anche due poesie, una all’inizio e una alla fine del libro. Non sono in grado di poter fare recensioni sulle poesie, ma ho trovato questa mossa piuttosto scorretta nei confronti di chi, invece, ha passato le selezioni per essere pubblicato. La poesia finale, inoltre, viene presentata come un’opera di “un astro nascente della poesia italiana”. Non lo so, magari sbaglio io, ma è come se gli altri autori siano stati denigrati dopo aver letto questa frase. Calcolando, poi, che nessuno sapeva alcunché di questi “omaggi”, così come sono presentati, quindi questa cosa mi puzza di “favore personale”. Ma magari mi sbaglio, così come mi sono sbagliato a commentare le cose su cui ho dovuto trarre un giudizio.


“Pearl Harbor” di Michael Bay


“Ammiraglio, ho appena affondato una corazzata Americana”
”Ben fatto, onorevole capitano. Per te ci sarà una promozione: comandante di una divisione a Hiroshima”

All’alba del 7 dicembre del 1941 dall’altra parte del mondo l’intera base di Pearl Harbor fu svegliata da esplosioni, spari, allarmi e l’annuncio “Attacco a Pearl Harbor, questa non è un’esercitazione!”. 353 aerei giapponesi tra caccia, bombardieri e lanciasiluri attaccarono la base navale con l’intento di distruggere la flotta del pacifico. Questo segnò l’entrata in guerra degli Stati Uniti e la vita di molti sopravvissuti che per molto tempo hanno ricordato non senza sforzo gli eventi di quella fatidica domenica. E’ particolare, tra l’altro, pensare a come questo evento abbia segnato, in fondo, non solo le sorti di una guerra, ma anche le vite di centinaia di persone, che hanno avuto impresse per anni le immagini di quell’evento… ma in parecchi non hanno fatto in tempo di vedere le immagini di questo film, per loro fortuna.

Jerry “da ora in poi solo film disney con Johnny Depp” Bruckheimer e  Michael “riesco a vendere anche l’elastico delle mutande come spazio pubblicitario” Bay  ebbero l’idea di fare un film del genere, ma il budget iniziale (208 milioni di dollari) era troppo alto per l’esecutivo della Disney. La contesa durò molto, la Disney voleva che questo film fosse un film adatto ai teenager, mentre Bay voleva mostrare gli orrori della guerra. Non vi anticipo se ci è riuscito o no, fatto sta che dopo aver ricevuto i suoi 140 milioni di dollari come budget poté cominciare con il film, che a maggio del 2001 vide il buio della sala. Preparate giubbotti, bombe e un bacio per le crocerossine, stiamo per buttarci su…

PEARL HARBOR

 

Il film apre con due bambini, Danny e Rafe,  che giocano a fare i piloti su un rottame d’aereo e. dopo che il padre di Danny ha terminato il suo giro di disinfestazione, Danny e Rafe entrano nell’aereo e lo mettono in moto, facendo un paio di centinaia di metri e atterrando incolumi dopo aver saltellato sui campi. Il padre di Danny arriva, sgrida entrambi e trascina Danny in casa per metterlo in punizione: Rafe in maniera del tutto casuale prende un’asse e colpisce alla schiena il padre di Danny chiamandolo “Sporco tedesco”… e di tutta risposta il padre di Danny, in maniera ancora più casuale, dice che lui ha combattuto i tedeschi e che loro non dovrebbero mai vedere gli orrori che ha visto lui… per poi andarsene sconsolato. Neanche 5 minuti e già sono al primo momento Whiskey Tango Foxtrot. Può anche andare bene che il padre di Danny sia un reduce provato dalla guerra, ma perchè diamine chiamarlo “sporco tedesco”? Un insulto strano da parte di un bambino che non ha ancora chiaro il linguaggio, ma è abbastanza forte da sfasciare una tavola di ponte dietro la schiena di un uomo? Non lo so, ci sono rimasto…

Ci spostiamo direttamente al 1940 e la cosa non può fare altro che farmi sorridere. Danny e Rafe sono cresciuti (prendendo le sembianze di Josh Hartnett e Ben Affleck) e, mentre un sottufficiale li comanda a un’adunata,  i nostri due eroi si mettono a fare delle manovre in stile Frecce Tricolori aiutati dalla computer graphic. Come premio vengono mandati dal comandante Dolittle (Alec Baldwin) a ricevere una strigliata e contemporaneamente un’offerta di servizio volontario negli Eagle Squadrons britannici. E questo è il primo punto storicamente sbagliato: ai piloti militari americani era proibito andarci, solo chi non era preso come pilota tra i civili ci andava, dato che gli Eagle Squadrons avevano requisiti meno rigidi. Un momento whiskey tango foxtrot e un’inesattezza storica molto forte. Cominciamo bene!

Rafe accetta l’offerta e, prima di una serata con le infermiere volontarie (che sono tutte giovani e carine, guarda un po’ il caso), discute animatamente con Danny della sua scelta, dopodiché parte per New York. Dall’altra parte le infermiere pregustano la loro serata, accompagnate da Evelyn (Kate Beckinsale), la cui unica aspirazione è “servire “150 uomini in mutande” (cit.). Che bella cosa questa introduzione ai protagonisti, davvero, tra piloti che potrebbero stare al massimo nel film “Planes” e donne che fanno le infermiere con il proposito di rimorchiare e non di curare. Com’è che hanno vinto la guerra?

Quattro settimane prima (non chiedetemi di questo flashback, è casuale più che altro) Rafe fa visite mediche e ci prova con Evelyn in qualsiasi maniera, finendo a farsi due giri di iniezioni e sfasciarsi il naso cadendo in preda agli effetti collaterali delle vaccinazioni. La sera stessa si presenta da Evelyn con una bottiglia di champagne e un mazzo di fiori

Rafe: “Sei la mia eroina”

Beh, era praticamente fatto, quindi è possibile.

Dopo varie gag torniamo al presente. Gli aviatori e le infermiere passano la serata insieme formando le coppie che andranno avanti fino alla fine del film. Rafe e Evelyn si staccano per finire prima a fare una serata su una pedana di una nave e poi in hotel, dove Rafe confessa a Evelyn che sta per partire per l’Inghilterra, allungando all’inverosimile una scena strappalacrime fino alla partenza. Rafe è depresso perchè Evelyn non è venuta a salutarlo, ma anche se in ritardo lei riesce ad arrivare, lui vede lei e cerca di chiamarla, ma lei non vede lui. Un po’ senza senso questa scena, considerando che si poteva aggirare il problema abbassando il finestrino, ma meglio non infognarsi, c’è dell’altro.

Dopo un breve cinegiornale la scena si sposta nei campi inglesi per una breve introduzione alla vita che Rafe dovrà affrontare negli Eagle Squadrons, dove aerei vanno e vengono ricordandoci che comunque c’è una guerra dopo tutte questa fuffa strappalacrime.

E dopo una breve scena in cui il presidente Roosevelt (Jon Voight) preme per la guerra…. ecci a voi l’impero del male, i Giapponesi, che pianificano l’attacco alla flotta Americana spostata tutta a Pearl Harbor.

E Bay non si spreca per niente per l’immagine: ufficiali vestiti di nero e impettiti, kanji ovunque così da far sembrare il tutto claustrofobicamente dittatoriale e severità sul volto dei presenti. Ci mancano solo la marcia dell’Impero Galattico di Guerre Stellari come sottofondo e l’occhio di Sauron su una torre più indietro.

Ma torniamo alle nostre eroine che arrivano a Pearl Harbor e di cosa parlano? Ma di ragazzi ovviamente! Perchè sono solo gli uomini a essere responsabili in servizio. Ma chi altro ci ha lavorato al film? Gary “sono il messia per guidare l’uomo verso il dominio della donna” Brodsky? Per quanto riguarda i piloti già ha senso che non si interessano alla guerra, è noia più totale, ma gli ufficiali? Qualcuno che li comandi a bacchetta dicendo loro cosa fare?

Intanto in Inghilterra Rafe continua a combattere e a mandare lettere dicendo quanto è schifosa la guerra lì. Evelyn risponde semplicemente che gli manca, ma lo fa in posa pubblicitaria, su uno scoglio in riva al mare a guardare il tramonto. Se non l’avete capito… questo è Michael Bay, signore e signori, un pubblicitario a cui piacciono le esplosioni.

E c’è anche un po’ di mito americano casuale.

Ufficiale inglese: “Molti rimproverano voi Yankee di non essere entrati in guerra. Da parte mia dico… se ce ne sono altri come lei laggiù, guai a chi combatterà contro l’America”

Sì… chi vuoi, il pilota che prende la tintarela, l’uffiiale che gioca a golf o il caporale che fa surf con le ragazze?

A Pearl Harbor intanto si ragiona su un possibile attacco, implausibile a causa del fondale troppo basso per i siluri e delle reti antisommergibile. Di tutta risposta i Giapponesi stanno pianificando proprio l’attacco lì. E il razzismo di Michael Bay in questo film batte qualsiasi cosa. Non usano mappe, ma un vascone con delle riproduzioni delle navi e tutti sono fermi lì impettiti come dei soldati davanti al loro condottiero dell’epoca feudale.

Ma torniamo in stile Bay in Inghilterra, vale a dire girare per il mondo senza senso in pochi secondi, dove Rafe, dopo un combattimento aereo viene abbattuto e cade in mare. Intanto a Pearl Harbor c’è ancora noia, ma c’è abbastanza spazio per introdurre Cuba Gooding Jr. come uno degli eroi di Pearl Harbor Doris Miller, che vince un match di boxe contro un meccanico e si fa curare da Evelyn. Dopo due minuti di un eroe di Pearl Harbor reso irrilevante dalla forza di trama arriva Danny per dirle che Rafe è stato abbattuto. E quando pensavo che il product placement non sarebbe stato possibile in un film ambientato nel 1941 Michael Bay mi sorprende quando commemorano Rafe bevendo un bicchiere di Jack Daniel’s alla sua salute e lasciando un bicchiere per lui.

Si torna all’impero del male che sta muovendo per Pearl Harbor, l’ammiraglio Nagumo spiega la sua tattica, ossia muovere radio operatori che offrano false piste per tutti i bersagli del pacifico, confondendo gli Americani, lasciandogli spazio per fargli dire tra i sottotitoli

“Un uomo brillante dovrebbe trovare una maniera per non combattere una guerra”

Ci manca solo che Stalin dica “A letto stretto stenditi al centro” o “dove si mangia in sette si mangia anche in otto”.

E’ il luglio del 1941 e il capitano Dan Aykroyd (e io che pensavo che solo Jon Voight fosse sprecato) intercetta i messaggi dei giapponesi, ma a Pearl Harbor continuano le scene fatte solo per pubblicità. Durante un cinegiornale Danny e Evelyn si incontrano. Il migliore amico di un caduto in guerra con la sua ragazza che cerca conforto. Va bene, vi spoilero tutto, alla fine i due staranno insieme, è talmente sgamato che non si poteva fare altrimenti.

All’intelligence della marina, intanto, scoprono che la flotta giapponese è sparita, e il film fa capire che l’attacco di Pearl Harbor è stato coadiuvato dall’incompetenza dello stato maggiore americano, come a voler dire “I sopravvissuti e i caduti non hanno colpa, sono gli ufficiali ad avere tutte le colpe”. Ipocrita come maniera per compiacere la parte di pubblico dei militari in pensione. Comunque i giapponesi pianificano, lo stato maggiore americano brancola nel buio e Danny e Evelyn stanno insieme passando una notte di passione tra la seta candida dei paracadute. Notate subito che non hanno usato precauzioni perchè Evelyn si chiude in bagno a vomitare. E’ il 5 dicembre del 1941, è tutto praticamente pronto e non è cambiato nulla. Tranne che Michael Bay ci è riuscito di nuovo a fare pubblicità. “Western Union, ovunque tu sia ti portiamo sempre belle notizie”.

E la notizia è… Rafe è vivo ed è a Pearl Harbor per incontrare Evelyn, che non prende bene il ritorno di Rafe, che a sua volta non prende bene le corna che gli sono spuntate in testa messe dall’amico Danny. Insomma… nessuno prende bene niente… tranne Evelynn che ha preso abbastanza.

Festeggiamenti al bar con rissa finale tra Danny e Rafe. Appena arriva la polizia militare i due scappano per parlarne in maniera lucida, ma non arrivano a niente.

E dopo che i militari giapponesi razzisticamente scrivono in mutande in buchi scuri che sono le loro cuccette illuminate solo da una candela finalmente, dopo un’ora e venti minuti, comincia l’attacco del titolo del film. Tutta Pearl Harbor è a riposo, con il capitano della Arizona che gioca a golf (storicamente falso) e riceve la notizia di un sommergibile attaccato al largo (storicamente falso)  e dove l’ordine di sgombrare l’ambasciata Giapponese a New York viene intercettata (storicamente falso). In un tripudio di effetti speciali e di grafica computerizzata degna più di un videogame che di un film, l’attacco aereo è in atto. La flotta viene praticamente sventrata, Danny e Rafe vanno verso l’aeroporto accompagnati da un cineoperatore e Evelyn si trova nel panico a dover operare con le altre infermiere i feriti, Doris Miller è ancora sulla nave dove conforta il comandante morente che dà l’ordine di cedere il comando (storicamente falso) e dove prende in mano una mitragliatrice antiaerea senza averne mai maneggiata una, abbattendo un aereo nemico (l’unica cosa non confermata è che ha abbattuto un aereo, ma per il resto è vero). Danny e Rafe arrivano all’aeroporto mentre tutte le navi in porto affondano (storicamente falso), ma trovano gli aerei distrutti, così vanno verso la pista da collaudo. Intanto le infermiere attraversano il loro inferno nell’ospedale. Ma un minimo di addestramento no? Ah sì, dimenticavo… loro sono solo delle infermiere che non sanno fare niente e che pensano solo agli uomini. Bell’immagine che ci dai di loro, Michael.

I giapponesi lanciano la seconda ondata di aerei, Danny e Rafe montano su due aerei preparati alla meglio e abbattono alcuni aerei giapponesi con delle manovre paragonabili solo alla corsa nella seconda Morte Nera mentre gli amici preparano un fuoco antiaereo. Tra manovre oltre i limiti del ridicolo e esplosioni varie Danny e Rafe tornano a terra. L’ammiraglio Nagumo, intanto, riceve i rapporti dall’assalto e decide di ritirare la terza ondata di aerei basandosi unicamente sul fatto che avevano perso la sorpresa …non è solo storicamente falso, è semplicemente stupido spiegare che la terza ondata non fu mai lanciata solo per mancanza di sorpresa. In verità lui se ne andò perché gli americani già stavano preparando le difese e spostando altre portaerei cariche di caccia, quindi ha letteralmente tolto le chiappe dalla siringa.

Danny e Rafe vanno al porto per cercare di dare una mano e, contemporaneamente, c’è il famoso discorso di Roosevelt (stavolta l’originale) e la dichiarazione di guerra. Dopo un breve intervallo temporale, finalmente lo stato maggiore trova un piano possibile e, mentre i nostri eroi piangono i loro caduti, Danny e Rafe vengono richiamati da Dolittle, promosso a colonnello, per una missione top secret. Prima di andare via Evelyn parla con Rafe, lui le dice che è valsa la pena di girare il mondo per arrivare da Evelyn, lei gli dice che è incinta di Danny e di non dirlo a lui prima del ritorno dalla missione. Addii vari e poi tutti in addestramento. L’obiettivo dell’addestramento? Decollare con un bombardiere da una portaerei. Perchè? Per andare a bombardare Tokyo e poi atterrare in Cina per tornare indietro.

Ehm… ok… ma non si chiama “Pearl Harbor” questo film? Perchè continuare con il raid Dolittle  che poi ha portato al bombardamento di Tokyo? Insomma… si è perso il punto chiave di questo film, immagino, dato che non si sa su chi o cosa concentrarsi.

Dopo un lungo montaggio, alcune frasi ad effetto e Evelyn che chiede all’ufficiale che ha salvato a Pearl Harbor di essere ammessa in sala comunicazioni quando partirà la missione, i nostri eroi partono per bombardare il giappone. Le notizie che Roosevelt riceve sono brutte. La partenza è anticipata, gli aerei sono solo per una missione suicida, non ci sono radiofari, la carta igienica è terminata ed è girata la notizia che Michael Bay ne farà un film. Peggio di così non potrebbe andare insomma. Danny e Rafe arrivano a Tokyo e la bombardano, ma non tutti gli aerei riescono ad arrivare a scappare. Con i vapori di benzina raggiungono la Cina, ma con somma sfiga arrivano in un territorio occupato dai giapponesi. Solo un Godzilla che cade dall’alto perché si è aperto uno squarcio da un film di Emmerich potrebbe essere più sfigato.

Rafe atterra finendo circondato dai giapponesi con i suoi, ma l’aereo di Danny scarica delle mitragliate prima di precipitare. Rafe va a soccorrerlo finendo di nuovo circondato, sta per finire prigioniero dei giapponesi assieme agli altri, ma riesce a spararne un paio. Fucili puntati su Rafe e Danny si becca le pallottole, Con le ultime parole Danny chiede a Rafe di prendersi cura di Evelyn e del nascituro e muore, solo per far arrivare in dissolvenza dei soldati cinesi che salvano i nostri eroi. Rafe torna in patria tra sangue e lacrime, Evelyn spiega come voce narrante come andò il resto della storia della seconda guerra mondiale e il nostro film finisce con Rafe in patria che porta suo figlio Danny in volo su un aereo per campi. Forse gli ha già insegnato a spaccargli un’asse sulla schiena.

QUESTO FILM FA SCHIFO!

Il punto chiave non si sa se è stato mancato apposta o cosa, fatto sta che non c’è un punto preciso su cui concentrarsi, i personaggi hanno un principio di sviluppo che va a perdersi nel sensazionalismo pubblicitario alla Michael Bay, le inesattezze storiche sono troppe e il razzismo fa da padrone in questo film mostrando i soldati americani civilizzati e i giapponesi alla stregua di schiavi combattenti senza vita sociale. In teoria questo film dovrebbe riflettere cosa è successo ai piloti George Welch e Kenneth Taylor, due eroi della seconda guerra mondiale, ma quando Taylor vide questo film dichiarò testualmente che era un “un pezzo di immondizia… ultrasensazionalizzato e distorto”. Cuba Gooding Jr. non viene nemmeno citato nel cast da Wikipedia o nei titoli di testa e tecnicamente impersona uno degli eroi storici di quel giorno, ma ovviamente lo spazio è tutto per la storia dei due amici piloti (un po’ come nel film “i tre aquilotti”, anche se quello era un film di propaganda allo stato puro, questa è stata solo pubblicità all’America)(e fatta anche male). C’è solo una cosa per cui sono contento che sia uscito Pearl Harbor, ossia questa canzone…

Grazie come sempre pera aver avuto la pazienza di seguire, sperando che vi abbia donato qualche risata


“Wonder Woman: Amazons Attack!” #4-6 di Will Pfeifer


“Andiamo, sorelle! Continuiamo la guerra!”
“Sì, ma… mia regina… vostra figlia non è più in mano dei rapitori, sta bene”
“E’ vero”
“Allora perchè combattiamo?”
“UCCIDETE LA TRADITRICE!”

Lo so bene che questo argomento è piuttosto impopolare per la cultura italiana, ma ormai ho cominciato e tantovale finirlo. Nella puntata precedente siamo entrati nel tristemente noto fumetto “Wonder Woman: Amazons Attack!”. E, a parte le classiche mosse da editorial mandate, ossia qualcosa pubblicato apposta solo e unicamente per fare pubblicità e tirare soldi, non si è visto tanto.

La trama già presentava una sua inconsistenza in certi punti, ma, in fondo, l’artwork era buono, anche se ci sono state tante cose piuttosto grossolane, come una freccia che buca l’abitacolo di un jet per colpire alla gola una donna, morti gratuite e un intero stato in fiamme. Certo, gratuite e grossolane, ma niente di troppo serio da minare la credibilità di un fumetto, almeno non come le pareti della casa bianca dotate di esplosivi tra i mattoni. Ora tornate ad affilare le spade, affilare gli scudi e affilare gli aeroplani, stiamo per buttarci in…

“WONDER WOMAN: AMAZONS ATTACK!” #4-6

Nelle puntate precedenti:

Ippolita, impazzita di punto in bianco, arriva a Washington portandosi a spasso l’esercito con l’intento di muovere guerra contro gli Stati Uniti per ovviare al rapimento della figlia Diana, ossia Wonder Woman, tenuta prigioniera per estorcerle informazioni sulla tecnologia (che Batman ha stabilito che non hanno). Il presidente Buffalmacco, dopo essere scampato a un attentato mosso sia dalle Amazzoni che dai suoi architetti, va sull’air force one, dove rende attivo di nuovo il McCarran Act, vale a dire l’atto della Lista Rossa e si ritrova davanti Supergirl e Wonder Girl che gli chiedono di scendere. Superman va a salvare il Kansas (che è in fiamme per intero) e Batman chiede aiuto a Wonder Woman per recuperare un antidoto per un veleno iniettato in Nemesis da parte di api modificate dalle Amazzoni, “api… mio Dio…”, ma lei dice che deve confrontarsi con sua madre. E mentre succede tutto questo Donna Troy, dopo aver promesso di cercare Wonder Woman, sparisce dal fumetto dopo aver incontrato una figura nell’ombra nella piena prevedibilità di tutti i personaggi interessanti appena entrati in scena.

NUMERO 4

Le Lex News ci informano degli aggiornamenti e a rifare il riassunto delle puntate precedenti. Superman salva il Kansas, gruppi di donne che vengono portate via a causa dell’atto McCarran e Ippolita che concede una settimana agli Stati Uniti per arrendersi. La storia ricomincia con Ippolita che sta puntando una spada alla gola di Wonder Woman e… un attimo… fermi tutti…c’è qualcosa che non va…

A sinistra “La resa completa e incondizionata. Avete un giorno per decidere”
A destra quello che dice Ippolita “…resa completa e incondizionata… avete una settimana per decidere”

No, ma… stiamo scherzando? Will Pfeifer sta talmente male da non ricontrollare un errore di consistenza di questa portata? Ma nemmeno io quando facevo fumetti a caso ai tempi delle medie facevo queste porcate. Seriamente, un autore che commette un errore così io l’avrei licenziato su due piedi. Non è che il resto lo salvi, ma questa è proprio l’ultima goccia. Davvero, mi ha fatto lo stesso effetto di leggere “21 dicembre” in “Cronache del Mondo Emerso”. Se proprio dovevano forzare eventi cronologici per una settimana mi chiedo perché abbiano fatto dire ad Ippolita prima un giorno e poi una settimana. Magari ha letto gli indici di gradimento prima di smentire?

Ippolita sta per combattere contro Wonder Woman, ma Superman salva la nostra eroina e la porta via, nonostante lei si ribelli. E dopo questo salvataggio torniamo alle nostre due supereroine, Supergirl e Wonder Girl, che realizzano che dall’esterno di un aereo non possono essere sentite (bella mossa, ragazze), e ovviamente gli aerei di scorta si mettono in allerta (assolutamente imprevedibile una mossa del genere, eh?)

Uno dei piloti di scorta lancia un missile contro Wonder Girl, che ovviamente non muore anche se viene beccata in pieno. Wonder Girl si infuria e entra volando nella cabina del presidente sfondando lo scafo depressurizzando il tutto e mettendo a rischio l’aereo (e vai con l’intelligenza), ancora una volta intima di atterrare e che il presidente la segue da Ippolita per discutere la guerra faccia a faccia. Ricordate l’illuminazione di prima? Eccola. Mentre il pilota cerca un posto per atterrare ecco che una lancia perfora la cabina di pilotaggio e prende in pieno il pilota. Quando le frecce non sono abbastanza eh?

Non voglio discutere su quanto sia oscenamente ridicola per le leggi della fisica una cosa del genere, un gruppo di Amazzoni a cavallo di Pegasi stanno attaccando, facendo fuori ad asciate i caccia di scorta e distruggendo i motori a frecciate, costringendo Supergirl a far atterrare l’aereo in un bosco. A parte il fatto che questa cosa è priva di senso vi riassumo il piano di Wonder Girl e Supergirl:

  1. Intercettare l’Air Force one
  2. Parlare con il presidente dall’esterno dell’abitacolo senza usare radio o affini
  3. Sfondare la chiglia del velivolo mettendo a rischio chiunque dentro
  4. Tutto questo per portare il presidente Tizio a parlamentare con Ippolita, che è chiaramente pazza e assetata di sangue.

Abbiamo un piano geniale tra le mani! E intanto i supereroi fanno una rivelazione basandosi sulle indagini di Batman e Freccia Verde, ossia la scoperta di un gruppo esterno che agisce alle spalle delle Amazzoni, le Bana.

UN PO’ DI STORIA
Non è che c’è molto da dire, le Bana erano delle Amazzoni, ma che cominciarono ad adorare il pantheon Egizio. Dopo varie questioni di minoranza decisero di andarsene da Themiscyra per avere una terra loro ed essere libere di adorare chi volevano.

Riferimento ad Al-Qaeda? Ma non siate ridicoli!

E proprio una del gruppo degli Outsider, Grace Choi, viene assalita da delle Amazzoni e riceve la visita di una delle Bana, Karna, che le fa una proposta, ossia di unirsi a loro. Grace risponde prima conun calcio in faccia, poi accetta. Non penso che sia solo Ippolita quella impazzita.

Wonder Girl e Supergirl difendono il presidente dalle Amazzoni come possono, ma Superman arriva, fermando tutte e cercando di fare un discorso su cosa le Amazzoni siano diventate e che la guerra non è la soluzione. Onestamente? Questa parte è buona e ha senso, ma c’è un piccolo problema in questa scena: il discorso lo fa Superman!

Senza togliere nulla a lui, non ha senso che loro lo stiano a sentire, avrebbe avuto molto più senso, invece, se questo discorso lo facesse proprio Wonder Woman! A proposito, possibile che in tutti questi numeri lei sia apparsa solo in 10 e passa pagine, copertine comprese? Eppure la storia ha il suo nome sul titolo, almeno così è sull’edizione a copertina rigida.

Comunque tutto è bene quel che finisce bene e i soldati fanno fuori le amazzoni, salvando il presidente Inserirenomequi e fregandosene bellamente di quello che ha detto Sups. I nostri tre supereroi tornano a Washington D.C. e quando Ippolita pensa che gli Dei l’hanno abbandonata non solo ha come risposta una barriera che la ricopre sigillando Washington sopra e sotto, ma nell’ultimo riquadro si fa viva Circe, che si pensava morta al di fuori di questa serie. Mi chiedo… perché ucciderla fuori dal fumetto principale se deve tornare due o tre numeri dopo?

NUMERO 5

Salto le Lex News. Superman torna a Washington per dare una gran facciata contro la barriera che sigilla la capitale. Sinceramente mi piace immaginare la scena, di superman che vola a tutta velocità e sbatte poi su una barriera che… ora è visibile, ora è invisibile, ora non si sa, ma almeno potevano metterci un rumore alla Paperissima. Batman è dentro, Superman è fuori assieme agli altri eroi e Wonder Woman è ancra a Themiscyra a cercare l’antidoto (che prima, chissà perchè, non voleva andare a prendere) per Nemesis.

Batman muove un punto importante, ossia che, siccome l’ultimo assalto ancora non è arrivato, probabilmente la barriera non è opera delle Amazzoni. Grace Choi e Karna, intanto, condividono momenti in un Hummer, dove viene spiegato che le Bana sono state costrette dalle Amazzoni ad andare via nel deserto (falso) e hanno giurato vendetta per la loro cacciata (vabbè…). Ah e Grace Choi è una Bana. (dun dun dunnn). Grace Choi si unisce a loro perché, finalmente, ha una famiglia che l’attende, e fu così che Grace Choi perse la scarsa intelligenza in questa storia. Wonder Woman, non si sa come e perchè si teletrasporta accanto a Batman all’interno della barriera, addirittura chiedendo a Batman perché non è sorpreso di vederla, forse ha capito anche lui che qualsiasi logica è stata buttata nel water da pagina 13 del secondo numero. Batman realizza tre cose:

  1. Che lo scudo è magico
  2. Che lo scudo l’ha fatto Circe
  3. Che le donne in questo crossover sono tutte delle benemerite idiote calcolando la prossima immagine.

“Ma… lei è morta. Mia madre l’ha uccisa proprio davanti a me”

L’espressione di Batman è epocale.

Rifacciamo un conto:

  • Ippolita impazzita
  • Arthemis e Philyppus che non fanno un cavolo e stanno ferme a ragionare
  • Grace Choi che prima calcia e poi abbraccia Karna
  • Karna stessa che dice un mucchio di cavolate sbagliando decadi di continuità della D.C. Comics
  • Donna Troy che entra per parlare e sparisce e ciliegina sulla torta
  • Wonder Girl e Supergirl che architettano quel piano genialmente fallimentare
  • Wonder Woman che non riesce a fare nemmeno due più due.

Qui qualsiasi donna che abbia un nome è una deficiente.

Batman, invece di dare testate al muro e piangere per il nuovo limite inferiore raggiunto dal quoziente intellettivo femminile mostrato finora va direttamente via dicendo a Wonder Woman di portare l’antidoto a Nemesis perché lui deve occuparsi di altro, probabilmente scappare via dal fumetto finché ancora può farlo.

Mentre Grace si muove con le sue nuove compagne verso un nuovo mondo illuminato Superman la raggiunge dicendo che Karna ha mentito e di chiedere a Karna chi ha fatto tutti i macelli al di fuori di Washington, tra cui bruciare l’intero Kansas. E in risposta Karna punta il coltello alla gola di Grace, che si dimentica di essere quello che è, ossia una che ha una bella forza e può rigenerarsi, passando dall’altra parte della barriera assieme all’esercito delle Bana, con Superman impotente. E dall’altra parte della barriera Karna pugnala Grace, che ha anche dimenticato la sua rigenerazione e la sua forza

Karna e Ippolita, finalmente, si incontrano, sembrando anche sorprese di vedersi. Momenti imbarazzanti tra regine idiote di popoli idioti.

Davvero, sembrano le due amiche che sono state entrambe ex dello stesso ragazzo che si vedono casualmente per strada. E così le Bana si uniscono alle Amazzoni per la battaglia finale. E dal’alto di un campanile Circe veglia e rivela il suo piano di… di qualcosa, visto che non ho la minima idea di quello che lei vuole fare.

E mentre blatera con una Amazzone arriva Batman che abbatte la guardia con il taser e pronuncia una formula magica per neutralizzare la magia di Circe per un’ora , abbattendola con un pugno in faccia. Perchè tutta la magia di questo mondo non è nulla contro i cazzotti, a quanto pare. E dopo aver fatto la parte dell’ammiraglio Akbar dicendo che lo scudo è abbassato e che devono arrivare in massa, Ippolita… sta ancora ferma a fare il discorso di incitazione.

In men che non si dica arriva un lampo rosso che porta con sé la Justice League al completo. Circe si riprende dal pugno, dicendo che il suo piano è ancora in piedi, e che gli dei mi fulmino se io lo conosco. Grace si riprende togliendosi i pugnale, pensando a cosa scrivere sul suo blog strofe emo sul tradimento della sua nuova famiglia e sul fatto che non la vuole nessuno, e Wonder Woman la raggiunge e le indica la battaglia finale. E finalmente sta per concludersi la saga.

NUMERO 6

Fortunatamente non ci sono Lex News stavolta, semplicemente Ippolita completamente andata che cerca ancora Wonder Woman mietendo vittime e urlando. Anche gli eroi sembrano guardarla come chi guarda l’amico completamente ubriaco che fa delle figuracce una dietro l’altra.

“Lei dov’è?”

Wonder Woman abbatte Circe con un colpo di elsa della spada, ma prima di fare qualcosa arriva Ippolita, che nemmeno si chiede com’è che Circe sia ancora in piedi, ora è davvero completamente pazza. E comincia così a combattere contro Wonder Woman. Tanto per il gusto dei lettori ecco qui l’unica sequenza bella di “Wonder Woman: Amazons Attack!”

Merita anche solo per l’aereo lanciato in faccia a Wonder Woman.

Ippolita punta una spada alla gola della figlia, chiedendo se ha delle ultime parole. Wonder Woman le dice che adesso la magia di Circe non funziona e che ora è il momento di farsi indietro, pechè se Ippolita vuole la guerra allora deve ucciderla. E davanti a tutti Ippolita getta le armi. Ma prima dell’abbraccio finale ecco che Circe impazzisce più del solito, urlando vendetta contro gli Dei per averla condannata per il furto della figlia di Ares (che è anche sua figlia e altre cose). Ora abbiamo finalmente il motivo di tutto questo… ma il piano? come si sarebbe dovuto sviluppare? gli eserciti del mondo si sarebbero mossi a sterminare le Bana e le Amazzoni? Se era questo il piano voglio ricordare che i militari si sono fatti abbattere da archi e frecce come quaglie mentre le pareti degli edifici esplodevano per via delle spadate. Voleva fare in modo che Ippolita uccidesse Wonder Woman? Beh, non è riuscita nel suo intento. Per quanto ne so poteva anche fare tutto questo per avviare la vendita delle magliette con su scritto “Io sono sopravvissuto all’attacco delle Amazzoni” oppure usare la guerra per incendiare il Kansas, togliere la cenere, metterci su erba sintetica e farlo diventare il campo di calcetto più grande del mondo, tanto non sarà mai spiegato davvero.

Batman cerca di intervenire, ma si becca un fulmine viola addosso così come Wonder Woman. Prima che Circe possa uccidere Ippolita ecco letteralmente il Deus Ex Machina che cala dall’alto sotto forma di Athena. Ippolita chiede perdono, Circe la stuzzica dicendo che è stata tutta opera sua e che Athena, pur essendo una Dea, non ha fatto niente per impedirlo. Se c’è una cosa imparata da Ghostbusters è questa: non far arrabbiare un Dio. E infatti Circe finisce in cenere per mano di Athena.

Wonder Woman, però, pone l’indice su quel punto chiedendo una risposta. Athena dice che era un test che hanno fallito, visto che hanno ceduto all’odio, alla crudeltà e alla paura… insomma al lato oscuro della forza. Così Athena espelle dal regno degli Dei l’isola di Themiscyra, facendola sorgere dalle acque a 93 miglia dalla costa, dopodichè fa sparire tutte le Amazzoni che sono arrivate facendole finire lì.

E alla fine parte con il cazziatone finale/denuncia sociale alla guerra, puntando il dito prima su Supergirl che ha agito in maniera avventata rischiando di fare un macello… e ci sta… poi sul presidente che ha attaccato i diritti degli altri… e ci sta… e poi su Batman dicendo che si è preoccupato solo di strategia per come combattere invece di come non farlo… e questa è una grande idiozia. Se Athena ha davvero visto tutto dovrebbe aver capito che  Batman dall’inizio non ha portato avanti la guerra, ma la priorità era prima per il soccorso, poi per la fine della guerra. Sì, ha atterrato delle amazzoni senza ucciderle, come ha sempre fatto con chiunque, ma che doveva fare? Stare fermo a farsi prendere a frecciate? Magari con un bersaglio disegnato sul pipistrello che ha in petto?

Ma vabbè, la guerra è finita e devono ripulire tutto prima di un nuovo conflitto inevitabile. E il nostro fumetto finisce con Athena che guarda dall’alto quello che è successo, ossia le Amazzoni che si sono mescolate tra gli umani, ignorando la loro natura e credendo di essere umani e Wonder Woman che non può tornare alla sua casa all’isola Paradiso, cosa che invece ha fatto Ippolita da sola, una regnante senza sudditi. Prima, però, di pensare che questa storia sia finita ecco che l’immagine si allarga, mostrando i veri dei greci imprigionati che dicono ad Athena che ha rubato l’identità della vera Athena dopo averla lasciata, dandola per spacciata. E infatti lei non è la Dea Athena, ma in realtà è…Granny Goodness!

Eh sì, gli dei non c’entrano un cavolo, è stato tutto opera di Granny Goodness. Non scherzo, finisce davvero così… e la domanda è una: perchè Granny Goodness… elite di Darkseid e addestratrice delle Furie di Apokolips dovrebbe, in termini di semplice narrativa, interessarsi alle Amazzoni? Ed ecco la risposta…

E quindi… tutta questa serie di eventi… questo enorme mucchio insensato di eventi… questi cinque mesi di fumetti… e in generale questo poderoso spreco di carta ha visto la luce… solo per creare un tie-in… per la serie crossover più brutta mai creata nella storia della D.C. Comics!

QUESTO FUMETTO FA SCHIFO!

L’artwork si salva, ma la trama è orripilante, e il fatto che sia tutto per un tie-in alla serie più brutta mai fatta dalla D.C. Comics, ossia “Countdown”, rende tutto ancora più schifoso! Non ho sorvolato interi pezzi di trama apposta o per disattenzione, semplicemente tutto quello che è stato omesso in “Amazons Attack!” era davvero presente in altre storie. La cosa peggiore è che nell’edizione a copertina rigida continuano a non esserci, ci sono solo i sei numeri originali e delle menzioni testuali di quello che è successo nei tie-in annessi con tanti eventi probabilmente interessanti, come il primo confronto di Wonder Woman con Ippolita, l’uccisione presunta di Circe, il recupero dell’antidoto e altre indagini compiute da Batman oltre che al coinvolgimenti di altri supereroi. Per non parlare del capitolo senza senso della prigionia e della liberazione di Sarge Steel, completamente uscita dal nulla, molto alla “la trama dice così”. Non dovrebbe sorprendere, quindi, che gran parte delle persone che hanno comprato “Amazons Attack” abbia restituito alla D.C. le proprie copie comprate in un apice di rabbia, calcolando che questo è letteralmente un dito medio rivolto ai fan.

Grazie per l’attenzione e per il vostro appoggio, alla fine è anche questo che mi spinge a scrivere questi blog. E mi sembrava doveroso chiudere in bellezza prima di una distensione estiva. Certo, contiunerò a pubblicare, ma non rispetterò la cadenza settimanale. In compenso preparerò già da ora una scaletta e tornerò con un numero a sorpresa di EyeWaste. Non vi anticipo niente.


“Wonder Woman: Amazons Attack!” #1-3 di Will Pfeifer


“Farò in modo che il mondo rivaluti la saggezza e le nobiltà delle amazzoni… ora… dove sono le mie picche per le teste e le gabbie per metterci dentro i bambini nemici prima che li mangiamo?”

Molti personaggi dei fumetti sono rovinati dalla popolarità di qualche film o serie TV. Oltre a Batman, che fortunatamente si è ripreso dopo la serie di Adam West e la sua indimenticabile battuta “Allora portaci due Bat Hamburger e due Bat Frullati!”, Wonder Woman è un caso eclatante.

Apparsa per la prima volta nel 1941 Wonder Woman (al secolo Diana Prince) è nata come paladina non della giustizia o della legge, ma dell’umanità, poteri speciali superforza, agilità e volo, oltre all’accesso a alcuni poteri magici, a un lasso che fa in modo che chi è legato dica solo la verità e a due bracciali capaci di fermare i proiettili. La novità introdotta fu che il suo creatore, William Moulton Marston, voleva creare un supereroe che non arrivasse a vincere usando la forza bruta, ma piuttosto la comprensione e l’amore e quando propose l’idea a sua moglie lei gli disse “fà che sia una donna”.

Sarebbe stato degno nella cultura popolare e di dignità… se non fosse che nel 1975 è stata creata la serie TV omonima che si può riassumere così.  In quel momento c’è stato il passaggio nella cultura popolare da paladina con una storia e un retaggio complessi che vanno indietro fino al popolo delle amazzoni a tizia che si trasforma con una giravolta. Negli anni 80 e 90 ha guadagnato di credibilità di nuovo nei fumetti, anche se è sempre l’oggetto dei cliché come “le donne che non sanno guidare, mettere la benzina, usare un computer o una carta di credito”.  Una paladina per la parità dei sessi?Ora non più, o almeno non quando si ha a che fare con autori pessimi.

Nel 2006 fu pubblicato un evento crossover, ossia uno di quegli eventi che raccolgono contemporaneamente più testate di fumetti, tipicamente un evento del genere è sempre corrisposto a una trama molto grande e complessa. Peccato che dal 2000 in poi se ne sia stato fatto un abuso, anche se a volte funziona, come nel caso di “Sinestro Corps War” e “La notte più profonda”. Tuttavia questo fumetto ha suscitato l’ira dei lettori, tanto da fargli rispedire alla D.C. Comics i numeri comprati. Perciò preparatevi la divisa da camerierina e dimenticate le battutacce sulle donne, stiamo per buttarci in…

WONDER WOMAN: AMAZONS ATTACK #1-3

Una nota sulle copertine: sono a posto. Davvero. Sono fatte bene, non rappresentano scene generiche e sono fatte in modo da avere davvero a che fare con quello a cui si riferisce il numero, non sono certo da 10 e lode, ma superano abbondantemente la sufficienza. Certo, meglio che vedere cose insensate o mutande sbattute in faccia.

La storia comincia al Lincoln Memorial, un uomo sta per spiegare al figlio piccolo chi era Lincoln e cosa gli è successo al momento della morte (strani gusti… si vede che dopo gli spiegherà cosa è successo a Kennedy) e in quel momento dietro di loro c’è un’esplosione che fa spuntare dal nulla l’intero esercito delle Amazzoni con mostri e macchine da guerra. Forse hanno preso troppo sul serio il gioco Warhammer, chissà. Due ufficiali delle amazzoni uccidono gratuitamente padre e figlio. Primo numero, prime pagine e già una morte gratuita per cattivo gusto. E quando l’altra ufficiale chiede cosa meritavano ottiene come risposta “Erano uomini”. Cominciamo bene! Già abbiamo due matte e nemmeno ho cominciato. Promette davvero bene questo fumetto.

L’attacco delle Amazzoni a Washington comincia e prendono tutti alla sprovvista. Alla casa bianca parlano di attacchi terroristici, il presidente Vattelapesca (no, non viene nominato e la D.C. cambia presidente praticamente ogni settimana) sta venendo portato in salvo ma… le pareti della casa bianca esplodono, rivelando dietro le due amazzoni di prima. Scusatemi, ma chi è che ha progettato la casa bianca? Perchè siccome le due Amazzoni che arrivano nel buco aperto dall’esplosione sono armate di arco e spada (e quella con l’arco ha frecce normali), posso solo pensare che ci sono pareti esplosive in questo palazzo. Le guardie del corpo vengono ammazzate, ma giusto in tempo arriva Black Lightning a tramortirle con i fulmini e scortare va il presidente.

Intanto allo Smithsonian, Ippolita, regina delle Amazzoni e madre di Wonder Woman, ha stabilito il suo trono e si chiede che fine abbia fatto sua figlia, Circe fa un piccolo riassunto di alcuni numeri di Wonder Woman passati, ricordando che Wonder Woman è stata rapita dagli uomini così da estorcere i segreti delle Amazzoni e che Ippolita è stata resuscitata proprio da Circe. E mentre loro parlano ricevono la notizia che Wonder Woman non è nella cella e che la stanno cercando. Non chiedetemi dove è impegnata attualmente, ma di sicuro starà bene. Almeno così penso, visto che questo fumetto ha il suo nome nel titolo e ancora non si è fatta vedere. A questo punto la Ippolita di questo fumetto dimostra una cosa: è impazzita ed è assetata di sangue. Ovviamente il tutto nella maniera più casuale possibile.

“Forza, sorelle! Riprendiamoci ciò che è nostro!”

E Circe abbatte una guardia che le ricorda che ha una figlia. Eh sì, è lei la cattiva. Serve qualcosa in più nel caso non sia chiaro? Tipo una maglietta con su scritto “Sono una maga e tutto ciò che ho ottenuto è essere la cattiva di questo fumetto”?

Piccola digressione: Ippolita è la regina delle Amazzoni, forte e saggia, vederla impazzita così è qualcosa che fa venire in mente che magari William Pfeifer non si è assolutamente curato di dare una continuità a questo personaggio che, tra le altre cose, non è nemmeno terziario, ma è piuttosto importante. Onestamente non so cosa è più disarmante da vedere, se lei che urla decapitando la statua di Lincoln oppure vedere che anche il congresso è dotato di pareti esplosive. E intanto Wonder woman dove è?

Sarge Steel, capo del dipartimento degli affari metaumani contatta Batman, chiedendogli di dare una mano a combattere perché l’esercito non ce la può fare contro le Amazzoni. Ok, non so nei dettagli cosa hanno le Amazzoni, ma non penso che un carro armato M1 possa essere messo fuori uso da frecce e lance. Steel chiede l’intervento di Superman prima di andare nel suo ufficio, aprire un ripostigio… per mostrare il vero Sarge Steel legato e imbavagliato. E il primo numero finisce con Wonder Woman di fronte a Ippolita mentre dietro di loro c’è il caos, giustificando così il nome del fumetto.

NUMERO 2

Il numero comincia con un riassunto di quello che è successo tramite le Lex News, ossia che le Amazzoni stanno sfasciando tutto. E ci accorgiamo subito di una cosa: buona parte degli eventi centrali della trama di questo attacco delle Amazzoni non fanno parte dei sei numeri del crossover ufficiale, ma si devono comprare gli altri. Prima che mi saltiate al collo dico una cosa sola: non funziona così, gli altri albi danno riferimenti alla trama del crossover, sono dei riempitivi facoltativi, ma il crossover deve essere trattato nei numeri ufficiali che portano il titolo del crossover. Intanto una squadriglia di aerei sta sorvolando la zona di guerra, ma le comunicazioni si interrompono e una pilota si trova una freccia piantata nella gola. Sì… una freccia ha attraversato la calotta corazzata di un aereo da caccia mandandola in frantumi e colpendola alla gola. La pilota si eietta fuori per finire davanti alle amazzoni e venire uccisa con l’aereo in fiamme poco lontano. Prima che vi chiediate se la pazzia di Ippolobotomia si è propagata alle sue guerriere sappiate che anche le supereroine non sono da meno. Finchè ce l’hanno con gli uomini posso capire, ma cos’è? nemmeno prigionieri di guerra fanno? Finalmente arriva la Justice League. Le Amazzoni scappano lasciando il cadavere a terra, Black Canary mostra cosa ha ucciso la pilota e anche Freccia Rossa sembra molto perplesso sulla cosa. E se è perplesso uno dei protagonisti non è per niente un buon segno…

“Contro cosa diavolo siamo?”

Mentre tutti sono indecisi sul da farsi Batman comincia a placare gli animi rissosi, dicendo che la priorità è soccorrere, non attaccare. E mentre cominciano a rimettere a posto le cose Sarge Steel e il suo impostore stanno parl… aspetta. Come si è liberato Sarge Steel e perché il suo impostore è legato? Ah sì, c’è una nota che dice di comprare un altro fumetto. Abituatevici, sarà così, ci si dimenticherà di certe cose che verranno richiamate altrove, un po’ della serie “vuoi sapere cosa succede? PAGACI PER ALTRI FUMETTI CHE MAGARI NON TI INTERESSANO!”.

Ad ogni modo questo ci fa capire che la sequenza di Everyman che impersona Sarge Steele non ha senso se non per farci capire che gli ordini mandati facevano parte di un piano. Batman viene contattato da Nemesis, un altro che comanda nel Dipartimento, dandogli i dettagli delle azioni di guerra che si sono estese a tutti gli Stati Uniti, Batman dice loro che si occuperanno della cosa e chiude il collegamento. Non vorrei dire, ma perchè per forza devono chiamare Batman? E’ il loro operatore al Call Center?

Red Tornado e la Lanterna Verde Hal Jordan vanno in California, Superman e Batman restano lì, chiedendosi da che parte stia Wonder Woman. Più che altro mi chiederei proprio dove sia Wonder Woman. Da Ippolita arriva un’altra amazzone lasciandosi dietro delle guardie, Donna Troy (per chi non la conoscesse è la sorella di Wonder Woman, rapita alla nascita e che ha indossato i panni di Wonder Girl, Darkstar e per un po’ anche i panni di Wonder Woman). Donna va da Ippolita cercando di farla ragionare, ma lei non demorde e invece di combatterla… si gira e va via. Perchè? Cioè… ha fatto trenta, può fare trentuno cercando di farla ragionare a botte. Ma vabbè. Lei si gira, va via e fuori incontra una figura coperta dall’ombra, lei la riconosce e… finisce qui la storia di Donna Troy in questo fumetto. Davvero. Non la rivedremo più. Quasi ci si chiede che diamine ci sia andata a fare là o perché è stata tirata in mezzo.

Due delle ufficiali di Ippolita, Philyppus e Arthemis, le pongono il dilemma morale, dicendo che queste azioni non sono degne di loro e del loro retaggio, ma ovviamente Ippolita è pazza e non ragiona. Arthemis le spiega che questa sete di sangue è degna di Circe e che sono disturbate dalla sua influenza, Ippolita dice che nemmeno Circe era a posto… per questo l’ha uccisa, ovviamente in un altro fumetto. E ne hanno fatto anche un’edizione a copertina rigida di questi sei numeri ignorando il resto. Perché?!? Messa così era meglio se andavano a rubare i soldi dalle tasche dei lettori direttamente.

E mentre le Amazzoni attaccano in massa e Batman chiede aiuto al Dipartimento ecco che arriva Wonder Woman dal nulla. E durante l’attacco Superman va via quando Nemesis dà a Batman la notizia che l’intero stato del Kansas è in fiamme. Dorothy starà incazzata, ma… seriamente? Più di duecentomila chilometri quadrati in fiamme? Oltretutto posso capire che il Kansas vive maggiormente di agricoltura, ma dire che TUTTO il Kansas è in fiamme perché è fatto interamente da campi di granoturco mi sembra offensivo, come dire che a Napoli si fanno solo pizze, in giappone solo action figures, negli Stati Uniti solo Hamburgers e in Germania solo turisti maleducati. Mah…

NUMERO 3

Le Lex News ripartono mostrando quello che sapevamo già. Sia chiaro, da ora in poi le ignorerò. Superman salva i raccolti e va a salvare altre zone, ma dalla TV arrivano notizie su una follia crescente dei civili. Omicidi, rifugi di donne che vengono fatti saltare, traffico aereo paralizzato, sacrifici umani, cani e gatti che vivono insieme e prima delle mase isteriche Ippolita prende possesso delle trasmissioni. Il messaggio è uno: gli Stati Uniti hanno un giorno per arrendersi. Arhtemis e Philippus sono lacerate dai dubbi su cosa fare quando scoprono che il loro leader non è più adatta a comandare mentre Ippazzolita decapita il cameraman che l’ha ripresa. Sono ancora dubbiose? Il loro capo va in giro a tagliare teste a caso e continuano a dubitare della sua sanità mentale? Ma non è solo lei a vacillare con il cervello.

Il presidente Pincopallino se ne esce con qualcosa di più geniale, ossia ripristinare il McCarran Act, ossia la legge che negli anni 50 richiedeva la registrazione di qualsiasi movimento politico che stabiliva un governo totalitario fascista o comunista, chi ne faceva parte non poteva avere la cittadinanza e non poteva viaggiare liberamente da e per gli Stati Uniti. Ok, ci sono una nazione in fiamme, una pazza che dà l’ultimatum, pareti esplosive e il presidente pensa a recuperare la legge della lista rossa, dicendo che non c’è altro modo per salvare il paese. Ed ecco il perchè di questa scelta narrativa: Will Pfeifer ha detto che questo fumetto era anche un fumetto di sottile denuncia sulla politica di Bush post 11 settembre. Con tutto il rispetto, ma l’unica maniera per renderlo meno sottile è scrivere con un pennarello su ogni pagina “Bush fa schifo”. L’unica cosa sottile è la trama, o meglio quello che sembra una trama, ha talmente tanti di quei buchi riempiti altrove che avrei fatto prima a cambiare fumetto, è come se il Signore degli anelli chiudesse la saga dell’Unico Anello con la riunione prima della battaglia ai Cancelli Neri dicendo che Frodo aveva già buttato l’anello nel vulcano. Io lettore casuale mi sento preso in giro leggendo questo. Ora capite perchè buona parte delle copie di “Amazons Attack!” sono tornate al mittente?

Al monumento dei veterani della guerra di Corea, Batman e Superman tramortiscono alcune Amazzoni senza ucciderle, prendendosi tempo discutendo sull’efficacia effettiva delle azioni terroristiche delle Amazzoni e sul fatto che anche se le Amazzoni passano il limite loro non lo passeranno. Momento buono, peccato che dura una pagina. E il McCarran act fa le sue prime vittime arrestando alcune donne Amazzoni che si sono riunite in un rifugio, portate via in stile Lista Rossa. A volte mi chiedo una cosa: tanti fumettisti usano i supereroi e gli eroi per fare una denuncia sociale, non possono direttamente fare un fumetto totalmente basato su queste denunce senza coinvolgere macrotrame e affini? Magari venderebbe meno, ma darebbe più risalto alla denuncia. Ma vabbè, continuiamo.

La situazione è così in tutti gli stati uniti e Batman scopre un altro sviluppo esterno al fumetto, Nemesis incapacitato da delle api usate come armi dalle amazzoni.

“Certo, hai problemi più grandi ora, un attacco amazzone. api letali usati come arma… Api, mio Dio”

E non ho la minima idea dell’emozione che prova Batman nel dire questa frase. Mentre ragiona sul chi mandare a Themiscyra per raccogliere l’antidoto appare Wonder Woman e… la scena torna a Ippolita in maniera casuale. La nostra regina dei folli si lamenta del vuoto che si sta creando attorno a sé, tra Wonder Woman che le gira le spalle, Donna Troy che si prende il ruolo di negoziatore e poi sparisce dopo aver giurato di portare Diana da lei e i suoi generali che cominciano ad avere dubbi sulla sua capacità di governare. Che sia una buona idea quella di fermarsi e riflettere? No! Perchè arrivano Supergirl e la nuova Wonder Girl a parlare con Ippolita per lavorare con lei. Siete due supereroine, va bene che siete due ragazzine, ma come vi viene in mente di dare una mano a una regina carnefice? Philyppus e Arthemis discutono ancora sul fatto che Ippolita debba essere spodestata, visto che è evidente che questa non è una guerra loro. Oh mamma, ma quanto ci mettete? Volete aspettare fino alla fine del crossover? Cavolo, prendete una spada e arrestatela, diamine! Ci vuole tanto?

Intanto a Star City Freccia Verde sventa un attacco delle Amazzoni trovando un ordigno esplosivo vicino a un impianto nucleare che ha fatto cilecca, ma comunque facendo un bel danno. Batman visiona questo ordigno e realizza che c’è qualcun altro dietro

“Spade, scudi e magie? Amazzoni. Microchip, computer e armi high-tech? Qualcun altro”

Ricapitoliamo… Ippolita ha mosso guerra al mondo… per recuperare la figlia Diana… che era stata rapita per estorcere una tecnologia… che le Amazzoni non hanno? Sono fortunato che il mio cervello funzioni ancora, perché sinceramente ragionare sulla stupidita di questo fumetto con questa nuova rivelazione è qualcosa che fonde i neuroni.

Sull’Air Force One, intanto si sta aprendo una nuova illuminazione. L’Air Force One deve atterrare per rifornimento e un aiuto del presidente dice la frase “D.C. è in rovina”. Si riferisce a Washington D.C. o alla D.C. Comics dopo questo fumetto? Ditemi voi.

E il numero tre finisce con Supergirl e Wonder Girl che intimano al pilota di atterrare, altrimenti faranno scendere loro l’Air Force One, il preludio al piano geniale di questo fumetto

“O fate scendere questo aereo ORA… o lo faremo scendere noi PER VOI”

Cosa succederà? Batman ce la farà a prendere un contratto come batcallcenterista per la Justice League? Vedremo Wonder Woman per più tempo in questo fumetto? E’ solo Ippolita a essere impazzita? E soprattutto come faranno le mamme a preparare i pancakes senza granoturco?

TORNATE PRESTO SU EYEWASTE PER LA CONCLUSIONE DI “AMAZONS ATTACK!”

Ringrazio per l’attenzione e come sempre spero che vi siate divertiti. Non parto subito con il mio classico “Questo fumetto fa schifo”, perché a differenza della saga di Twilight, che erano film fini a loro stessi si deve arrivare alla fine di questa storia per tirare le somme e fare un giudizio


“The You Testament”


“Prendete e mangiate, consumerete così la mia vita, diventando potenti abbastanza da padroneggiare i poteri per evocare oggetti, levitare e manipolare l’aspetto delle persone. Hai capito tutto, mio apostolo?”
“Sì, magari anche resuscitare i morti, ridare la vista ai ciechi e guarire i malati”
“Non dire assurdità. Questa è fede, non è Dungeons & Dragons”

Nonostante le associazioni religiose cerchino di mantenere il divario tra le tecnologie e la religione stessa, capita che qualcuno che faccia lavori indipendenti ci metta mano per colmare questo gap, basti pensare ai vari gruppi christian rock o ai cartoni animati educativi. Nel caso dei videogames diciamo che questo va avanti già dal 1990, se non prima, basti pensare ai celeberrimi giochi della Wisdom Tree per Nintendo, resi popolari dal critico James Rolfe nella sua rubrica “The Angry Videogame Nerd”. Questi giochi erano giochi per la console NES della Nintendo, distribuiti, però, senza licenza, la società non avrebbe mai approvato giochi a sfondo religioso proprio per mantenere l’impronta di una console per famiglie.

Nonostante le buone intenzioni capita spesso che il messaggio venga frainteso, se non addirittura stravolto. Altre volte, invece, nonostante gli innumerevoli sforzi non è possibile trovare un contenuto vero e proprio in questi giochi. Per esempio in “Super Noah’s Ark 3D”, uno sparatutto in prima persona per la console Super Nintendo con il motore grafico di “Wolfenstein 3D” (sì, hanno chiesto la licenza alla ID Software per fare questo gioco, nonostante le leggende che parlano di furti o di redenzione), il giocatore impersonava Noè che doveva addormentare le capre sull’arca lanciando cibo con una fionda ed evitando di essere preso a calci. Perché le capre vogliano Noè morto non ne ho idea, almeno è intrattenimento a sfondo religioso.

Infine ci sono le vere e proprie bestemmie, ossia tutti quei programmi, giochi o affini che, nonostante la premessa, si rivelano delle vere e proprie bestemmie. E nel nostro caso è una bella bestemmia in C++.

Veniamo al produttore. Sarò onesto, non trovo un solo nome da nessuna parte, so solo che la casa di produzione (se così si può chiamare) è la MDickie, specializzata in giochi indie in attività dal 2000 al 2008, copyright fino al 2012. Tra i titoli figurano più versioni di uno sparatutto, più versioni di un gioco di wrestling e vari gestionali. Infine c’è il nostro The You Testament, che sembra essere stato il suo ultimo lavoro, visto che lo stesso creatore l’ha chiamato “il mio ultimo respiro come game designer”, riciclando qualsiasi cosa da qualsiasi suo vecchio gioco, tra animazioni, grafica e intelligenza artificiale. Ad oggi lo chiamerei l’ultimo rantolo, perché non ha proprio nulla di dignitoso. Perché? Beh preparate… no, meglio che non dico certe cose, in tutta onestà basta questo gioco come bestemmia. Dirò solo di prepararvi, stiamo per buttarci in…

THE YOU TESTAMENT

Non esiste nemmeno un boxshot ufficiale, almeno non l'ho trovato sul sito ufficiale. Damnatio memoriae?

E come al solito analizziamo i punti uno alla volta.

1. Grafica

Essendo un gioco indipendente e a costo zero non dovrei essere troppo pignolo, soprattutto considerando che i motori grafici costano. Ma quando chiunque può utilizzare la tecnologia mesh per la grafica, anche per fare qualche animazione più o meno particolare, e vedo che il motore grafico è anche peggiore di quello di Second Life c’è da dire “Cavolo, ma ti sei impegnato proprio poco”. Come mai un gioco del 2010 ha una grafica così datata? Semplice, quello che il creatore ha fatto è stato sfruttare oltre l’inverosimile il motore grafico dei suoi vecchi giochi. E più si scende nei dettagli più capisco che certe cose non sono nemmeno considerate, come ad esempio il fatto che alla creazione del tuo personaggio il sesso è una questione di modello e nient’altro, specie quando alla scelta della faccia puoi aggiungere i baffi anche se hai scelto un personaggio femmina. Soprattutto… perchè si dovrebbe creare un personaggio donna con l’opzione topless? E prima che lo chiediate… no, fortunatamente non è nuda, la texture mostra un reggiseno e… aspettate… un reggiseno?!? E’ il 33 d.C. e si vedono donne in reggiseno? Ma togliere quest’opzione per il corpo di donna era troppo?

Per il resto possiamo solo sbizzarrirci, non ci sono bambini, solo umani alti per un’altezza che varia dal mezzo metro ai quattro. Ed è esilarante vedere un umano bassissimo che ti carica tenendo una spada o una spranga in mano. No, davvero non ci sono limiti, se non quelli dell’immaginazione, visto che il buon senso è stato buttato già dall’inizio. E quello che dovrebbe essere il modello su cui porre l’attenzione, ossia Gesù stesso, è qualcosa di incredibile. E’ tra lo scazzato e l’apatico e non cambia mai espressione (come il resto dei personaggi tra l’altro).

Il salvatore che cade dalle nuvole

“La forza è forte in te! Hai risposto bene, sei la pietra sulla quale costruirò una grande casa…” (No, non l’ho aggiunto io il testo, dice proprio questo. E dubito che nel vangelo)

Per la cronaca… Matteo 15:26 recita così: “Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini»”. Almeno le citazioni potrebbe provare a far finta di indovinarle. Questa citazione è Matteo 16:18. Non la parte sulla forza, ovviamente

2. Gameplay

Fondamentalmente è un freeroaming con una macrotrama, ma è la cosa peggio concepita che abbia mai visto. I controlli sono pochi e confusionari e soprattutto si confondono nelle varie modalità senza nemmeno un tutorial o un suggerimento su schermo. Le statistiche del personaggio sono tre: salute, stato mentale e mana. Preferisco chiamarlo “mana” piuttosto che fede. Perché? Vedrete poi. Se scende la salute si muore, punto. Anche per fame, e questo è l’unica cosa apprezzabile, un po’ di realismo. Quantomeno non sono due barre separate, come il cibo e la salute in Minecraft. Se scende lo stato mentale… beh, quando tu crei il personaggio hai tre scelte di carattere e l’effetto dell’azzeramento della sanità mentale dipende da questo: chi è neutrale resta fermo, chi è aggresivo picchia chiunque (ed è una condanna a morte del proprio personaggio), chi è docile si siede e piange. Questo in particolare è servito al programmatore per gestire gli altri personaggi sullo schermo, ma con dei risvolti che vanno oltre il ridicolo. Il mana… vi dico poi a che serve.

Sono rimasto perplesso su una cosa: perché in un gioco a sfondo educativo-religioso si dovrebbe attaccare qualcun altro? Beh, è sia per difendersi che per fare in modo che chiunque possa fare la sua scelta di gioco. Ma se il personaggio muore… è Game Over, senza checkpoint o salvataggi. Si ha a disposizione un solo salvataggio che verrà continuamente sovrascritto e in caso di morte viene eliminato del tutto. Ora direte “magari è per realismo”. Credetemi, ho visto personaggi andare in giro su una gamba sola per ore senza nemmeno cambiare l’animazione della corsa, molto realistico, no? Come grado di sfida è piuttosto elevato per un gioco normale, ma calcolando che per giocare bene qui dovresti evitare le risse forse è stato fatto apposta. Come a dire “Chi cerca la violenza non potrà mai vincere”. E’ vero, ma poi si vedrà che ci si sbaglia di grosso. Si può anche scegliere se il proprio personaggio è un civile o una guardia, oltre che il luogo di nascita. E questo serve a… nulla, proprio a nulla. Le statistiche restano le stesse e la nascita non ha alcun seguito nel gioco stesso. Insomma è un dettaglio più che trascurabile tanto per aggiungere spessore, come i baffi e il reggiseno sui personaggi femminili.

E dopo dire che i suoni sono solo approssimativi e la colonna sonora è la meno sensata mai vista, una volta creato il personaggio ecco che ci buttiamo nella…

3. Trama

Vorrei anche poter dire che comprende tutto il nuovo testamento, ma in realtà è una rivisitazione in modo tale da far fare una cosa a parte, proprio per farti “rivivere l’esperienza di Gesù”. Non dovrebbe essere un peccato una cosa del genere? Il primo e il secondo comandamento questo dicono, no?

Ad ogni modo il viaggio comincia nel fiume Giordano, dove il celebre Giovanni il Battista sta predicando. E mentre lui predica… letteralmente vedo volare di tutto dietro. Le cutscenes non interrompono il gioco, perché il resto del mondo continua a fare quello che faceva prima. E quello che gli altri personaggi facevano prima della cutscene… era una rissa in piena regola nel fiume. Nemmeno ho cominciato e mi chiedo già che diavolo sta succedendo. Ricordate quando vi ho parlato dello stato mentale? Beh… praticamente è questo quello che fa quando non è gestito da una statistica. Non c’è un solo punto della mappa dove non c’è una rissa in corso. E dire “rissa” è poco, visto che girano spranghe, coltelli, volano martelli, pesci, sacchi di monete… è una via di mezzo tra una rissa da bar e un manicomio, visto che nessuno ha la minima idea di quello che può o deve fare. Sono già scoraggiato dopo questa versione biblica di un film con Bud Spencer, ma a questo punto continuo.

Dopo aver incontrato un falso profeta, nel deserto si incontra il Gesù vero e proprio che ti invita a seguirlo nei suoi insegnamenti, insegnando oltre a vivere bene anche a usare a proprio vantaggio il Chakra. Ebbene sì, viene proprio nominato il Chakra. Non ho la minima idea di come sia venuta questa idea in mente al game designer, ma credetemi se dico che è la cosa più balorda che abbia mai sentito dopo Yu-gi-oh sulle motociclette. Non ha nemmeno senso il fatto che voglia dare continuità ad altri dogmi! Insomma, è buttato a caso, così. Ho cercato la parola Chakra in tutta la biglia e non se ne parla. Ma è stato solo l’inizio, le citazioni che verranno mi hanno fatto abbandonare il compito di cercare corrispondenze.

Comincia così il viaggio blasfemo, ossia che Gesù ti insegna a creare miracoli come nemmeno Chris Rock in “Dogma” ha fatto. Creare oggetti dal nulla, curarsi, usare il magnetismo per attirare le perone (piuttosto inutile, devo dire) e altre amenità. Ad esempio alle nozze di Cana impari a creare oggetti dal nulla dopo che Gesù chiede un oggetto da trasformare in una coppa di vino. Ci mancava solo che scrivessero “Sim salabim” come battuta. Gesùcas Casella, signore e signori!

Gli altri personaggi, comunque, non stanno lì solo per fare a botte, ci sono anche gli incontri casuali con delle persone, che o ti chiedono l’oggetto che hai in mano oppure vogliono regalarti qualcosa e tu puoi scegliere se accettare o meno. Ma se rifiuti cominceranno a picchiarti a morte. Non scherzo, un uomo voleva regalarmi un mattone, io ho rifiutato e la sua risposta è stata a grandi linee “Cos’hai contro me e il mio mattone? Mi odi, quindi dovrai morire!”, e comincia così una rissa per un mattone sedata da una guardia che prima taglia una gamba al mio aggressore e poi, siccome è notte, mi costringe a sedermi. Sì, di giorno devo stare in piedi e di notte devo stare seduto, altrimenti le guardie si arrabbiano e alla lunga attaccano. Lo so che nel 33 d.C. la violenza era tanta e ci si uccideva per un tozzo di pane, ma qui è ridicolo!

Andando avanti si arriva all’episodio del tempio di Gerusalemme, probabilmente la bestemmia più enorme. Gesù, dopo aver frustato chi sta lì dentro dice che non porta pace, ma un cambiamento (eh? Chi è? Obama?) e che non è “un serpente che morde, ma comunque sibila”, insegnando un potere dicendo “non dovrai preoccuparti di quelli che ti picchiano, ma di fare del male agli altri”. Siamo tutti d’accordo che lui non può essere Gesù? Tanto per cominciare quello che conosciamo non ha mai insegnato i miracoli a nessuno, figuriamoci poi i miracoli della levitazione, dell’alzare e abbassare il livello del suolo o della visione in wireframe. Ebbene sì, questo Gesù è Neo, probabilmente. Più si va avanti e più sono strambi i poteri del Chakra. Diventa quasi palese che questi poteri a un certo punto siano un vero e proprio debug mode. Si può modificare aspetto al personaggio, può diventare invisibile, può diventare più alto o più basso… oppure può usare l’unico potere utile, la corsa a velocità triplicata. Poi l’episodio del tempio non è andat così con Gesù che istigava alla violenza.

Wow... non ci prova NEMMENO ad avere senso quest'immagine

“Da ora in poi, tu separerai l’illusione e vedrai la vita per quello che è davvero…”

Ad ogni scena corrisponde uno sblocco di un potere nuovo e credetemi se vi dico che ve ne dovete sorbire tante prima di arrivare ai punti della storia. E più si va avanti e meno questo Gesù sembra tale, tanto che penso che in realtà sia un tossico che ha preso dei poteri, abbia picchiato Gesù e si sia preso i suoi vestiti. Da ora in poi lo chiamerò Mimmo il Tossico.

Mentre le peripezie del mio personaggio e di Mimmo il Tossico vanno avanti mi fermo a riflettere sul lavoro del creatore. Non si capisce cosa in realtà abbia voluto fare, né quale sia stato lo scopo di questo gioco, se educazione (e qui ha fatto un lavoro pessimo) o intrattenimento (e qui ha fatto anche peggio). Nella scena della preghiera in cui Mimmo il Tossico improvvisa un “padre nostro” il testo è quanto più generico possibile, senza riferimenti religiosi, come se fosse una sorta di preghiera adatta a qualsasi credo. Sarebbe anche stato un pensiero gentile… se a pronunciarla nel gioco non fosse stato Dio in persona.

Come se il resto delle trovate insensate non fosse stato abbastanza, tipo quando si parla di atomi e di molecole. Mimmo il tossico spiega che lui cammina sulle acque perché cambia la struttura molecolare in modo da essere meno denso e quindi da galleggiare (e torno a ripetere, dovrebbe essere Dio, non avrebbe bisogno di spiegazioni, lui)… più si va avanti e più si lascia credere che lui non sia cristiano ma scintotaobuddistelficoquantum-metodista. Non lo so, qualsiasi riferimento religioso non ha senso. Ad ogni modo dopo l’ultimo potere sbloccato si arriva ai punti salienti, come il dialogo del Getsemane e l’ultima cena. Fa piacere vedere gli apostoli armati mentre stanno a tavola e che a fine scena si azzuffano come se non ci fosse un domani con Mimmo il Tossico ad aprire e chiudere le danze.

C’è poco altro da dire. Mimmo il Tossico viene arrestato, picchiato, muore e risorge. Almeno così sembra, se non fosse che ce lo vediamo proprio apparire davanti agli apostoli (e per la cronaca… Giuda non è nemmeno nominato in tutto il gioco). E il nostro gioco finisce che mentre gli apostoli se le danno per capire chi deve essere il nuovo Maestro il nostro personaggio va al fiume Giordano (dove non è ancora finita la rissa di inizio gioco) per trovare un nuovo discepolo per ripetere l’intera storia, visto che Mimmo il Tossico ci ha incaricato di scrivere quello che sarà “The You Testament”. Frase che ha poco senso, ma rispetto a quanto è successo è la cosa più logica capitata da quando il personaggio è stato creato.

QUESTO GIOCO FA SCHIFO!

La grafica è inguardabile oltre ogni dire, tutto quanto oscilla tra il semplice e il confusionario, la storia non si avvicina nemmeno a quanto scritto nel Nuovo Testamento e tutti i riferimenti religiosi sono tra l’inventato, il campato in aria e il frutto di anni e anni e anni e anni di teologia fatti contromano mentre si era sotto l’effetto di crack, lsd, redbull e goleador gusto gomma da masticare. Per di più le citazioni che dovrebbero avere senso sono totalmente assurde. Posso capire una citazione di Confucio o di Buddha, magari anche Kanye West e Tupac, tanto per avvicinare ai giovani. Ma che cavolo c’entra Obi-Wan Kenobi? Ebbene sì, è stato tirato anche lui in mezzo alle citazioni tra una schermata e l’altra. Persino una anonima che dice “Perchè MDick si è messo a fare un gioco sulla religione? Spero che torni a fare presto giochi di wrestling”. Dopo questo gioco continuo davvero a pensare che esiste un’entità divina che interviene dall’alto, perché non esiste che un essere umano sia capace da solo a fare questo. A che pro, poi, non so. E ho dovuto condensare al massimo, senza contare che ho usato i cheat, perché nonostante io non abbia mai attaccato nessuno e abbia sempre evitato le risse finivo sempre con il perdere sanità mentale e salute, impiegando le ore per recuperare entrambe. Nei titoli di coda il creatore ci fa notare che ha impiegato ogni punto dei suoi giochi per sviluppare questo, tra intelligenza artificiale, mappe, animazioni e grafica. Non dovrebbero essere migliori di questo, probabilmente, visto che dovrebbe aver preso il meglio da ognuno.

Ah, e c’è anche altro nel gioco, ma siccome già la macrotrama faceva schifo non ho indagato. Ora scusatemi, ma ho intenzione di rigiocarlo… falciando tutti gli altri personaggi e prendendoli a botte con la croce.

Grazie per avermi seguito e buonasera, spero di non aver offeso la fede di qualcuno con questa recensione. Anche se di fede c’è davvero poco qui.


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